Da molti il regolamento regionale 22 dicembre 2014 n. 6 “Disciplina dei servizi di noleggio autobus con conducente” è stato ribattezzato con un’efficace sineddoche come “la norma che vieta in Lombardia gli autobus con più di quindici anni. Nel settore se ne parla da anni ma le conseguenze pratiche si avvertono solo ora allo scadere del periodo di due anni in cui non è stato applicato, il requisito relativo all’anzianità dei mezzi di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b). E proprio questo comma centrale nel regolamento prevede, un’ “anzianità massima non superiore a quindici anni rispetto alla prima immatricolazione per le imprese aventi in dotazione un parco autobus pari o superiore a due unità; i nuovi mezzi immatricolati non possono comunque avere un’età superiore a cinque anni”. Una tematica su cui a fine 2016 si era scatenata una dura diatriba che aveva coinvolto le associazioni di categoria Anav e Faibus.

15 anni per i bus

Un cappio attorno al collo delle imprese?

Articoli di legge e burocratese a parte, la normativa rischia di creare non pochi problemi alle imprese lombarde di autoservizi. “Sentiamo un po’ troppo stretto il solito cappio che ci cingono attorno al collo” sbuffa Luca Malfer di Scambus s.r.l., una delle pochissime imprese lombarde a gestione familiare, se non l’unica che negli ultimi 8 anni è cresciuta, passando dai 3 bus del 2010 all’attuale flotta eterogenea di venticinque mezzi, dai 16 posti ai due piani. Inizialmente focalizzata sugli appalti scolastici, in poco più di un lustro si è affermata con successo anche nel settore del trasporto maestranze/navette aziendale. Consolidata la presenza in questi due mercati, più recentemente Scambus si è affacciata con maggiore determinazione sul mercato del turismo, privilegiando le destinazioni italiane e con una grande attenzione al mercato degli autobus per eventi e alla committenza da parte di startup, tra cui ultimamente si è aggiunto il tour operator Club Magellano.

Secondo Scambus la norma è un controsenso

La direttiva emanata da Regione Lombardia– continua Malfer- è stata da molti colleghi recepita male in quanto si illudono che un taglio ai bus anziani possa comportare una maggiore qualità del mercato con conseguente innalzamento dei prezzi e relativi guadagni”. Secondo il titolare di Scambus non c’è nulla di più sbagliato: “Un’impresa di autoservizi che dovesse far fronte alle dismissioni obbligatorie con l’acquisto di nuovi mezzi e quindi con nuovi debiti a cui far fronte farà prezzi stracciatissimi pur di riuscire a pagare le rate, a rischio di chiudere ma al solo fine di mantenere lo stesso parco clienti”.

Comitato in vista: obiettivo ricorso

Malfer nelle ultime settimane sta cercando di radunare anche altri colleghi lombardi in una sorta di comitato informale, per tentare un ultimo, disperato tentativo di ricorso in sede di giustizia amministrativa contro il regolamento. Iniziative simili sono stati fatte, senza successo in passato da altri soggetti già formalmente costituiti come associazioni di categoria, solitamente espressione del mondo lombardo del trasporto persone su gomma.
E proprio la difficoltà di creare un fronte comune tra le varie imprese di autoservizi lombarde ha ulteriormente complicato la situazione, non permettendo che emergessero, in un’ottica di pluralismo, voci di dissenso o punti di vista differenti nella fase di stesura e discussione della normativa. Sempre nelle parole dell’imprenditore monzese “I bus operators che oggi gioiscono dell’avvento di questa regolamentazione perché hanno il parco mezzi molto recente, non si rendono conto che hanno ancora più da perderci”.

Dove finiranno gli autobus usati

Uno dei rischi collaterali paventato da Malfer è infatti la sparizione del mercato dell’usato, in quanto le aziende lombarde al termine dei canonici 5 anni di ammortamento delle vetture nuove non troveranno a chi rivendere questi mezzi seminuovi, se non sui mercati di altre regioni o all’estero. Concreto è quindi il rischio che si tratti di una svendita più che di una vendita. “Nessuno acquisterà più veicoli che non potranno più essere immatricolati dopo il settimo anno. Ci spingeremo all’acquisto del nuovo e quindi a esborsi folli per un mercato che non prevede solo servizi gran turismo”. Ed in effetti è inutile quasi ricordare che in Lombardia c’è un’alta domanda da parte di gruppi precostituiti molto sensibile al prezzo, su tutti si pensi al mercato delle parrocchie, dei gruppi di anziani o di boy scout o dei centri estivi, senza dimenticarsi anche di una buona fetta del mercato del turismo scolastico, che specie nel caso delle scuole di periferia è molto attenta a pesare il meno possibile sulle famiglie degli studenti.

