Nel 2025 le immatricolazioni di autobus turistici sopra le 8 tonnellate sono cresciute del 57 per cento, toccando le 1.060 unità, numeri che raccontano un settore tornato a correre, anche se non tutti viaggiano alla stessa velocità. Nel mondo degli autisti da noleggio, infatti, le strade sono almeno due: quella del viaggio che entusiasma – tour, transfer, esperienze – e quella del viaggio ‘che va fatto’, spesso meno gratificante, più incerto e con margini di guadagno ridotti. È un bivio che pesa sulle spalle dei conducenti, costretti a muoversi tra servizi di valore e altri dove la passione deve bastare a colmare ciò che manca. Tra questi, le gite scolastiche restano il simbolo più discusso: indispensabili, ma sempre più complesse da gestire.

Cara, sconosciuta educazione

Secondo lo studio Ocse-Pisa 2022 sul disciplinary climate index – l’indice che misura il livello di ordine e concentrazione in classe – emergono differenze significative tra i Paesi europei. Le lezioni più tranquille e ordinate si registrano in Irlanda, Paesi Bassi, Svizzera, Austria, Germania ed Estonia, dove gli studenti segnalano minori interruzioni e maggiore rispetto reciproco.

Al contrario, un clima più rumoroso e disordinato caratterizza Svezia, Finlandia, Francia, Italia, Grecia e Bulgaria. Dati che, pur con le dovute cautele, si riflettono anche a bordo dei bus. Non è una regola, ma il comportamento in viaggio sembra rispecchiare quello in classe. Va ricordato che i risultati derivano da questionari anonimi rivolti a studenti e docenti, quindi attendibili ma sempre da interpretare.

Se i dati trovassero conferma, l’Italia non brillerebbe certo per educazione verso i servizi e verso chi li garantisce, un segnale di crescente insofferenza avvertito anche dagli operatori. A questo si aggiunge il fattore del ‘genitore-amico’ e la cautela dei docenti, spesso restii a far rispettare le regole per timore di doversi poi difendere da versioni raccontate (o romanzate) dai figli. Ragazzi che, troppo spesso, trovano nei social una scorciatoia immediata; e genitori che, intuendo di non essere più i maestri che ricordano di avere avuto nella loro crescita, finiscono per assecondarli, lasciandoli navigare tra schermi e feed, convinti che quel mondo digitale rappresenti già una forma di cultura e, forse, di libertà.

Questo passaggio è fondamentale per capire cosa, in realtà, divida gli autisti quando si parla di gite scolastiche. Le ragioni sono molteplici: dal rumore assordante dei ragazzi ai piccoli (o grandi) danni all’interno del bus, fino alla sporcizia che, puntualmente, resta a carico del conducente. Certo, non tutte le uscite finiscono così, ma le più a rischio sono quasi sempre quelle di una sola giornata, dove manca il tempo per creare quella minima sintonia tra autista e gruppo.

Eppure, per la natura stessa di un mestiere immerso nella realtà, tutto può essere il contrario di tutto: anche una gita di una settimana può trasformarsi in un piccolo grande incubo. Curioso, ma non raro, è ciò che accade quando l’autista, esasperato, chiami il titolare per sfogarsi o cercare una soluzione; quest’ultimo – di solito – capisce al volo lo stato d’animo del suo dipendente. Forse perché, in fondo, conosce bene (solo) il prezzo dei danni?

La mia esperienza a Barcellona rompe un po’ gli schemi. Ammetto di non aver fatto molte gite scolastiche, ma tra le poche ce n’è stata una davvero piacevole: destinazione Barcellona, Spagna. Un viaggio lungo, con due autobus, e io nel ruolo di ‘jolly’ tra i due equipaggi. La scuola era una quarta superiore di un istituto tecnico della periferia est di Milano, un dettaglio che, sulla carta, poteva far temere il peggio. E invece è stato tutto il contrario.

Nel giro di un giorno, dei dieci previsti, noi tre conducenti avevamo già un soprannome. Con i ragazzi era piacevole chiacchierare nella hall dell’hotel, e il rapporto con gli insegnanti si rivelò sereno e collaborativo. Ricordo ancora la professoressa che ci definì ‘cesellatori’ per come riuscivamo a districarci nel traffico della città di Antoni Gaudí.

