Il tpl resta uno dei pochi settori dove, nonostante tutto, è ancora possibile programmare una parte della propria vita senza rinunciare al lavoro di guida. E non è cosa da poco! È un settore dove vige la contrattazione autoferrotranvieri e che accoglie di buon grado chi non rinuncia al volante ma vuole regolarità. 

Dal mio punto di vista, le società migliori per effettuare il tpl, provenendo io dal settore del noleggio, sono quelle che, oltre al servizio di linea, mantengono anche una piccola quota di noleggio. Essere in grado di fare il jolly tra le due realtà può tradursi nella garanzia di non perdere un buon autista nel giro di pochi anni per mera monotonia.

La transizione non basta

Sarebbe scorretto non riconoscere che si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più. Il settore, infatti, è impegnato in un cambiamento profondo, spinto dall’elettrificazione finanziata dal Pnrr. Una transizione importante e positiva, che però fatica a tradursi in un reale miglioramento del benessere dei conducenti, oggi esposti a emergenze sempre più pressanti, come la sicurezza a bordo e la scarsità di risorse economiche dedicate al comparto e all’aspetto salariale

Conosco abbastanza bene questo mondo, avendoci lavorato a lungo, osservato modelli organizzativi diversi nel Nord Italia e conosciuto, per esperienza diretta o indiretta, le dinamiche di molte altre zone del Paese.  Le condizioni lavorative cambiano radicalmente a seconda del territorio: una metropoli, una cittadina media o un servizio in provincia richiedono approcci completamente diversi. Gli stipendi non sempre sono all’altezza delle responsabilità, e solo le aziende più virtuose riescono — con contrattazioni di secondo livello — a integrare le retribuzioni. Un aiuto, certamente, ma non sufficiente, soprattutto se messo a confronto con un costo della vita in costante crescita.

I rischi: stress e monotonia

Il tpl non è sinomimo di monotonia, ma la routine non piace a tutti. Dipende molto da dove e come si opera, dalle abitudini dell’utenza e dal tessuto sociale delle singole linee. Non è raro che, dopo il periodo di prova, alcuni conducenti optino per un cambio di azienda, indipendentemente dalla forma societaria, alla ricerca di un equilibrio personale diverso.

Chi proviene dal noleggio turistico vive spesso il passaggio al tpl come un ‘rilassamento’ del ritmo, anche se scopre presto problematiche nuove, come l’aggressività, le prepotenze, i conflitti quotidiani. Eppure questi colleghi non si fermano davanti ai problemi che più caratterizzano un lavoro con il pubblico e, grazie all’esperienza maturata con i torpedoni turistici, trovano utile il bagaglio pregresso tra centri storici ostici e traffico senza regole.

I più giovani, o chi arriva da professioni non correlate, si trovano talvolta spaesati, fino a diventare ‘ostaggi’ — loro malgrado — del traffico e dell’inciviltà stradale. Ecco perché formazione e affiancamento sono fondamentali e, senza una guida esperta, la crescita professionale richiede molto più tempo.

La struttura dei turni è la questione più delicata. In questo settore il lavoro segue i ritmi della città, dal mattino presto alla sera tardi. Il nastro lavorativo di dodici ore scandisce le fasce di impiego del conducente, dentro il quale si collocano i periodi di guida effettiva, spesso distribuiti in modo variabile nel ciclo dei turni. 

Turni, stanchezza e mentalità

Solo grazie ai contratti di secondo livello alcune realtà riescono a contenere l’impiego a 36 ore, ma il fardello più sentito tra i conducenti è ritrovarsi alla sera un’ultima corsa di un’ora e mezza per completare la giornata. Tuttavia, con una carenza cronica di conducenti e risorse limitate, molte aziende sono costrette a coprire ogni turno, e questo inevitabilmente incide sulla stanchezza psicofisica e sulla motivazione degli autisti. 

Non stupisce, quindi, che alcuni colleghi decidano di lasciare il tpl per passare ai camion o ai collegamenti aeroportuali.  Le partecipate, un tempo, offrivano un dopolavoro ricco e coinvolgente; oggi poche mantengono queste tradizioni. Sono cambiate le aziende e c’è più attenzione ai bilanci, ma sono cambiati anche i conducenti, più stanchi, più sotto pressione e meno inclini alla socialità di deposito. Le comunicazioni avvengono spesso in gruppi social interni. 

Insomma, nel tpl si percepiscono dinamiche molto varie: chi fa pronostici negativi verso i nuovi, chi adula, chi si difende con l’ironia, e chi, forte dell’esperienza, si lascia scivolare addosso ogni provocazione. 

C’è chi dice che siamo solo numeri, ma preferisco pensare che, quando un dipendente è scrupoloso e affidabile, le aziende — come si dice in piazzale — ‘gli occhi li hanno anche nel motore’. Uno dei nodi essenziali del tpl — oltre al rinnovamento del parco mezzi — è la necessità di una mentalità diversa, più elastica, più attenta ai conducenti, insomma più moderna. Devo riconoscere che, in alcune realtà, partecipate o private, ho conosciuto futuri manager che stanno facendo la gavetta fianco a fianco con gli autisti nei depositi, molto preparati e desiderosi di cambiare approccio e contribuire a un’evoluzione culturale significativa.

Un dolce ricordo

Tra le esperienze più positive che porto con me c’è quella a Verona, per Atv. Abituato alla metropoli, ritrovarmi tra cascine, paesi, trattori e linee immerse nel verde fu quasi terapeutico. L’utenza era gentile, nessuno urlava, i ragazzi salutavano. In quel periodo vivevo in un bed & breakfast e tornavo a Milano solo nel weekend. Credo sia stata la realtà più serena che abbia mai incontrato, ma non ho potuto trasferirmi stabilmente. 

Come Verona ce ne sono molte altre in Italia e, a scopo di esperimento, qualche anno fa, seduto su una panchina in un piccolo comune della Versilia, inviai una candidatura. Sapevo che, per via del mio doppio ruolo di autista e comunicatore, molte aziende nutrivano qualche prudenza. E invece pochi minuti dopo squillò il telefono. Lì il lavoro diventa pesante solo con il passare degli anni, perché il paesaggio è unico e si passa dal mare alla montagna, con passeggeri socievoli e un clima di grande serenità.

Ecco perché, alla fine, molto dipende da dove si finisce a lavorare, in un settore dove società, territorio e clima interno fanno davvero la differenza.

Gianluca Celentano

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