Autobus elettrici, il punto sulla transizione alla mobilità pulita. Il 2018 sarà decisivo

Autobus elettrici, vietato parlare di “moda”. La Cina detta la strada, e l’Europa si avvia verso una diffusione sempre più capillare di autobus urbani a zero emissioni, secondo il ritmo di una transizione che durerà una decina d’anni. Questo, almeno, è quanto dicono le proiezioni degli esperti e suggeriscono i primi timidi trend di mercato. Nel 2030, afferma l’Uitp, gli autobus elettrici rappresenteranno la metà del mercato degli autobus urbani in Europa. Anche sullo scacchiere italiano sono iniziate le prime manovre: Atm e Atb, a Milano e Bergamo, sono i primi operatori ad aver messo in atto piani concreti per la transizione. E i listini dei costruttori, big (in ritardo) compresi, si stanno adeguando a quella che ormai pare una tendenza inarrestabile.

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Autobus elettrici, dalla Cina all’Europa

Del resto Uitp ha iniziato a mettere le cose in chiaro già a inizio 2017, con la prima edizione del rapporto ZeEUSeBus Report. Ecco cosa vi si leggeva: «il 98 per cento dei 173mila bus elettrici al mondo circolavano sulle strade delle città cinesi, grazie agli incentivi governativi». Già nel 2015 i cinesi stimavano che la Cina avrebbe speso nei successivi 15 anni fino a un bilione (mille miliardi) di dollari in autobus elettrici. Una mossa che dovrebbe aiutare a ridurre l’impatto dell’inquinamento di circa 22.5 bilioni, almeno l’1% del pil. Sempre nel rapporto Uitp si leggeva che il trend della domanda di autobus elettrici è destinato a decollare: «19 operatori di trasporto pubblico, che coprono 25 città europee, hanno pubblicato un piano volto a incrementare la presenza di autobus elettrici entro il 2020. La previsione è che a quella data in queste città circoleranno oltre 2.500 bus elettrici (il 6 per cento della loro flotta complessiva). Il 2025 è l’orizzonte dei programmi di altre 18 città del vecchio continente: la previsione è che tra otto anni questi centri avranno a disposizione oltre 6.100 bus elettrici, quasi la metà della loro flotta complessiva (più precisamente il 43 per cento)». E il lato della produzione? In Europa la produzione di serie di autobus elettrici raggiungera piena maturità entro il 2018 – 2020.

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Il mercato degli autobus elettrici pronto al decollo

L’edizione aggiornata del rapporto Uitp sugli autobus elettrici afferma che gli ordini di autobus elettrici sono stati 859 nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2017. Erano stati 544 nell’intero 2016, un dato doppio rispetto ai 277 del 2015. Numeri piccoli, ma non così tanto. Allargando per un attimo lo sguardo a una prospettiva globale, la stima è quella di un incremento del mercato degli autobus elettrici al ritmo del 33,5 per cento all’anno nel periodo 2017 – 2025. Tornando nel vecchio continente, tra due anni, un urbano su cinque tra quelli acquistati nel vecchio continente sarà elettrico a batteria (il 18 per cento). L’orizzonte è quello del 2030: a quella data, sempre secondo i numeri dell’Uitp, il 52 per cento del mercato urbano sarà appannaggio degli autobus elettrici. Una stima che riecheggia nelle parole di Umberto Guida, direttore del reparto Ricerca e innovazione di Uitp, intervistato da AUTOBUS.

