La prima puntata della nuova rubrica dedicata agli autisti: dal primo numero AUTOBUS del 2026 all’ultimo, il racconto di chi lavora al volante: scuolabus, tpl, turismo e gite scolastiche, navette aziendali, transfer sportivi, viaggi religiosi

di Gianluca Celentano

In circa ventotto anni di guida di autobus mi è capitato più volte di occuparmi di servizi scolastici, talvolta proprio a bordo della classica corriera gialla dello scuolabus. Un’esperienza sempre particolare, dettata dalla necessità e dalla passione per la guida, ma anche dall’occasione di mettere in pratica alcune nozioni di pedagogia studiate in passato.  Il contatto con i bambini regala emozioni autentiche e una quantità di disegni regalati e tutti da interpretare.

È qualcosa di più di un lavoro, diventa una missione quotidiana; o almeno, così dovrebbe essere, con i tuoi giovanissimi ‘clienti’, ai quali apri – rigorosamente – solo la porta anteriore. Anche se ancora un po’ assonnati, ti salutano (non sempre però!), ma quando lo fanno ti chiamano per nome e ti regalano un sorriso. Senza accorgertene, diventi presto ‘il simpatico autista’. Nei miei ricordi, i più piccoli avevano dai cinque agli otto anni. Erano accompagnati da un’assistente, alcune molto premurose, altre più di contorno.

Con queste basi, si capisce già come questa professione possa essere perfetta per chi non vuole rinunciare alla guida, ma desidera ritagliarsi anche del tempo libero.  Oggi, infatti, non è raro che questo servizio venga scelto da chi desidera reinventarsi – e non sono pochi – o reinserirsi nel mondo del lavoro. Serve però particolare attenzione, perché si lavora con una clientela fragile, e anche un’espressione sbagliata del viso può trasmettere insicurezza, soprattutto quando le porte si chiudono e le mamme restano a terra.

È, infatti, un mestiere che richiede sensibilità, empatia e pazienza, però non è vero che i bambini sono sempre rumorosi; mi è capitato di avere fanciulli viaggiatori assolutamente silenziosi e, in più di un’occasione, di terminare il giro con soddisfazione, buon umore e bus pulito. Dipende molto dall’assistente e dal rapporto che si riesce a instaurare con i bambini.  Io, per esempio, raccontavo favole a puntate e, il giorno dopo, i piccoli mi chiedevano la continuazione, stimolando la mia fantasia, la loro curiosità e la voglia di salire sullo scuolabus ogni mattina.

È importante, al momento della discesa, controllare sempre tutti i sedili del bus: la bassa statura dei bambini può farli restare nascosti dietro gli schienali, con il rischio che qualcuno rimanga a bordo dopo l’arrivo a scuola. Con i più piccoli, infatti, non si può mai essere del tutto sicuri! Non è raro che ti regalino disegni e, il mercoledì, in accordo con l’assistente, diventava il giorno della sorpresa. Poteva scapparci qualche dolcetto distribuito qua e là a chi usciva da scuola.

Abbondanza di autisti e pregiudizio

Era un periodo – quello poco dopo il 2010 – in cui di autisti di bus se ne trovavano ancora, e le società potevano permettersi di scegliere in base alle proprie aspettative. Spesso venivano preferiti soggetti (o, come si direbbe oggi, ‘risorse’) forse un po’ più docili o inconsapevoli, anche contrattualmente, del proprio destino in azienda. Inoltre, rientrare nel tpl non era affatto semplice, soprattutto per chi – come me – iniziava a muovere i primi passi nel mondo dell’informazione. I pregiudizi, come spesso accade, non mancavano allora… e talvolta non mancano nemmeno oggi. 

Così avevo scelto di lavorare per una scuola fuori città, completando la giornata come istruttore di guida in autoscuola.  Anche il fattore età aveva un certo peso, mentre nel servizio scuolabus c’era, e c’è tuttora, una maggiore flessibilità anagrafica, anche per le donne conducenti. I genitori, sotto le feste, portavano – mi è successo nei piccoli paesi – doni anche agli autisti dello scuolabus. Un gesto semplice, ma significativo; un segno di apprezzamento per un buon servizio, oggi purtroppo sempre più raro.

