C’è una sensazione che ormai attraversa depositi e personale e che accompagna la percezione di un settore bus che continua a cambiare lentamente seguendo logiche politiche, amministrative e d’immagine, mentre la realtà quotidiana degli autisti resta spesso sullo sfondo. Non è un attacco contro qualcuno, ma la fotografia di un sistema che rischia di diventare sempre più autoreferenziale. Sono alcuni colleghi che ci seguono a chiedermi di trattare questo argomento.

Per anni la politica ha cercato consenso promettendo servizi, infrastrutture e mobilità. Oggi però, almeno nella percezione di molti lavoratori, sembra prevalere un’altra dinamica: mettere la firma sull’opera, sul progetto, sulla scelta strategica. Insomma, l’autoreferenzialità di soggetti politici. Vale nelle grandi città, ma anche nelle realtà locali. E il problema non riguarda soltanto il trasporto pubblico.

La vera emergenza sono solo gli organici?

Nel frattempo chi guida autobus continua a convivere con turni pesanti, responsabilità enormi, aggressioni, stress e una qualità della vita lavorativa che fatica a stare al passo col costo reale della vita.

Secondo dati Asstra e Anav, la carenza di conducenti nel Tpl e nel trasporto persone è ormai strutturale e riguarda migliaia di posti mancanti in tutta Italia. Una crisi che dura da anni e che non sembra risolversi nemmeno con il crescente ricorso a lavoratori stranieri. Ma davvero qualcuno pensa che basti prendere autisti dall’estero per sistemare tutto? Anche loro, inevitabilmente, si scontreranno con affitti fuori controllo, turni spezzati, carovita, difficoltà familiari e pressioni operative. La vera cartina di tornasole non è da dove si arriva, ma il modello lavorativo.

Il disinteresse sociale

L’autista viene spesso percepito come una parte dell’arredo urbano fino a quando non succede qualcosa. Poi arrivano aggressioni, insulti, video virali e cronache locali. Negli ultimi anni gli episodi di violenza contro conducenti e personale viaggiante sono diventati quasi ordinari in molte città italiane, grandi e piccole. C’è indignazione per qualche giorno, poi torna il silenzio. Forse perché il trasporto pubblico continua a essere considerato un costo da comprimere più che un servizio strategico da proteggere e finanziare?

Nel frattempo cambia anche il lavoro

Oggi un bravo autista specializzato, un elettricista, un meccatronico o un idraulico qualificato sono figure sempre più difficili da trovare. Eppure per anni si è raccontato che il successo passasse quasi soltanto da alcuni percorsi universitari, dimenticando il valore tecnico, pratico e umano di molti mestieri. Forse il vero problema non è soltanto la mancanza di autisti, ma uno scarso di rimettere al centro le idee, il buon senso e la realtà quotidiana delle persone.

di Gianluca Celentano

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