Gare, fusioni e futuro: gli autisti oltre i custodi del passato
Nel trasporto pubblico e nel noleggio può capitare che, dopo molti anni, una società venga assorbita da un’altra. In questi casi, grazie alla cosiddetta clausola sociale, il personale viene generalmente trasferito al nuovo gestore senza perdere il posto di lavoro: nel settore del Tpl la normativa può arrivare a prevedere il passaggio di tutti i […]
Nel trasporto pubblico e nel noleggio può capitare che, dopo molti anni, una società venga assorbita da un’altra. In questi casi, grazie alla cosiddetta clausola sociale, il personale viene generalmente trasferito al nuovo gestore senza perdere il posto di lavoro: nel settore del Tpl la normativa può arrivare a prevedere il passaggio di tutti i dipendenti della gestione uscente (esclusi i dirigenti) al nuovo operatore.
La prima domanda che si fanno gli autisti è sempre la stessa: «Perderemo il lavoro?»
Nella maggior parte dei casi la risposta è no, grazie alle clausole sociali e agli accordi di settore che tutelano il personale nei cambi di gestione. Chi guida continua quindi a lavorare e mantiene le principali garanzie previste dal contratto nazionale. I cambi di gestione possono avvenire per diverse ragioni, come dall’esito di una gara pubblica a una fusione societaria, da una cessione d’azienda a una riorganizzazione industriale, fino a situazioni di crisi o fallimento dell’operatore uscente. A cambiare, quindi, possono essere il nome dell’azienda, l’organizzazione del servizio e alcuni aspetti della contrattazione aziendale. Molto dipende dalle modalità con cui avviene il subentro, dalle tutele previste per il personale e dagli accordi che verranno successivamente sottoscritti tra il nuovo gestore e le organizzazioni sindacali.
Cambiano le abitudini
Questo è il tasto più dolente perché, soprattutto nel settore privato, le regole del nuovo gestore possono essere diverse, creando malumore, in particolare tra i conducenti più anziani e da tempo abituati a determinate procedure. A cambiare possono essere le modalità, i referenti e la forma di richiesta di ferie e permessi. Possono inoltre arrivare nuove tecnologie, sistemi di controllo e modelli organizzativi più strutturati, ma anche autobus nuovi.
Più organizzazione, meno familiarità
Quando una piccola azienda entra a far parte di un grande gruppo spesso arrivano investimenti, mezzi più moderni, procedure più chiare e maggiori garanzie economiche ma, allo stesso tempo, molti lavoratori percepiscono una minore vicinanza con la dirigenza. Dove prima bastava una telefonata, oggi ci sono procedure; dove c’era il “tu”, si passa al “lei”; dove c’era un rapporto diretto, arriva un’organizzazione più strutturata e gerarchica.
I custodi del passato: le resistenze al cambiamento
Non sempre le resistenze nascono dagli autisti che, diversamente da quanto si potrebbe immaginare, sono in realtà più curiosi e flessibili, pur senza nascondere un certo scetticismo verso realtà che, storicamente, non hanno offerto un particolare riscontro in termini di qualità. Esistono, tuttavia, persone che nel tempo hanno costruito consenso, anche sindacale, relazioni e punti di riferimento e che, nella maggior parte dei casi, hanno svolto un ruolo importante all’interno di una società prima della sua cessazione o trasformazione.
Quando il cambiamento mette in discussione equilibri consolidati, ruoli e modalità operative radicate da anni, la tentazione può essere quella di difendere ciò che si conosce piuttosto che confrontarsi con ciò che sta arrivando. Il vero rischio è quello di trasformarsi nei custodi di un passato che non esiste più, sottraendo energie alla ricerca di soluzioni e percorsi di contrattazione e concertazione che potrebbero rivelarsi più utili per tutti. Quindi, al di là del nome del vettore e delle resistenze che qualcuno potrebbe mettere in campo, la maggior parte degli autisti guarda soprattutto a ciò che conta davvero, vale a dire lo stipendio, la serenità sul lavoro, regole chiare e condizioni operative adeguate.
I custodi del passato: le resistenze al cambiamento
Ho lavorato a lungo con aziende private del trasporto persone e di alcune conservo un ricordo davvero eccellente, sia dal punto di vista professionale sia umano. Ricordo però quando, nella periferia est di Milano, uno storico vettore era stato appena acquisito da un grande gruppo lombardo del noleggio autobus. Tra i conducenti non mancavano i malumori e molti cercavano di continuare a lavorare secondo le vecchie consuetudini. Nella rimessa erano state installate numerose telecamere che, al di là delle motivazioni legate alla sicurezza, venivano percepite da qualcuno come un modo per consentire alla nuova proprietà di comprendere meglio abitudini e comportamenti del personale. A cambiare, però, erano soprattutto le regole operative, quindi, l’organizzazione del noleggio, la gestione dei viaggi e persino le pause previste per il giorno successivo. Nel trasporto pubblico locale ho vissuto invece due situazioni differenti. La prima, nell’ovest milanese, riguardava un gestore subentrante meno strutturato – strano ma vero – rispetto a quello uscente. In quel caso l’organizzazione del lavoro cambiò sensibilmente e alcuni turni arrivarono persino a prevedere tre riprese, con un evidente peggioramento delle condizioni percepite dai conducenti, senza adeguate compensazioni economiche. La seconda esperienza l’ho vissuta in Piemonte. Le condizioni ormai obsolete dei mezzi e l’organizzazione del servizio mi fecero intuire fin da subito che quella realtà stava entrando in una fase di forte difficoltà. I fatti confermarono quella sensazione: nel giro di pochi mesi la situazione si deteriorò rapidamente, fino a rendere evidente che il sistema non era più sostenibile e a condurre alla cessazione dell’attività, successivamente rilevata da un grande gruppo del trasporto pubblico locale e dei servizi di linea.
di Gianluca Celentano
