di Gianluca Celentano

Tra la sicurezza dei passeggeri, la propria, quella degli altri utenti della strada, gli orari da rispettare, il traffico e i semafori, esiste un’altra presenza costante che accompagna molti conducenti: il timore delle sanzioni amministrative, le multe. Un aspetto di cui spesso si parla poco, forse anche per una sorta di scaramanzia tra conducenti, ma che per più di un autista diventa motivo di riflessione sul peso, sulle responsabilità e persino sulla convenienza di questa professione.

Le sanzioni, sia chiaro, sono sempre esistite e rappresentano uno strumento importante per la sicurezza stradale. Oggi però, con sistemi di rilevazione sempre più diffusi, tecnologici e talvolta persino subdoli nella percezione di chi guida, il tema è diventato una vera chimera sulla quale si potrebbe discutere a lungo, interrogandosi senza fronzoli sugli aspetti educativi, repressivi e anche economici di questi strumenti. Per un autista professionista, infatti, anche infrazioni considerate minori ma ripetute in migliaia di chilometri in poco tempo, possono trasformarsi nel rischio concreto di perdere patente e lavoro. Forse è l’unica professione così penalizzata. 

Va inoltre ricordato che il sistema di punteggio collegato alla CQC, insieme a tutor, telecamere, autovelox e dispositivi di controllo sempre più diffusi, mostra alcune criticità soprattutto per chi trascorre migliaia di chilometri sulla strada ogni anno. O si guarda la strada e la segnaletica, magari mentre un passeggero chiede informazioni, oppure si finisce per prestare attenzione continua alle variazioni dei limiti e ai sistemi di rilevazione. Ed è altrettanto utile ricordare che, nel traffico quotidiano spesso caotico e poco disciplinato, autobus e camion si trovano frequentemente a subire situazioni di rischio generate da comportamenti altrui. 

Senza giri di parole, quella dell’autista è una delle poche professioni in cui un errore, una valutazione sbagliata può avere conseguenze che vanno ben oltre una semplice sanzione economica: possono arrivare a mettere in discussione il lavoro stesso.

Non si vuole cercare una bolla di impunità per gli autisti professionisti, ma infrastrutture capaci di essere al passo con un mondo che cambia diventando più frenetico e intollerante verso ritardi e coincidenze che non dipendono certo dal conducente, ma dai servizi.  

Frenare o accelerare?

Chi non guida un autobus o un Tir difficilmente può comprenderlo, ma introdurre lanterne semaforiche con countdown di appena 3-4 secondi sul giallo rischia di penalizzare chi trasporta persone o merci. La legge impone di fermarsi al giallo se ciò avviene in sicurezza, ma qui nasce il dubbio: chi stabilisce davvero quando una frenata è sicura? Arrestare un mezzo con passeggeri a bordo o un carico pesante, anche a velocità contenute, non è sempre una scelta senza conseguenze. Dal 2022 una normativa – DM n. 265/2022 – prevede il countdown in alcune situazioni per aumentare sicurezza e prevedibilità, eppure proprio sul verde, dove molti conducenti lo riterrebbero più utile, il suo utilizzo resta limitato. Una frenata brusca, pur corretta davanti a un semaforo, può significare persone che perdono l’equilibrio o un carico che si sposta. Il Codice della Strada impone prudenza, ma la realtà della strada è fatta di attimi, esperienza e responsabilità che nessun dispositivo può valutare al posto di chi è al volante.

“Per chi guida un autobus o un Tir il problema non è battere il semaforo, ma evitare di scegliere, in una frazione di secondo, tra una frenata brusca e una possibile sanzione.” 

Dulcis in fundo, questi sistemi finiscono talvolta per inserirsi in scenari già saturi di segnali e informazioni stradali, dove anche un conducente esperto rischia di dover dividere l’attenzione tra strada, sicurezza e continue sollecitazioni visive. 