L’Italia e gli autobus elettrici

L’Italia inizia a muovere i suoi primi veri passi verso la transizione agli autobus elettrici tra 2016 e 2017. Apripista della svolta elettrica italiana è stato il Piemonte, con una gara da 19 autobus elettrici acquistati dalla Regione grazie a un finanziamento statale. Il tender è stato vinto dai cinesi di Byd. I mezzi a fine 2017 sono entrati a far parte delle flotte di Gtt a Torino (il Comune ne ha acquistati altri quattro) e di Sun a Novara. Il drappello di 12 metri Byd presentati a Torino nel settembre 2017 rappresenta la prima flotta italiana di autobus elettrici urbani, battendo sul tempo il progetto di Bergamo. Verso fine anno anche Novara ha visto il debutto del suo terzetto di autobus elettrici. Il 2017, per la cronaca, ha visto Byd assicurarsi commesse in Israele e a Nottingham in Inghilterra. La liason tra Piemonte e Byd non si è ancora conclusa: a gennaio 2018 è stata annunciata la vittoria cinese in un bando da 13 corti. I Midibus Byd, lunghi 8,7 metri, sono stati presentati al Busworld 2017. Verranno distribuiti tra Gtt, Amag, Buscompany e Chiesa.

A Bergamo la prima linea elettrica d’Italia

Se è vero che la prima commessa elettrica dello Stivale, è quella del Piemonte, il progetto della linea C di Atb Bergamo è il primo che vede una progettazione organica di linea di autobus elettrici concepita come un sistema. Infatti, oltre ad aver bandito una gara da dodici mezzi a zero emissioni e relative infrastrutture di ricarica plugin, per un investimento complessivo di 6,5 milioni di euro, quasi tutti versati da Atb, in quanto il contributo regionale è previsto nell’ordine di 1,3 milioni. Il bando ha premiato il Solaris Urbino, il primo autobus elettrico ad aggiudicarsi il titolo di Bus of the Year nel 2017. Di fatto, il costruttore polacco è stato l’unico a prender parte al tender. Atb ha voluto innovare anche in termini di infrastrutture di nuova generazione: il percorso preferenziale dall’andamento circolare tangenziale al centro è accompagnato da ben 16 pensiline di nuova generazione, realizzate ex novo, dotate di connessione wi-fi e mappe interattive con le informazioni su orari, rete e principali punti di interesse. I primi Solaris Urbino Electric per la linea C di Bergamo sono stati presentati negli ultimi giorni del 2017. La linea è stata presentata ufficialmente a inizio febbraio 2018. L’annata appena conclusasi ha visto inoltre il costruttore polacco aggiudicarsi l’Ebus Awards 2017 in virtù del suo duraturo impegno nello sviluppo di soluzioni di trasporto pubblico a zero emissioni e dell’ampio ventaglio di soluzioni proposte.

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Atm Milano: verso una flotta di soli autobus elettrici

Il progetto più ambizioso, infine, è quello annunciato da Atm Milano, che nel 2017 ha bandito una gara per venti autobus elettrici. Al tender hanno partecipato Solaris ed Irizar (la prima volta del gruppo spagnolo in una gara italiana sull’elettrico). La vittoria, decretata a inizio estate, ha arriso a Solaris. La discesa in strada dei primi mezzi è stata calendarizzata per febbraio 2018. Ma Atm ha voluto fare di più: entro il 2030 tutta la flotta sarà composta da autobus elettrici. Il 13 dicembre 2017, il cda di Atm ha adottato le linee guida per il piano a lungo termine degli investimenti dell’azienda, per un totale di oltre 2 miliardi di euro. Oltre il 70 per cento delle risorse, è stato annunciato, saranno dedicate a investimenti sostenibili. Milano vedrà, nell’arco dei prossimi dieci anni, 1 miliardo di investimenti sull’elettrico, anche grazie a finanziamenti approvati dal governo e dal ministero delle infrastrutture e trasporti. Atm ne sosterrà la metà con risorse proprie. Sono Solaris anche i primi autobus a zero emissioni da 18 metri pronti a scendere in strada in Italia in quel di Bolzano. Il loro debutto è atteso per maggio 2018.

