Raggiungere il Santuario della Beata Vergine di San Luca a Bologna in pullman è un’impresa che mette a dura prova anche gli autisti, o meglio i professionisti del volante, più esperti.
Lo racconta un’inchiesta video realizzata con il contributo di chi, ogni giorno, guida questi mezzi su itinerari turistici sempre più complessi.

La salita verso il celebre santuario bolognese, accessibile da un solo lato del promontorio, presenta infatti numerose criticità: curve strette, carreggiate limitate, mancanza di spazi di manovra e assenza di adeguate aree di sosta per i bus turistici. Una situazione nota da tempo, ma rimasta immutata nonostante le segnalazioni e le esigenze crescenti del turismo di gruppo. Quando si rientra in rimessa, è consuetudine dire: “Strada brutta, ma è andata anche oggi…”, ma il problema rimane. Gli autisti, come giusto che sia, hanno altro di cui occuparsi!

Molti autisti, per senso di responsabilità o per la pressione delle agenzie, non riescono a dire di no e accettano di affrontare un percorso poco adatto ai mezzi pesanti, che basterebbe fossero più corti di 12 metri. Il risultato? Tempi lunghi, rischio di incidenti e stress operativo che si riflette sulla qualità del servizio.

A farne le spese non sono solo i conducenti, ma anche i commercianti della zona, che vedono sfumare un potenziale flusso turistico, omettendo località come l’incantevole Bologna. L’assenza di un piano di accoglienza strutturato per i bus rappresenta una perdita concreta per l’indotto locale. Ricordiamo anche il rischio di sanzioni, che è, ahimè, sempre in agguato e…sicuro!

Serve un aggiornamento infrastrutturale, un piano di accesso chiaro e sostenibile, e il coraggio di ammettere che, così com’è, la salita a San Luca non è pensata per il turismo su gomma. Continuare a ignorarlo, come accade in moltissime località italiane, significa penalizzare un’intera economia e una categoria professionale che è al centro degli introiti del turismo.

di Gianluca Celentano

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