di Gianluca Celentano

Le aggressioni ai danni di conducenti e controllori continuano a rappresentare una delle principali criticità del trasporto pubblico. Nell’arco di poco tempo, per trovare due episodi emblematici che hanno avuto risalto sui mass media basta tornare al 13 giugno, quando sulla linea 96 di TPER un conducente è stato aggredito e ferito a morsi a un orecchio dopo essere uscito dal posto di guida in seguito alle provocazioni di un passeggero. Più recentemente, alla stazione di Milano Lambrate, una controllora ferroviaria è stata brutalmente aggredita dopo aver chiesto il biglietto a un viaggiatore. Episodi tutt’altro che isolati, che negli ultimi anni hanno interessato numerose città italiane. Tra questi, ancora, l caso di Lucca, dove una conducente di autobus di 47 anni è stata aggredita da due minorenni durante il servizio. 

I sindacati chiedono più tutele per i lavoratori del Tpl

I sindacati mantengono alta l’attenzione sul tema della sicurezza. Già nel dicembre 2025, per esempio, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie avevano presentato unitariamente il Manifesto per la sicurezza in ferrovia, chiedendo interventi urgenti a tutela del personale. Parallelamente, la Uiltrasporti, promotrice della campagna “Aggressioni nei trasporti: Per me è NO!”, ha rilanciato il tema con nuove iniziative sul territorio, tornando a chiedere misure concrete per contrastare un fenomeno che continua a colpire chi lavora ogni giorno a contatto con il pubblico.

Aggressioni verbali e fisiche

Nessuna delle due dovrebbe mai essere considerata normale. Un insulto non è “parte del mestiere” e una minaccia non può essere accettata come un rischio inevitabile del lavoro. Di fronte a un’aggressione verbale è fondamentale mantenere la calma, evitare il confronto e, se necessario, attivare le procedure previste dall’azienda e richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Tuttavia, molti conducenti raccontano di sentirsi soli quando la situazione degenera.

Al di là delle procedure previste, ciò che conta è che l’assistenza sia realmente efficace e tempestiva. Se il personale percepisce di non poter contare su un supporto concreto nei momenti di emergenza, il problema non è solo organizzativo, ma riguarda anche la fiducia nel sistema di tutela. Se l’aggressione diventa fisica, la priorità è tutelare la propria incolumità e quella dei passeggeri, seguendo le procedure aziendali e denunciando sempre l’accaduto. Ogni episodio segnalato contribuisce a documentare il fenomeno e a rafforzare la richiesta di maggiori tutele per il personale. Le denunce sono indispensabili, ma da sole non bastano: servono soprattutto interventi concreti capaci di dare ai lavoratori la certezza di non essere lasciati soli.

E sui bus turistici?

Il fenomeno delle aggressioni non riguarda esclusivamente il trasporto pubblico di linea. Nel settore del noleggio autobus gli episodi sembrano emergere con minore frequenza, anche perché ricevono generalmente meno attenzione mediatica e finiscono sotto i riflettori soprattutto in occasione di incidenti o incastri nelle infrastrutture. Sul tema della sicurezza degli autisti, il presidente di AN.BTI Confcommercio, Riccardo Verona, sottolinea la necessità di rafforzare le tutele per il personale e di sviluppare un confronto più strutturato tra istituzioni e operatori del trasporto privato.

Ma la rassegnazione non può diventare la regola 

Il problema esiste non è più rinviabile: urge un’azione concreta per arginare questa deriva di violenza. Da alcune testimonianze raccolte emerge un dato che dovrebbe far riflettere. Si consideri che in determinate realtà c’è chi, tra i conducenti, ammette di preferire chiudere un occhio sul mancato possesso del biglietto pur di evitare tensioni o aggressioni a bordo. Se questa percezione trovasse conferma su larga scala, significherebbe che la paura sta condizionando l’applicazione delle regole. Sarebbe una sconfitta per lavoratori, aziende, istituzioni e cittadini. 

C’è chi paga e chi no

Accanto al tema della sicurezza emerge anche quello dell’evasione tariffaria. C’è chi, pur avendone la possibilità, sceglie di non pagare il biglietto sui mezzi pubblici. Un fenomeno che ogni anno sottrae alle aziende di trasporto milioni di euro ogni anno. Le stime disponibili indicano che il mancato pagamento dei titoli di viaggio incide in modo significativo sui bilanci delle aziende, riducendo risorse che potrebbero essere destinate al miglioramento del servizio, agli investimenti e alle condizioni di lavoro del personale.

Sicurezza, una sfida che riguarda tutti

Il video propone un’analisi giornalistica sul tema della sicurezza di chi opera a bordo dei mezzi pubblici e del rispetto delle regole. Maggiore tutela per conducenti e controllori, controlli efficaci e contrasto all’evasione tariffaria non rappresentano soltanto una questione di legalità, ma anche un investimento concreto nella qualità del trasporto pubblico (che diventerebbe più appetibile), nella serenità del personale e nella fiducia dei cittadini verso il servizio e le istituzioni. Non si tratta di militarizzare il trasporto pubblico, ma di garantire una presenza efficace e costante sul territorio. È una linea condivisa da diverse organizzazioni sindacali del settore, che da tempo chiedono un rafforzamento delle misure di prevenzione, una presenza più incisiva dei controlli e un’applicazione uniforme delle regole, affinché il trasporto pubblico sia percepito come un ambiente sicuro e rispettoso per lavoratori e passeggeri. 

Perché lavorare sotto minaccia non può diventare la normalità. Servono risposte concrete.

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