Oltre i 68 anni: in Europa il volante pesa diversamente. Norme, esperienza, necessità e libertà di scelta
di Gianluca Celentano Meglio essere chiari fin da subito per evitare commenti al vetriolo: continuare a lavorare dopo la pensione non è una scelta che riguarda tutti. Una premessa forse un po’ provocatoria per affrontare un tema che continua a dividere il settore: la validità della patente D e la possibilità di proseguire l’attività alla […]
di Gianluca Celentano
Meglio essere chiari fin da subito per evitare commenti al vetriolo: continuare a lavorare dopo la pensione non è una scelta che riguarda tutti. Una premessa forse un po’ provocatoria per affrontare un tema che continua a dividere il settore: la validità della patente D e la possibilità di proseguire l’attività alla guida di autobus.
La salute è uno degli aspetti che molti conducenti indicano tra i temi più delicati di una professione fatta di turni, responsabilità e ritmi spesso impegnativi. Eppure, nella mia lunga esperienza sui piazzali, ho incontrato tanti colleghi conducenti pensionati che, tra una battuta di pesca e una giornata con il nipotino, continuavano a guardare il volante con la stessa passione di sempre. E non sono pochi!
Il settore sembra quasi dividersi in due. Da una parte ci sono quelli che, conclusa la carriera, appendono definitivamente le chiavi al chiodo senza voler più sentire parlare di traffico, orari e problemi quotidiani. Dall’altra ci sono coloro che preferiscono continuare a mettersi in gioco, restando operativi anche dopo il pensionamento. Qualcuno, dopo aver seguito i percorsi previsti dalla normativa, sceglie persino di utilizzare la propria auto per piccoli servizi NCC o attività simili. Piaccia o meno, questa realtà esiste e, giornalisticamente, tutte le realtà vanno raccontate.
Oltre i 68 anni, l’Europa corre a velocità diverse
Confrontandomi con un veterano delle autoscuole del nord milanese è emerso uno dei punti che, probabilmente più di altri, continua ad alimentare discussioni nel settore. Innanzitutto mi ha confermato ciò che molti già conoscono, cioè che nella pratica professionale della guida di autobus, dopo i 68 anni non è più possibile proseguire l’attività alla guida. Prima di quel limite, tra i 60 e i 68 anni, è invece necessario ottenere uno specifico attestato annuale rilasciato dalla Commissione Medica Locale. Ma il punto che continua a generare domande non riguarda tanto la data di nascita riportata sulla carta d’identità, quanto ciò che ruota attorno a quel limite. La patente D, infatti, non “scompare”, ma può continuare a esistere formalmente nel documento, pur non consentendo più quel tipo di attività professionale in Italia.
Secondo osservazioni e testimonianze raccolte, il dibattito nascerebbe soprattutto dalle differenti percezioni che ruotano attorno alle visite di idoneità. Tra alcuni conducenti e addetti ai lavori emerge la sensazione che possano esistere approcci non sempre percepiti come uniformi da commissione a commissione, con valutazioni ritenute talvolta maggiormente orientate al dato anagrafico e altre più strettamente legate agli aspetti della normativa.
Un tema che, secondo chi opera nel comparto, alimenta interrogativi e riflessioni, soprattutto quando imprese e autisti chiedono criteri chiari e applicati in modo omogeneo. Il tema, come sappiamo, non riguarda soltanto una patente, ma esperienza, sicurezza e disponibilità di conducenti in un comparto che da tempo segnala difficoltà nel reperire personale qualificato. Ancora una volta dalla politica serve molta più chiarezza e uniformità al contesto europeo
Esperienza che serve ancora
Molte piccole aziende vedono negli autisti esperti una risorsa preziosa, soprattutto in un periodo in cui il reperimento del personale rappresenta un’enorme difficoltà segnalata da più parti nel settore. Per alcuni può trattarsi di un’integrazione economica, magari per affrontare il caro vita o dare una mano ai figli e ai nipoti; per altri, semplicemente, della voglia di restare attivi e continuare a fare ciò che hanno fatto per una vita. Negli ultimi anni non sono mancati passaggi dal Tpl verso altri comparti del trasporto. Alcuni conducenti hanno scelto il turismo, altri il settore merci, altri ancora sono successivamente tornati al trasporto pubblico. Tra i pensionati provenienti dal Tpl non sono pochi quelli che, nel corso degli anni, hanno continuato a rappresentare una risorsa per piccole realtà imprenditoriali, servizi aziendali, navette e attività locali. Qualcuno, con maggiore disponibilità di tempo e voglia di rimettersi in gioco, ha scelto addirittura il turismo. E chissà quale sensazione possa aver regalato, dopo anni trascorsi nel traffico urbano, ritrovarsi improvvisamente davanti a chilometri di strada aperta, paesaggi diversi e le bellezze del nostro Paese.
Se si ascolta una parte del comparto del noleggio emerge una considerazione piuttosto chiara:, ossia, poter contare più a lungo su conducenti esperti viene visto da molti come un vantaggio, soprattutto in una realtà che continua a faticare nel reperire personale già formato.