Al parcheggio, nella zona dello stadio, i pranzi con i colleghi di altri vettori rinsaldavano quello spirito di famiglia che, nel noleggio, nasce spontaneo: battute, risate, consigli. Una rarità assoluta in un mestiere dove nulla si può davvero programmare. E a chiudere il viaggio, il gesto più inatteso: il gradimento sincero dei ragazzi… e una piccola mancia, inaspettata quanto gradita.ù

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Quando la passione deve bastare

Insomma, è un mestiere pieno di incognite, dove le certezze non esistono e tutto – per fortuna o per sfortuna – può trasformarsi in un miraggio o in un incubo. Del resto, una piccola azienda deve poter andare avanti come può, cercando di distribuire i servizi tra i propri conducenti. Sotto questo aspetto se la cavano meglio quelli che svolgono servizi fissi, ma anche lì, dopo un po’, credetemi, la routine pesa. La voglia di cambiare orizzonte diventa quasi fisiologica. Ciò che davvero logora è il ‘prima’ e il ‘dopo’ di ogni servizio: tensione, attesa, responsabilità.

L’umore dell’autista è spesso appeso agli esiti dell’ultimo viaggio o alle incomprensioni con il titolare. Ma poi, nonostante le lunghe telefonate liberatorie fra colleghi e qualche inevitabile sfogo, il giorno dopo sono di nuovo al volante, per rendere un po’ più sostanziosa la prossima busta paga.  Forse è riduttivo, ma il settore e la tipologia di un lavoro (a ragion veduta) ‘pseudo autonomo’ portano ancora oggi a questo. Ed è per questo che il fattore guadagno resta sempre – inevitabilmente – sotto la lente delle lamentele.

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I viaggi ‘tradizionali’

Un po’ di spazio è bene darlo anche al noleggio tradizionale, quello buono e lontano anni luce dalle bizzarre gite scolastiche o altro ancora. Il noleggio buono di oggi è quello che valorizza il conducente. Entrare quindi nella logica di dimostrare, senza ipocrisia, una reale qualità con costi commisurati alla tipologia del servizio non deve suonare come un’idea ‘classista’ ma come una forma di tutela del conducente e dei tanti vettori che – seppur con fatica – seguono questa linea.

I tour con americani, coreani e cinesi sono oggi all’apice dell’apprezzamento per chi sceglie il mestiere dell’autista per viaggiare. Addirittura, può capitare che gli stessi gruppi e agenzie individuino nell’autista prescelto la persona ideale a cui affidare altri tour, indipendentemente dal vettore. In molti casi, quindi, è l’autista a fare la differenza, sebbene qualche vettore abbia interesse a sminuire questa constatazione per non vedersi ‘soffiare’ sotto il naso un buon conducente.

Inutile ricordare che il possesso della sola patente non fa il buon autista da noleggio; serve una lunga gavetta, fatta di altri servizi nel mondo dei bus, dove lo sconforto può giocare brutti scherzi. Serve apertura mentale e una grande capacità di analisi, oltre a seguire tutti i passaggi della manutenzione del proprio mezzo, che in questa tipologia di servizi è quasi sempre di pochi anni di vita. A differenza della vecchia guardia di conducenti, l’autista di gran turismo non è più necessariamente un ingegnoso meccanico, ma piuttosto un empatico leader inserito nel gruppo, soprattutto quando i tour oltrepassano il confine. A parte qualche rinomato vettore che svolge esclusivamente questa tipologia di servizi, nella maggior parte dei casi vengono svolte tutte le attività relative ai servizi con autobus. Spesso sono proprio queste a logorare, stancare e ridurre le ore di riposo, l’iniziativa e la motivazione del conducente.

Una cosa è certa, esiste un divario abissale tra chi sceglie di salire sul pullman per fare noleggio e chi opta per tipologie molto più regolari. Difficilmente, a lungo termine, questi due mondi si incrociano. Fare un noleggio di livello superiore significa anche compiere scelte di vita molto chiare, prima fra tutte, quella di rinunciare alla propria presenza canonica in famiglia.

È un mestiere non per tutti, ma che offre grandi soddisfazioni e appaga la curiosità.

Gianluca Celentano

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