Ho lavorato anche con studenti più grandi, dove l’approccio cambia, ma l’empatia resta il primo elemento. Quando i viaggiatori sono sempre gli stessi, devi saperteli conquistare. Solo una volta un ragazzo, a cui evidentemente non stavo simpatico, mi ha insultato con un fare vagamente ‘mafioso’, senza alcun motivo.  Ho fatto finta di non sentire, tra l’imbarazzo dei suoi compagni, ma – appunto – è stato un caso isolato. Con i ragazzi più grandi, il viaggio del mattino diventava spesso un momento per finire i compiti o ripassare e, lo ammetto, durante qualche sosta al semaforo mi è persino capitato di interrogare qualcuno! Ricordo un diciassettenne che conosceva i miei trascorsi militari e sognava di entrare nell’Arma. In un anno si fece raccontare ogni nozione possibile sulle marce militari: chissà, forse oggi è diventato un corazziere! In quel caso, poiché l’assistente era considerata troppo rigida e poco simpatica, mi ritrovai a fare anche da educatore di bordo. A lei, d’altronde, andava bene così.

Orari e quotidianità

In linea di massima, la giornata di un autista di scuolabus inizia alle 7, con la presentazione in deposito. La prima corsa si conclude intorno alle 9. Poi, verso le 12.30, si riparte per riportare i bambini a casa; spesso, in questa fascia, i giri sono più di uno. Il servizio termina nel primo pomeriggio a meno che la scuola non preveda rientri pomeridiani, ma quasi sempre con lo stesso stipendio. Un lato positivo è che, di norma, il lavoro si svolge dal lunedì al venerdì. Ecco perché considero questo mestiere interessante come variante al servizio di linea di una grande azienda, ma penalizzante dal punto di vista economico e con poche garanzie se svolto come unica mansione all’interno di piccole ditte appaltatrici.

Per guidare uno scuolabus servono la patente D o D1 e la Carta di Qualificazione del Conducente (Cqc persone).  A seconda dei casi si impiegano veri scuolabus con sedili dedicati oppure autobus da turismo adattati allo scopo. La gestione del servizio può essere diretta da un Comune, affidata a un’azienda di tpl o data in appalto a imprese private. Dove il servizio è gestito da aziende pubbliche si applica il Ccnl autoferrotranvieri, generalmente più favorevole; negli appalti comunali prevale invece il Ccnl noleggio autobus con conducente, con inquadramenti tra C4 e Q1.

Non mancano però contratti atipici – come il multiservizi – non del tutto coerenti con le mansioni, con effetti su salari, tutele e stabilità occupazionale.  Una delle debolezze strutturali del servizio scuolabus è la sua precarietà: orari spezzati, turni irregolari e retribuzioni contenute rendono difficile prevedere quanto a lungo si potrà continuare.

Un fragile equilibrio

Le società che gestiscono il servizio di trasporto scolastico operano spesso con margini molto ridotti, seppur non sia certo una regola. In Umbria, ad esempio, una determinazione della centrale di committenza regionale – pubblicata il 7 maggio 2025 da PuntoZero S.c.ar.l. – ha fissato a circa 191.680 euro l’importo a base d’asta per un appalto triennale (Servizio di Trasporto Scolastico per gli Enti del territorio della Regione Umbri). Al contempo, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, con delibera n. 590 del 16 dicembre 2024, ha segnalato il caso del Comune di Ortona (Chieti), che aveva affidato autonomamente un servizio di trasporto scolastico pur in presenza di una gara centralizzata, in violazione del Codice dei contratti pubblici.

Due episodi che, pur distinti, mettono in luce criticità diffuse, come gli appalti con importi contenuti e le procedure che richiedono vigilanza costante. A ciò si aggiunge un quadro economico locale sempre più rigido, quello dei Comuni considerati ‘virtuosi’ che segnalano margini di bilancio in contrazione e una crescente difficoltà nel mantenere la spesa corrente. Il risultato è che la sostenibilità del servizio – dalla manutenzione dei mezzi e il lavaggio, alla continuità occupazionale di autisti e assistenti – resta fragile.

Parallelamente, la concorrenza tra vettori ha cambiato il volto del trasporto scolastico locale. Molti autoservizi storici, che per anni hanno garantito corse per il proprio Comune o per quelli limitrofi, si sono visti sostituire da nuovi gestori vincitori di gara, spesso con offerte economiche più basse. Alcune realtà dell’area nord di Milano, un tempo simbolo di affidabilità, hanno chiuso o ridimensionato l’attività, travolte da una competizione dove il prezzo tende a prevalere sulla continuità del rapporto con il territorio. 

Basta parlare con un piccolo imprenditore del settore, un ‘padroncino’, per avere conferma di quanto i margini si siano assottigliati e quanto sia difficile sostenere costi e personale in queste condizioni.  Disagi analoghi riguardano anche le assistenti di bordo, spesso costrette a ricordare le strade ai conducenti che cambiano di frequente e, talvolta, soggette a frequenti passaggi di datore di lavoro e a inquadramenti diversi, a seconda che siano dipendenti comunali o della ditta appaltatrice.