Volvo: solo autobus elettrici nel listino urbano

Spostando il focus dalle aziende di trasporto ai costruttori, abbiamo diffusamente parlato di Solaris (oltre che di Byd). Il costruttore polacco è certamente in prima linea nella produzione di autobus elettrici. Ma tra i principali player vi è senza dubbio Volvo, unico costruttore ad aver smesso di produrre autobus urbani tradizionali per concentrare tutte le sue attenzioni sugli autobus elettrici o ibridi. Uno dei principali ordini incassati dalla casa di Goteborg è quello per 25 Volvo 7900 destinati alla città norvegese di Trondheim. Un esempio da manuale dell’impegno di Volvo in ambito elettrico è il progetto Electricity messo in campo proprio a Goteborg, premiato nel 2017 al vertice Uitp. Ma l’azienda svedese sta già gettando lo sguardo oltre l’ostacolo: a Singapore è stato lanciato un progetto pilota che punta all’autobus non solo elettrico, ma anche… autonomo.

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Vdl, il Citea elettrico piace a molti

Tra le prime città ad aver strutturato un progetto organico in tema di autobus elettrici vi è Eindhoven. La città olandese si è affidata a Vdl, altro costruttore focalizzatosi sugli autobus elettrici con un listino completo che va dai nove ai 18 metri. Il Citea Electric ha preso parte anche all’Ebust test svoltosi nell’autunno 2016 sotto la regia del mensile tedesco Omnibusspiegel, piazzandosi secondo, appena dietro il vincitore Solaris Urbino. Gli sforzi del costruttore olandese hanno trovato concretezza, come accennato, nella flotta da 43 Citea Slfa Electric in circolazione su otto linee suburbane per l’operatore Hermes in quel di Eindhoven (il veicolo si è anche aggiudicato il Red Dot Award 2017, nella categoria “Product design”). Ma la città della Philips non è certo l’unica a godere dei servigi degli autobus elettrici Vdl. Altri mezzi a zero emissioni sono in servizio (o lo saranno a breve) a Groningen, L’Aia e numerose altre città. Il Vdl Citea Slfa-181 Electric è stato premiato con il Sustainable bus of the year 2018.

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I big e l’autobus elettrico: ecco Mercedes

E i big? Si organizzano. Mentre i primi vagiti dell’autobus elettrico, oltre ad aver fornito una testa di ponte per la penetrazione di gruppi cinesi, hanno fatto la fortuna di piccoli costruttori (eccezion fatta per Volvo) che hanno subito visto nell’elettrico un’opportunità per ampliare il proprio share, i marchi principali si tufferanno nell’agone dell’autobus elettrico entro il 2020. La versione a batteria del Citaro ha chiuso il 2017 affrontando i test in Spagna. Il 2018 sarà occupato dalle sperimentazione affidate ad alcuni clienti selezionati (il primo è già stato annunciato). La produzione di serie inizierà nel 2019. Il Mercedes Citaro elettrico, equipaggiato con motori ai mozzi firmati Zf, un’azienda in prima fila nella fornitura di componentistica per la transizione all’autobus elettrico, è stato presentato alla stampa nel marzo 2018. Nella medesima occasione Daimler Buses ha annunciato un investimento di 200 milioni di euro da qui al 2020 negli ambiti della connettività, della guida autonoma e della trazione elettrica

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Man e Scania, stesso motore elettrico

Scania finora ha puntato forte su gas ed ibridi, ma l’autobus elettrico del Grifone non tarderà a sbarcare sul mercato. Il full electric dovrebbe essere pronto per fine 2018. Del resto, lo Scania Citywide Lf a batteria era in fase di test già nella primavera 2017. Il destino del costruttore svedese si accompagnerà a quello del Leone: il futuro della mobilità elettrica di Man e Scania è infatti il motore elettrico sviluppato congiuntamente per soddisfare le esigenze di camion da distribuzione e autobus urbani della famiglia Volkswagen. A partire dal 2019 se ne servirà Navistar, partner di Wolfsburg negli States, che utilizzerà la novità su veicoli da distribuzione. Il 2018 sarà anche l’anno di nascita dell’autobus a zero emissioni firmato Man, che andrà in catena di montaggio a partire dall’anno successivo. La proiezione elettrica di Iveco, invece, è affidata al brand Heuliez Bus, del gruppo Cnh Industrial, firma della gamma di autobus elettrici Gx Elec. Nell’ottobre 2017 è stato annunciato un patto col produttore di batterie Forsee Power.