La fuga delle imprese

Un ulteriore timore infatti è rappresentato dal fatto che essendo un regolamento regionale a disciplinare i servizi di noleggio autobus con conducente le imprese lombarde siano svantaggiate rispetto ad imprese “fuori regione”. “La mia paura – chiosa Malfer – è che queste ultime troveranno in Lombardia una concorrenza distrutta e campo libero in un mercato che non gli impone limiti in nessun senso.” E questa definizione, è utile ricordarlo ricomprende sia imprese con sede in provincia di Piacenza o di Novara sia imprese del Sud Italia. Il tutto nonostante nel comma b dell’articolo 1 del regolamento in esame si citi espressamente la necessità che la “definizione dei requisiti, delle procedure e delle modalità per l’esercizio sul territorio regionale delle attività di trasporto di viaggiatori mediante noleggio di autobus con conducente avvenga nel rispetto della regolamentazione in materia di tutela della libertà di concorrenza e assicurando condizioni omogenee per l’inserimento sul mercato delle imprese nazionali e di quelle comunitarie”.

Vantaggi per le imprese non lombarde

Forte della sua esperienza nel settore degli appalti scolastici, Malfer sottolinea inoltre che “La norma prevede che i bus operators che lavorano in “pianta stabile” in regione Lombardia debbano adeguarsi al regolamento ma non identifica con la dicitura “stabile organizzazione” le imprese di altre regioni che in realtà lavorano nei nostri comuni su servizi scolastici o turistici indisturbati da anni”. Ed in effetti nel secondo comma dell’art. 3 del regolamento in esame si fa riferimento unicamente alla definizione di “Stabile organizzazione” di cui al Testo unico dell’imposta sui redditi.
“Le imprese in possesso dell’autorizzazione rilasciata in un’altra Regione o da altro Stato membro della Unione Europea, che esercitano il servizio in Lombardia attraverso una stabile organizzazione ai sensi dell’art. 162 del T.U.I.R., devono possedere i requisiti indicati nel presente articolo. A tal fine, prima dell’avvio dell’attività in Lombardia, le imprese devono presentare apposita segnalazione certificata di inizio attività alla Provincia nel cui territorio è ubicata la stabile organizzazione, in conformità a quanto stabilito dall’articolo 4.”

Si penalizza drasticamente il lavoro lombardo

Peccato dover evidenziare queste tematiche- continua Malfer- mentre nella nostra regione vi sia una Giunta Leghista. In questo caso si penalizza drasticamente il lavoro lombardo e le sue imprese a favore di forze lavoro di altre regioni che con le stesse vetture dismesse dalle imprese lombarde potranno lavorare indisturbate in Lombardia”. Paradosso nel paradosso il regolamento a firma dell’ex presidente della regione Roberto Maroni, “Lumbard” della prima ora, danneggia proprio i piccoli e medi imprenditori, che da sempre costituiscono l’elettorato del partito.
Sul punto interviene anche Alessandro Fico, Ceo e Founder di Club Magellano s.r.l., tour operator specializzato in viaggi in bus ma anche bus operator “Il vero rischio è che molte imprese Lombarde soprattutto quelle delle province di confine spostino la sede al di fuori della regione. Così aziende del lodigiano troveranno più conveniente stabilirsi in provincia di Piacenza e idem aziende bresciane in quella di Verona, quelle di Varese “migreranno” a Novara e via dicendo. Vorrei che i politici lombardi si rendessero conto che se tornano questi “Confini del tempo dei promessi sposi”, in cui basta superare un fiume e cambia tutto, la regione Lombardia ha solo da perderci in termini di gettito Irap e addizionali regionali Irpef, anche per questo motivo, sempre per dirla con le parole del Manzoni, questo regolamento “Non s’ha da fare””. Sempre nelle parole di Malfer “Sembra una mossa studiata per avvantaggiare quelle grandi società che, grazie a sovvenzioni e finanziamenti statali e a fondo perduto potranno permettersi grandi rinnovamenti a discapito della piccola impresa e dell’artigianato.”

Piccole medie imprese nella morsa

In particolare ad essere danneggiati dal regolamento sono proprio le medie realtà a conduzione familiare, quelle imprese dove non è raro trovare il titolare o i suoi familiari al volante dei mezzi o in officina con le mani sporche di lubrificante mentre curano personalmente la riparazione dei loro mezzi.
Le aziende monoveicolari invece possono dormire sonni tranquilli. “E’ folle il presupposto– sottolinea sempre Luca Malfer- che tali veicoli non siano idonei alla circolazione se parte di un parco autobus di una azienda con più di due bus mentre se di proprietà di società con un unico bus allora possono continuare a circolare”. Per concludere Malfer ricorda anche che Regione Lombardia sta imponendo la dismissione di vetture con il Fap Euro 5 equivalenti, vetture a cui la Motorizzazione Civile ha fatto superare la revisione annuale.
Luca Malfer rimane a disposizione dei colleghi trasportatori lombardi che volessero unirsi al costituendo comitato informale al cellulare 3484903721 e all’indirizzo e-mail [email protected]

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