di Gianluca Celentano

“La sicurezza stradale è una cosa seria e merita credibilità. Se però una parte degli utenti finisce per percepire alcuni controlli come un modo per reperire risorse anziché prevenire incidenti, non dovrebbe sorprendere l’aumento della distanza tra cittadini e istituzioni”.

Più controlli sulla velocità e dibattito aperto

Con l’estensione del sistema Tutor 3.0 su nuove tratte autostradali italiane, si è riacceso il dibattito tra automobilisti e conducenti professionali. C’è chi considera il controllo della velocità uno strumento indispensabile per ridurre il numero e la gravità degli incidenti; dall’altra chi osserva come la sicurezza stradale dipenda da molti altri fattori che ogni giorno si manifestano sulle nostre strade.

L’uso del cellulare alla guida, il mancato rispetto della distanza di sicurezza, i cambi di corsia improvvisi e senza freccia, l’occupazione prolungata della corsia centrale con quella di destra libera o le uscite effettuate all’ultimo momento sono comportamenti che, secondo molti professionisti del volante, contribuiscono in modo significativo ad aumentare i rischi per tutti gli utenti della strada.

La domanda è quindi semplice: si sta intervenendo principalmente sulle cause più frequenti degli incidenti oppure sulle violazioni più facili da rilevare e sanzionare attraverso sistemi automatici?

Veicoli più sicuri e comportamenti spesso peggiori

Negli ultimi decenni automobili, autobus e mezzi pesanti hanno compiuto enormi passi avanti sotto il profilo della sicurezza grazie all’introduzione di sistemi elettronici di assistenza alla guida, dispositivi anticollisione e standard costruttivi sempre più evoluti. Secondo diverse statistiche europee, il trasporto in autobus e pullman figura tra le modalità di viaggio più sicure in assoluto, preceduto generalmente soltanto dall’aereo e, in alcune rilevazioni, affiancato al trasporto ferroviario.

Parallelamente, però, sulle strade continuano a manifestarsi comportamenti che ogni conducente professionale osserva quotidianamente, spesso senza poter fare altro che adattarsi alle conseguenze. Tra questi figurano cambi di corsia improvvisi, mancato rispetto delle distanze di sicurezza, uscite effettuate all’ultimo momento e manovre imprevedibili che costringono autobus e mezzi pesanti a frenate brusche o a interventi correttivi per evitare situazioni di pericolo.

Velocità o altre infrazioni?

La velocità è un parametro facilmente misurabile e documentabile attraverso sistemi automatici. Molto più complesso è rilevare e contestare in modo automatico comportamenti come l’uso dello smartphone, il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, l’occupazione impropria delle corsie o le uscite effettuate all’ultimo istante, quella che molti conducenti definiscono la “diagonale”. Eppure sono proprio queste situazioni a generare gran parte dei rischi e delle tensioni che chi vive la strada per professione affronta quotidianamente.

Quindi il tema non è scegliere tra il controllo della velocità e quello dei comportamenti di guida, perché la sicurezza richiede entrambe le cose. Accanto ai controlli automatici, molti operatori chiedono maggiori investimenti nella formazione degli utenti della strada e, aggiungerei, anche nella pubblicità progresso. Resta però aperta una riflessione su quei tratti stradali ambigui ma, di fatto, extraurbani, ampi, scorrevoli e privi di attraversamenti, dove con veicoli moderni è naturale raggiungere velocità superiori ai 50 km/h, ma dove la presenza di rilevatori impostati su tale limite è pronta a far scattare la sanzione. È normale, quindi, che per molti automobilisti e autisti di autobus il confine tra prevenzione, deterrenza e finalità sanzionatoria non appaia sempre così chiaro.

Una strada più sicura non dipende soltanto da quanti chilometri orari segna il tachimetro, ma anche da come quei chilometri vengono percorsi.

Gli autisti professionisti evitano moltissimi incidenti

Chi guida per lavoro percorre decine di migliaia di chilometri all’anno e conosce bene una realtà spesso poco raccontata; impara a riconoscere e prevenire situazioni di rischio in pochi istanti. Forse se ne parla poco perché fa più notizia un mezzo pesante coinvolto in un incidente che un’utilitaria che compie una manovra azzardata davanti a un autobus. Grazie all’esperienza e alla prudenza dei conducenti professionali, sono probabilmente migliaia le situazioni potenzialmente pericolose che vengono evitate ogni giorno. Questo non significa minimizzare il ruolo della velocità, che resta un fattore di rischio importante, soprattutto quando si combina con altre cattive abitudini alla guida.

L’esperienza di un controllo

Molti anni fa, durante un servizio per una scuola a Milano, mi capitò un episodio che ancora oggi ricordo con chiarezza. Ero fermo in zona Piazzale Brescia quando, alle mie spalle, si arrestò una Fiat station wagon dalla quale scesero tre uomini in abiti civili. Erano vigili urbani, uno di loro credo mostrasse un distintivo a placca e un altro portava un’arma corta occultata posteriormente. Ma non si erano qualificati. Si avvicinarono alla porta anteriore del bus e mi chiesero i documenti di servizio, effettuando alcuni controlli sul mezzo, compreso l’estintore di bordo. All’epoca quel lavoro rappresentava per me l’unica opportunità e, come spesso accade a chi svolge una professione soggetta a verifiche e responsabilità, vivevo quei momenti con una certa apprensione. Ciò che mi colpì maggiormente non fu il controllo in sé, che rientra nelle normali attività di vigilanza, quanto il tono utilizzato durante l’interazione.

Pur mantenendo nei loro confronti un atteggiamento rispettoso e continuando a rivolgermi con il “Lei”, ebbi la percezione di un approccio piuttosto intimidatorio e, per certi aspetti, mortificante, accompagnato dall’uso del “tu” nei miei confronti. Al termine delle verifiche non vennero riscontrate irregolarità e il controllo si concluse senza contestazioni o sanzioni. Gli operatori si allontanarono e il servizio riprese regolarmente. A distanza di anni, quell’episodio mi è rimasto impresso perché mi fece comprendere quanto un controllo possa essere vissuto in modo diverso da chi lo esegue e da chi lo subisce, soprattutto quando dietro quel volante c’è una persona che sta semplicemente cercando di svolgere al meglio il proprio lavoro.

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