Le difficoltà non sempre emergono subito, ma col tempo diventano evidenti, tra rinnovi contrattuali incerti e condizioni non uniformi. Con il nuovo Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 36/2023), anche vettori con sede in altre regioni possono partecipare alle gare per i servizi scolastici del nord, ampliando la concorrenza ma rendendo più complesso il controllo sulle condizioni di lavoro e sulla continuità occupazionale.

È la logica della libera concorrenza, ma nella pratica si traduce spesso in offerte al ribasso e in un effetto di dumping contrattuale che penalizza aziende e autisti locali. Tradotto in numeri, un autista di scuolabus percepisce in media tra 1.300 e 1.550 euro lordi mensili, spesso con contratti part-time e stagionali. Il codice del 2023 impone inoltre l’inserimento di clausole sociali per garantire la continuità occupazionale in caso di cambio gestore. Tuttavia, come segnalano diversi sindacati di categoria, tali clausole non sempre vengono rispettate: i bandi al ribasso e i contratti inadeguati continuano a generare insicurezza e precarietà tra chi, ogni giorno, accompagna i più piccoli a scuola. 

La vita quotidiana sullo scuolabus

Nella mia esperienza, ho svolto questa attività in diverse realtà; in alcune potevo tornare a casa tra una corsa e l’altra, in altre dovevo attendere — con un po’ di malinconia — in qualche parcheggio isolato. Come in tutto il trasporto persone, è un mestiere pieno di responsabilità. Ma fare l’autista di scuolabus significa molto più che guidare. Occorre anche una certa arte di arrangiarsi. Il parcheggio più scomodo in cui la società aveva concordato il rimessaggio del bus era una carrozzeria piena di ostacoli e auto parcheggiate ovunque: una vera palestra di manovra. Ogni sera, con un Hdh da 12 metri e mezzo, dovevo calcolare al millimetro l’altezza delle tettoie, lo spazio occupato da auto abbandonate nel piazzale e rottami sparsi, per poi entrare in retromarcia a zig zag e sistemarmi dietro l’officina. Un esercizio di precisione — e di pazienza — che serviva anche a evitare di uscire al mattino in retromarcia sullo stradone, dove, tra nebbia e auto lanciate a tutta velocità, non era certo il luogo ideale per fare manovra.

Giovani snob e autisti invisibili

Anche le scuole private si affidano spesso a vettori storici del noleggio per il trasporto delle maestranze e degli studenti, ma ormai non è più la regola. Solo raramente dispongono di un proprio bus e di personale dedicato. In questi casi, l’autoservizio copre le corse dirottando autisti Gt disponibili nella zona e cercando di incastrare i servizi di noleggio con gli orari scolastici. Quando questo non è possibile, viene bandita una gara e un vettore ‘nuovo’ si accolla il servizio. Per esperienza personale posso dire che la tipologia di studenti delle scuole private è spesso molto diversa — e generalmente più esigente — rispetto a quella delle scuole pubbliche. Talvolta diventa frustrante constatare come l’autista non venga percepito come una persona, ma come un semplice prolungamento del pulmino. Spesso alcuni genitori sono convinti di poter dettare regole, ma certi atteggiamenti tradiscono un distacco dalla realtà: quello di chi, abituato all’agiatezza, fatica a comprendere davvero il valore del lavoro altrui.

Un mestiere che non si improvvisa

Guidare uno scuolabus significa custodire la sicurezza dei bambini, spesso in condizioni tutt’altro che ideali. Le fermate non sempre sono attrezzate, i percorsi talvolta stretti o poco segnalati. Servono esperienza, intuito, attenzione costante e, dove previsto, una buona intesa con l’accompagnatore. Servirebbe anche una formazione più strutturata per gli autisti, molti dei quali non residenti nella località dove si svolge il servizio e che solo con il tempo imparano a conoscere strade, abitudini e volti. Le norme, inoltre, impongono controlli rigorosi sull’efficienza dei mezzi, ma con guadagni ridotti e autobus spesso datati — o con centinaia di migliaia di chilometri alle spalle — la manutenzione resta un punto critico, seppur, va detto, non sia la regola. In caso di guasto o fermo di un bus, solo un vettore locale o una società di tpl può intervenire con una corsa aggiuntiva, garantendo la continuità del servizio.

Dietro ogni viaggio del mattino, però, c’è molto più di una corsa: c’è la responsabilità di chi apre la giornata a decine di bambini e la chiude solo quando l’ultimo è tornato a casa. Un compito silenzioso, fatto di attenzione e gentilezza, che meriterebbe più riconoscimento e meno precarietà.

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