Come si è arrivati alla richiesta di fallimento da parte della Procura di Genova nei confronti di AMT? Come si è arrivati a un buco di 200 milioni di euro? L’operatore del capoluogo ligure naviga in cattive, cattivissime acque. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato nell’estate del 2025, quando dopo due mandati di Marco Bucci (sostituito negli ultimi mesi dal vice-sindaco Pietro Piciocchi) a trazione centro-destra, Palazzo Doria-Tursi è tornato in mano al centro-sinistra, guidato dalla sindaca Silvia Salis. A un mese dall’insediamento della nuova giunta, tutto il Consiglio di Amministrazione dell’operatore si è dimesso, dando il “la” alla valanga.

Ma perché si è dimesso? Facciamo un passo indietro e partiamo da quello che, forse, è stato il primo tassello di questo domino che ha portato la magistratura a chiedere il fallimento dell’azienda.

AMT Genova, le dimissioni del presidente Marco Beltrami

Dicembre 2022, partiamo da qui. Una manciata di giorni prima delle festività di fine anno, Marco Beltrami, in carica dall’ottobre 2017, presenta le dimissioni. Motivo? Mai veramente sviscerato, anche se traspare abbastanza chiaramente da una dichiarazione pubblica rilasciata dallo stesso Beltrami nel luglio 2025: la scelta dell’allora amministrazione comunale di sperimentare la gratuità della metropolitana (in alcune fasce orarie) e degli impianti speciali, nonché di prevederla per tutto il 2023. Come scrivevamo all’epoca, “Beltrami avrebbe richiesto garanzie sulla copertura dei mancati ricavi dovuti a tale sperimentazione. Che siano o meno arrivate, il numero uno di Amt Genova ha deciso di fare un passo indietro“. Un passo in avanti lo fece invece Ilaria Gavuglio, che il 23 dicembre venne nominata presidente. Un anno più tardi Gavuglio assumerà anche il ruolo di Direttrice Generale.

La gratuità del trasporto in città

Sul finire del 2023 AMT Genova approva una delle sue misure più simboliche e discusse: la gratuità del trasporto pubblico per under 14 e over 70. L’iniziativa – entrata in vigore il 15 gennaio 2024 – nasce con una forte impronta sociale e ambientale, sostenuta dal Comune, con l’obiettivo di aumentare l’uso del mezzo pubblico e ridurre il traffico privato. Fin dall’inizio, però, emergono interrogativi sulla sostenibilità economica della misura: la platea coinvolta è molto ampia e incide direttamente sui ricavi da bigliettazione, già strutturalmente deboli a causa dell’evasione tariffaria.
AMT chiarisce che la gratuità sarà compensata da contributi pubblici, ma il tema resta aperto. È il primo tassello di una strategia che, col tempo, mostrerà tutte le sue fragilità.

Nel 2024 la gratuità del tpl diventa strutturale

Nel corso del 2024 la sperimentazione viene confermata e prorogata, trasformandosi di fatto in una misura strutturale che prosegue anche per il 2025. AMT ribadisce che under 14 e over 70 continueranno a viaggiare gratuitamente su bus e metropolitana. La decisione rafforza il consenso politico attorno all’azienda, ma aumenta anche la distanza tra missione sociale e tenuta dei conti. In questa fase iniziano a emergere con maggiore chiarezza i primi segnali di tensione finanziaria: la gratuità, da strumento di inclusione, si trasforma progressivamente in un fattore di rigidità economica.

