Dalle carrozze trainate da cavalli alle flotte di coach, dai turistici standard alle ammiraglie. Cambiano le motorizzazioni, cambiano le tecnologie, ma una cosa – pur plasmandosi a favore del comfort – rimane sempre centrale: il sedile passeggero. Un breve viaggio alla (ri)scoperta di alcuni modelli in cui la seduta singola era regina

Per quanto originale, l’idea dei tre sedili singoli non è completamente nuova e tecnicamente non è così scontata.  La sua realizzazione, infatti, è possibile soltanto con un pianale uniforme e privo di corridoio centrale incassato, caratteristica relativamente recente e tuttora non utilizzata da tutti i costruttori. Sugli autobus ad un piano, ad esempio, è ancora minoritaria e solo in quei casi si sono potuti studiare allestimenti speciali, rimasti peraltro quasi sempre esemplari unici.  Sugli autobus a due piani, invece, il piano superiore ha solitamente il pavimento piatto e comunque non vincolato ad elementi strutturali o di meccanica. Ed è proprio tra gli autobus a due piani che contiamo alcune precedenti esperienze sui layout innovativi, quasi sempre a firma di quel ‘geniaccio’ di Konrad Auwaerter.  

Tra i primi Neoplan Skyliner infatti, alla fine degli anni ‘60, ci furono dei City Sightseeing per Berlino, dove i sedili superiori erano disposti al centro ed orientati verso l’esterno a 45°, così da ottimizzare la visione per tutti i passeggeri e creare nel mezzo un ‘rialzo’ sfruttabile per il corridoio sottostante. Curioso, in questo caso, anche l’accesso dal portellone posteriore. Sempre di Neoplan il progetto del Superskyliner (diventato poi Megaliner), con la possibilità di avere (sempre al secondo piano) tre poltroncine singole, con corridoio spostato a sinistra, o ancora i triposti per massimizzare la capienza nelle varianti di linea. Ma tornando ai tre sedili singoli, il primo esempio conosciuto è nientepopodimeno che italiano e ha oltre cinquant’anni. È del 1970 (circa) il progetto del Fiat 306 Rally, esemplare unico realizzato dalla carrozzeria Orlandi di Modena, assieme al Centro Ricerche Fiat. Obiettivo, anche in quel caso, assicurare un elevato livello di comfort a tutti i passeggeri, a prescindere dalla loro posizione. In quel caso, però, erano presenti effettivamente due stretti corridoi, così da rendere agevole l’accesso a qualsiasi posto. Il 306 Rally rimase comunque un prototipo mai commercializzato, ma le sue linee esterne gettarono le basi per quello che poi sarebbe diventato l’autobus di punta della Fiat per i quindici anni successivi: il Fiat 370.

Fiat 306 Rally

Il disegno mostra chiaramente la disposizione dei sedili con poltroncine separate ed equidistanti, cui nella parte posteriore si aggiunge un salottino e una toilette. La foto anticipa la linea dei futuri 370 ma la griglia nello sportello centrale tradisce la presenza di un motore ausiliario per l’aria condizionata. Immagini tratte dal volume ‘Orlandi  1859-1985’ di Paolo Marenzi, Industrie grafiche Arbe S.p.A., Modena 1985.

Neoplan DD

I sedili del piano superiore sono posizionati nel centro ed orientati a quarantacinque gradi verso l’esterno (come potete vedere nelle due foto in banco e nero qui sopra) così da creare spazio sufficiente per il corridoio sottostante. Il passaggio risulta in questo modo agevole su entrambi i livelli e migliora la visione del panorama. Immagini tratte dal volume “Neoplan Doppeldecker-Busse”, Gottlob Auwaerter GmbH & co., Stuttgart 1980.

Superskyliner

Quello che poi diverrà Megaliner, il Superskyliner si prestava già a personalizzazioni estreme, come questa versione  – la potete ammirare nelle due foto quadrate nella pagina accanto, con un piano superiore attrezzato tutto a poltroncine singole (con impianto audio indipendente).

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