di Gianluca Celentano

È da un po’ che non se ne parla, ma forse la pubblicità progresso a bordo dei bus meriterebbe di tornare sotto i riflettori. I pareri, inutile dirlo, sono contrastanti. C’è chi sostiene che qualche video o messaggio non cambierà certo la direzione della società odierna, e chi invece ritiene che raggiungere ogni giorno migliaia di utenti possa essere un primo passo, purché accompagnato da controlli e presenza sul territorio. È questo, in sintesi, ciò che emerge da molte testimonianze raccolte tra conducenti di bus Tpl e gran turismo.

Le associazioni al centro

Per anni la pubblicità progresso è entrata nelle case degli italiani attraverso la televisione, con messaggi semplici ma diretti su sicurezza, educazione stradale, salute, solidarietà e rispetto reciproco. Oggi sembra quasi che quel percorso sia stato messo da parte, nonostante autobus e pullman possano diventare luoghi ideali per parlare a persone di età e provenienze diverse, magari anche con contenuti in più lingue. Il messaggio potrebbe coinvolgere associazioni datoriali del settore come Agens, Anav e Asstra, insieme alle istituzioni, qualora si volesse aprire una riflessione più ampia sul tema.

Un autobus trasporta anche comportamenti

Autobus e pullman non trasportano soltanto persone, ma migliaia di piccole relazioni quotidiane, e si osserva che c’è chi sale senza lasciare scendere, chi occupa posti riservati, chi ascolta musica ad alto volume, chi usa il telefono in viva voce, chi fuma sigarette elettroniche o crea confusione sulle regole di viaggio, e chi, invece, aggredisce l’autista. Tra questi capita di vedere chi utilizza il bus quasi come un mezzo per traslochi improvvisati e chi sottovaluta il fatto che un monopattino o altri oggetti ingombranti possano diventare un ostacolo per gli altri passeggeri. Recentemente è capitato di vedere un genitore salire a bordo con una bambina sui pattini. Per prudenza è stato suggerito di farla sedere, considerando che una frenata o un movimento improvviso del mezzo possono trasformare una situazione apparentemente normale in un potenziale rischio. Al tempo stesso esiste un ampio numero di utenti che rispetta quotidianamente le regole e che, davanti a situazioni di disordine, comportamenti poco rispettosi o percezione di scarsa tutela, può maturare un senso di disagio tale da rendere meno attrattivo il trasporto pubblico rispetto ad altre soluzioni di mobilità.

Perché non trasformare il tempo a bordo in cultura civica?

Non servono slogan moralistici, ma messaggi semplici e diretti: “Un sorriso non rallenta il viaggio”, “La sicurezza a bordo parte anche da te” oppure, con un tono più deciso: “Fate come volete, ma ricordate che il rispetto delle regole tutela tutti. Dove presenti, i sistemi di videosorveglianza rappresentano uno strumento a supporto della sicurezza e possono fornire elementi utili alle attività di accertamento delle autorità competenti”.

Piccole frasi che forse non cambieranno il mondo, ma potrebbero alleggerire tensioni, migliorare la convivenza e responsabilizzare un po’ di più. Perché la comunicazione a bordo non dovrebbe essere solo spazio commerciale; e se un autobus ogni giorno riesce a portare centinaia di persone da un punto all’altro, forse può accompagnarle anche verso un modo migliore di stare insieme.

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