Genova, cambia la giunta e si scopre il “buco”

In piena estate, a fine luglio 2025, scoppia il bubbone: a seguito dell’elezione a sindaca di Silvia Salis, la nuova giunta di centro-sinistra denuncia un buco di bilancio nella municipalizzata. Un buco di decine e decine di milioni di euro (che la Procura oggi stima in 200 milioni) in gran parte provocato – da quanto riportato in primis da diversi media locali, a partire da IlSecoloXIX, dalla decisione di Comune e AMT di introdurre la gratuità dei mezzi. Risultato immediato? Le dimissioni in blocco che fanno decadere l’intero CdA di AMT. È l’inizio del caos. Le dimissioni del CdA rappresentano, infatti, un segnale politico alquanto forte e significativo: la governance precedente viene di fatto commissariata, riconoscendo implicitamente il fallimento del modello di gestione adottato fino a quel momento. Da qui in poi, la crisi non è più solo economica, ma apertamente istituzionale. Con ricche polemiche tra gli schieramenti politici.

I rumors su possibili ingressi nel capitale sociale

Vista la difficoltà oggettiva dell’azienda iniziano a rincorrersi le voci su possibili iniezioni di denaro (da parte della Regione, vista l’apertura del presidente Bucci? Da parte di privati?) e il 22 settembre Palazzo Tursi con una nota ufficiale la sindaca Salis smentisce il possibile ingresso di Trenitalia in AMT: «La giunta, insieme all’azienda e alle altre istituzioni locali, sta lavorando a un piano di risanamento che confermi la proprietà pubblica e traguardi la sostenibilità economico-finanziaria, senza fare ricorso a suggestioni fantasiose, ma con l’impegno costante per superare un momento delicato per l’azienda di trasporto pubblico, per i suoi utenti e per i suoi lavoratori».

I creditori bussano alla porta

Da settembre arriviamo a ottobre, quando i primi creditori di AMT Genova chiedono il pagamento degli arretrati. Nello specifico, le sezioni Liguria e Piemonte di Anav, che rappresentano oltre 40 imprese private del trasporto persone con autobus, chiedono alla Città metropolitana di Genova e alla sua prima cittadina il pagamento urgente dei rilevanti crediti vantati nei confronti di AMT Spa da diverse aziende rappresentate, sub-affidatarie di importanti linee di trasporto pubblico e servizi di trasporto scolastico. Come riportato nell’articolo di ottobre, sarebbe dal mese di marzo 2025 che AMT non pagherebe gli importi dovuti per la gestione dei servizi din sub-affidamento, con un credito maturato superiore ai 2 milioni di Iva (al netto dell’Iva e agli interessi di mora).

Nuove tariffe e l’allarme: “Servono 60 milioni di euro”

Il passo successivo della lunga crisi di AMT Genova arriva a fine ottobre, quando l’azienda presenta il nuovo piano tariffario, con entrata in vigore il 17 novembre 2025. In soldoni, aumentato il prezzo degli abbonamenti e addio alla metro gratis, con un asterisco: cambia la politica di gratuità, ora vincolata al reddito. Un tentativo “disperato” di invertire la rotta, dopo l’emorragia di denaro.

Negli stessi giorni lo stesso presidente di AMT, Federico Berruti, in un’intervista al Secolo, lancia un grido d’allarme, annunciando che servirebbero 60 milioni di euro in più all’anno, a partire dal 2026, per garantire ‘equilibrio economico-finanziaro di AMT Genova. E ancora: «La nuova politica tariffaria, purtroppo per gli utenti, dovrà comportare circa 10 milioni di euro in più di ricavi».
In quello stessa chiacchierata si legge anche di un deficit di cassa quantificato in 42 milioni di euro, a fronte di un debito accumulato di 158 milioni, di cui 101 verso fornitori e 57 con le banche. In itinere un maxi piano di risanamento al quale, racconta Berrutti, sta lavorando la società di consulenza Pwc con gli uffici della Città metropolitana.

Il caso Gavuglio e il fascicolo d’inchiesta

Nel pieno della tempesta, arriva un altro passaggio chiave: la sospensione di Ilaria Gavuglio, direttrice generale di AMT. Il provvedimento viene motivato con presunte irregolarità nella gestione e nella rappresentazione dei dati economici. È uno strappo durissimo, che certifica una frattura profonda all’interno dell’azienda. La sospensione non è solo un atto disciplinare, ma un altro segnale politico e istituzionale: la crisi viene ricondotta anche a responsabilità individuali. Da questo momento in poi, la vicenda assume una dimensione nuova, giudiziaria.

