Scorrendo tra i social frequentati dai conducenti, tra racconti, sfoghi e piccole curiosità di un mestiere che ogni giorno vive sulla strada, mi sono soffermato sui contenuti di un collega del Tpl di Bolzano, Luca Sollazzo, 44 anni. Il suo modo di raccontare il lavoro, attento e sensibile ai particolari, mi ha colpito. Il suo sguardo su questo mondo non è scontato e, per certi aspetti, rappresenta una novità. Perché, come accade a chi vive il volante ogni giorno, al centro non c’è solo il bus, ma anche le storie che scorrono tra colleghi in un mestiere profondamente solitario. 

Prima di entrare nel merito di ciò che racconta e di come lo fa, è utile partire dalla sua esperienza, tra studio e lavoro, per comprendere meglio le idee e i progetti che emergeranno. Una cosa, però, appare subito chiara: è la passione per la guida a fare la differenza. Una scelta che, anche per Luca Sollazzo, viene prima di tutto.

Le origini

Originario della Calabria, si è trasferito a Bolzano nel 2023, dove vive con la sua famiglia e la figlia di sei anni. In realtà aveva lasciato la sua terra già nel 2000, a 18 anni, per intraprendere gli studi universitari in economia a Roma, conclusi con la laurea. Il suo percorso professionale è vario e spazia dal ruolo di store manager allo sviluppo di progetti e prodotti, fino al settore delle energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Un’esperienza articolata, ma segnata anche da dinamiche interne complesse e da quelle tensioni quotidiane tipiche degli ambienti d’ufficio. Proprio questi aspetti, diventati nel tempo difficili da sostenere, lo hanno spinto a guardarsi intorno e a cambiare strada. Fino ad aprire un cassetto rimasto a lungo chiuso. 

Il richiamo del muletto

A un certo punto si è chiesto cosa volesse davvero fare, e la risposta, in fondo, era sempre stata lì. La passione per i mezzi, soprattutto quelli grandi, lo spinge a una scelta abbastanza bizzarra se commisurata al suo precedente percorso lavorativo: quella di provare a fare l’autista di autobus. Già ai tempi in cui lavorava come store manager nel settore arredamento, aveva scelto di conseguire il patentino per il muletto, arrivando a scaricare personalmente i tir, più per passione che per necessità, visto che il personale addetto non mancava. In fondo, voleva guidare. E poi c’erano gli autobus, osservati da sempre con ammirazione; dai 12 metri agli snodati, fino ai gran turismo a due piani. 

 L’opportunità dell’Academy

Pensavo: ci vorrà coraggio, e anche una certa abilità. Volevo mettermi in gioco”. Da lì è iniziato tutto dopo una ricerca online e l’incontro con un’Academy di Sasa, azienda del trasporto pubblico di Bolzano. Non esita, si forma, ottiene tutte le abilitazioni – patente DE e CQC – e da maggio 2024 è in servizio. La reazione di chi gli sta vicino, in particolare della madre, è immediata tra sorpresa e preoccupazione. “Dopo tanti sacrifici, un laureato in economia fa l’autista?” Eppure, come spesso accade, è proprio lei a mettere davanti a tutto la sua felicità del figlio.

 Il primo giorno da solo al volante

È stato difficile da spiegare. Ho acceso l’autobus, ancora vuoto, sono uscito dal deposito e ho pensato solo una cosa: finalmente, io e te” Sembrerà strano, ma parlava proprio con quel mezzo. Il momento più intenso è stato alla prima apertura porte: i passeggeri che salgono, la sensazione di utilità, la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Ma c’è anche altro. Da quella cabina di guida, Luca racconta di aver iniziato a osservare il mondo in modo diverso, con una prospettiva nuova. Quella che chi non fa questo lavoro (ma sentenzia), non potrà mai comprendere.

 L’impegno verso i colleghi

Nonostante l’esperienza ancora relativamente recente, Luca ha iniziato a cogliere alcuni limiti di un settore fondamentale per la vita quotidiana. Parla di un mestiere che spesso non ha voce, dove ci sono autisti che conoscono poco i propri diritti e che, a volte, fanno fatica anche a leggere una busta paga. Non per mancanza di capacità, ma per l’assenza di spazi reali di confronto. Da qui nasce l’idea di Fürbus – un gioco di parole tra “furbo” e “bus”, con un richiamo al tedesco “für” (per), nel contesto altoatesino. E poi Cabina Blindata, nome che richiama la necessità di sicurezza, ma in questo caso anche uno spazio in cui i conducenti possano esprimersi senza reticenze. Una community già attiva, con contenuti pubblicati, un gruppo social verificato e prime collaborazioni, ci tiene a sottolineare. 

Insomma, una community pensata per tutti gli autisti, dal Tpl al noleggio, dal gran turismo allo scuolabus. L’obiettivo è quello di condividere storie, parlare di diritti, offrire guide pratiche e creare una rete che possa crescere nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per la categoria. Un progetto ambizioso che seguiremo e racconteremo nei prossimi sviluppi. “Non è un salto nel vuoto – conclude Sollazzo – ma l’incontro tra due mondi che sembrano lontani e che, invece, possono completarsi“.

Gianluca Celentano

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