Tra orari impossibili e patenti a rischio

Soprattutto nel Tpl la guida non è una corsa contro il tempo: il ritardo è tollerato, l’anticipo viene penalizzato. Eppure recuperare qualche minuto perso nel traffico, tra manovre scorrette di altri utenti, criticità della viabilità o assenza di vigili, significa cercare di garantire un servizio regolare, rispettare i tempi previsti ai capolinea e alle coincidenze e consentire al conducente di scaricare parte della tensione accumulata. Vi sarete certamente imbattuti in incroci liberi dove, proprio nel momento del passaggio, qualcuno davanti rallenta o si ferma improvvisamente davanti a voi. Il semaforo passa al giallo, o peggio al rosso e la multa arriva. Certo, dalle centrali operative esistono filmati da analizzare, ma molti colleghi raccontano situazioni in cui l’automobilista che interrompe la marcia del bus sembra uscirne senza conseguenze. È capitato anche a voi? Ma gli stessi conducenti si pongono anche un altra domanda: nelle violazioni con perdita di punti, la legge prevede che sia il proprietario del veicolo a comunicare i dati del conducente. Nel caso dei mezzi aziendali, quindi, entra in gioco l’a società di bus che gestisce la pratica assumendosi le conseguenze previste in caso di mancata comunicazione. Resta quindi una domanda: come trovare il giusto equilibrio tra verifica dei fatti, costi e tutela del lavoratore? 

Servirebbero accordi più chiari tra amministrazioni, aziende e Comuni attraversati dalle linee Tpl, non per creare zone franche dalle sanzioni, ma per costruire condizioni di guida più sostenibili e ridurre il rischio che chi lavora sulla strada ogni giorno paghi conseguenze sproporzionate sulla propria patente. Proviamo a immaginare cosa accadrebbe se un deposito si ritrovasse progressivamente con un numero significativo di autisti privati della possibilità di guidare: chi garantirebbe il servizio pubblico e cosa si racconterebbe ai cittadini? Questo timore potrebbe spingere verso una riduzione della velocità commerciale, con inevitabili effetti sulla puntualità e sulla qualità del servizio ai cittadini. La domanda, forse, è un’altra: a chi giova un sistema che rischia di far concentrare il conducente più sulla paura della sanzione che sulla strada e sulla sicurezza? Esiste poi un altro elemento raramente raccontato, quello che un autobus urbano o extraurbano percorre lo stesso tragitto decine di volte al giorno e le ultime corse arrivano dopo ore di concentrazione continua nel traffico. Non significa giustificare errori, ma riconoscere una realtà umana come l’affaticamento, che meriterebbe maggiore attenzione anche nel tema della sicurezza dei trasporti. 

Una mobilità al minimo?

Portando il ragionamento all’estremo, si potrebbe immaginare una soluzione apparentemente semplice: rispetto rigidissimo del Codice della Strada, velocità molto contenute ovunque e arresto sistematico a ogni giallo del semaforo. Ma cosa accadrebbe agli orari del trasporto pubblico? Accumulare ritardo significa inevitabilmente attese alle fermate, coincidenze perse, malumori e tensioni con il conducente. La politica stessa di una giunta finirebbe inevitabilmente sotto i riflettori dei cittadini. Il tema, probabilmente, non è scegliere tra sanzioni o libertà totale, ma capire se alcuni strumenti – come una diversa durata del giallo – possano essere progettati tenendo maggiormente conto delle caratteristiche dei mezzi pesanti e del trasporto pubblico, non soltanto di una viabilità pensata prevalentemente per auto e moto. Il countdown sul verde, spesso indicato da molti conducenti come possibile soluzione, oggi è  -da quanto si apprende- vietato per i veicoli dal DM n. 265 del 5 settembre 2022 sui dispositivi countdown semaforici. 

Tutto questo quando mancano autisti

La realtà di chi oggi sceglie la professione di autista passa anche da qui, tra respnsabilità e burocrazie, sanzioni, punti persi e il timore concreto di vedere limitata o compromessa quella che, per molti, rappresenta l’unica possibilità di lavoro. Non significa mettere in discussione le regole o giustificare gli errori, ma interrogarsi sul peso che alcune conseguenze possono avere su una professione già segnata da una crescente difficoltà nel reperire personale. Per questo il richiamo dovrebbe essere rivolto ad aziende, società del Tpl e del noleggio, associazioni, istituzioni e amministrazioni. Insomma, serve una collaborazione concreta, fondata su responsabilità, ascolto e conoscenza reale del lavoro sulla strada. Senza slogan o contrapposizioni, perché dietro un volante non c’è soltanto un conducente, che è la parte più importante della mobilità quotidiana e sicura di tutti.

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