E infatti appena cinque giorni dopo, in data 17 novembre, la Procura di Genova apre un fascicolo di inchiesta sulla gestione dell’operatore. E sempre da quanto puntualmente riportato dal IlSecoloXIX, la Procura avrebbe acquisito i i consuntivi fino al 2024 che mostrano la crescita del debito; un debito che si attesterebbe sui 160 milioni di euro.

Passa una settimana e dalla sospensione si passa al licenziamento: Ilaria Gavuglio, ex presidente ed ex direttrice generale di AMT Genova, è stata sollevata dall’incarico e licenziata per aver “irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario con la società al punto da non consentire la prosecuzione neppure temporanea del rapporto di lavoro“.

Passi avanti verso il risanamento?

Parallelamente, da Palazzo Tursi trasuda un cauto ottimismo sull’iter per portare AMT fuori dal guado. Dall’assemblea dei soci esce una nota che recita: ««I soci hanno registrato i concreti passi avanti nel percorso di risanamento, apprezzando il lavoro del consiglio di amministrazione, e hanno preso atto del fabbisogno emerso dal Piano industriale di risanamento approvato dal CdA». Il Comune di Genova ha confermato il proprio sostegno all’azienda, formalizzato con una decisione di giunta approvata che ha consentito l’accantonamento di 15 milioni di euro per il 2026 e avviato le verifiche volte al conferimento ad AMT dell’immobile adibito a deposito della metropolitana. Inoltre, i partecipanti dell’assemblea hanno preso atto «della positiva interlocuzione tra Comune di Genova, Città Metropolitana e Regione Liguria volta a reperire risorse aggiuntive necessarie a favorire un riallineamento finanziario dei contratti di servizio».

Buone notizie anche sul finire dell’anno: appena dopo Natale il Tribunale genovese accoglie le misure anti-fallimento presentate da AMT e Comune. Il Tribunale civile di Genova ha confermato le misure protettive chieste dal consiglio di amministrazione di AMT Genova a sostegno del piano di risanamento dell’azienda. Di fatto, sono state accolte tutte le richieste dell’azienda di trasporto – partecipata dal Comune – per mettere l’azienda al riparto dalle possibili azioni dei creditori e permettendo, di fatto, l’avvio del piano di risanamento dell’azienda stessa.

La doccia gelata: “AMT sia dichiarata fallita”

Il 19 gennaio nuovo, ennesimo capitolo della sega. E questa volta le notizie sono di altro tenore: “Debiti per 200 milioni di euro, si decreti il fallimento“. Questa la richiesta della Procura di Genova, a valle del fascicolo di inchiesta aperto nell’autunno del 2025 sui conti della partecipata del Comune che gestisce il trasporto pubblico locale in bus e metro e gli impianti di risalita del capoluogo della Liguria. A darne notizia per primi sempre IlSecoloXIX.

Come scritto dal Secolo, un provvedimento-scudo temporaneo, della durata di quattro mesi e prorogabile per ulteriori quattro, nel corso del quale AMT non può essere dichiarata fallita nonostante l’istanza dei creditori (per esempio: Menarini, Solaris, Hitachi, Trenitalia, Talea).
Da quanto riportato, secondo i magistrati AMT ha 101 milioni di euro di debiti verso fornitori e Comuni azionisti, 56 milioni di euro nei confronti degli istituti di credito, 28 milioni di euro verso i dipendenti sotto forma di accantonamento TFR, più i 9 milioni di debiti fiscali e previdenziali e ulteriori 4 verso le assicurazioni.

Prossimo capitolo? Il 12 febbraio è fissata un’udienza davanti al giudice fallimentare.


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