È arrivato il voto del Parlamento Europeo sulle norme di emissione per i veicoli pesanti. Bene, se gli autobus interurbani dovranno seguire la normativa stabilita per i truck, entro il 2030 saranno possibili le vendite solo di autobus urbani a zero emissioni.

Il Parlamento ha adottato la sua posizione con 445 voti a favore, 152 contrari e 30 astensioni. I veicoli pesanti, come gli autocarri, gli autobus urbani e gli autobus a lunga percorrenza, sono responsabili di oltre il 25% delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) prodotte dal trasporto stradale nell’Ue e rappresentano oltre il 6% delle emissioni totali di GHG dell’Ue secondo i dati del Parlamento europeo.

I nuovi autobus urbani saranno a emissioni zero nel 2030

Tutti i nuovi Classe II dovranno essere al 100% a emissioni zero entro il 2030 (il Consiglio dell’UE aveva proposto di posticipare la scadenza al 2035, a seguito della proposta della Commissione UE presentata il 14 febbraio 2023, che chiedeva un mandato ZE per i nuovi autobus urbani nel 2030).

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Gli autobus interurbani sono stati esclusi da questo obiettivo e messi insieme a quelli per camion e coach. È stata inoltre introdotta un’esenzione per gli autobus alimentati a biometano fino al 2035.

IRU: «Il Parlamento europeo fissa obiettivi irrealistici»

Dura la replica dell’IRU: «Il voto in plenaria del Parlamento europeo sugli obiettivi di emissione di CO2 per i veicoli pesanti fissa obiettivi irrealistici per i veicoli a emissioni zero, cerca debolmente di prendere in considerazione il ruolo dei carburanti a zero emissioni nella decarbonizzazione e tenta di allineare il settore dei trasporti dell’Ue ai regimi totalitari imponendo obiettivi di acquisto agli operatori del settore».

Raluca Marian, direttore dell’IRU per l’advocacy nell’UE, ha dichiarato: «Ciò che è assolutamente inaccettabile sono gli obiettivi di acquisto obbligatori. Gli operatori commerciali del trasporto su strada non svolgono la loro attività sulla base di contratti pubblici. Ci deve essere un limite all’interventismo economico che viola in modo sproporzionato e non necessario i diritti di proprietà e di libertà d’impresa sanciti dall’Europa. Non possiamo accettare richieste irragionevoli agli operatori privati che lavorano con capitali privati e sono gli unici responsabili della gestione dei propri rischi operativi e finanziari».

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