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Irizar e Alstom, quando l’autobus elettrico si ispira al tram

E Irizar? Come già accennato, il costruttore basco ha presentato offerta alla gara di autobus elettrici bandita a Milano da Atm. L’ultima novità è l’articolato Tram (bus elettrico ispirato al design, appunto, del tram) presentato al Busworld 2017 e premiato come Spanish Coach of the Year 2018. Antesignano dell’impegno “elettrico” di Irizar è l’i2e, urbano da 12 metri in grado di percorrere fino a 200 chilometri con un’unica carica. Il motore elettrico è in grado di erogare una potenza di 180 kW e di raggiungere una coppia di 1500 Nm. L’ispirazione tranviaria dell’ultima novità di Irizar in tema di emobility non è un caso isolato. Alstom, gigante in ambito ferroviario, ha infatti presentato nel 2017 Aptis, il suo prototipo di autobus elettrico innovativo sviluppato con Ntl. Il veicolo, sottoposto a test in varie città tra cui Strasburgo e vari centri olandesi e sfoggiato sulla passerella del Busworld 2017, è caratterizzato dalla totale assenza di sbalzo anteriore e posteriore, a cui supplice in termini di maneggevolezza la possibilità di sterzare le ruote dell’asse posteriore. Considerando che le batterie e i sistemi di alimentazione sono collocati sul tetto, Aptis offre ai passeggeri un pianale ribassato da 20 metri quadri. Tra i costruttori italiani, l’autobus elettrico è appannaggio di Rampini, che ha concesso un Alè E80 all’azienda di trasporto pubblico di Genova Amt. Il risultato della sperimentazione detterà le linee guida dell’eventuale adozione di autobus elettrici nella flotta di Amt.

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Bottazzi e gli autobus elettrici

«Gli attuali autobus elettrici, salvo alcune eccezioni, nulla hanno a che fare con quelli che saranno in produzione nel 2025. Che gli autobus elettrici siano destinati a conquistare il mercato del trasporto pubblico urbano non ci sono dubbi. Ma non nella forma a cui siamo abituati. Lo scenario attuale dello sviluppo degli autobus elettrici sta ponendo gli operatori del tpl verso una serie di scenari non ancora ben definiti e non completamente compresi». Parola di Andrea Bottazzi, affidate a un approfondito intervento che non ha mancato di fare discutere. Bottazzi prosegue: « il trasporto pubblico nelle aree urbane densamente popolate sarà basato sulla trazione elettrica con orizzonte 2025 e 2030. Però, come confermato da tutte le Agenzie Pubbliche che si occupano di contratti di servizio di tpl con gli operatori tpl (Olanda, UK, Danimarca, Francia, Belgio, …), gli attuali autobus elettrici, salvo alcune eccezioni, nulla hanno a che fare con quelli che saranno in produzione nel 2025. Principalmente per due motivi. Innanzitutto, le batterie non saranno più quelle attuali ma saranno molto più performanti. Costi e potenzialità delle batterie hanno rispettivamente una riduzione ed uno sviluppo quasi quotidiano. In secondo luogo, il layout degli autobus elettrici non sarà più derivato da quello degli autobus diesel. Al contrario, saranno realizzati autobus con layout specifici che sfrutteranno le caratteristiche della trazione elettrica, offrendo per esempio molto più spazio interno grazie al minore ingombro dei motori asincroni (che richiedono anche minore manutenzione) sulle ruote motrici»

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