di Gianluca Celentano (conducente di bus)

I riflettori sulla tragedia sfiorata il 20 marzo a San Donato Milanese che ha visto coinvolti 51 coraggiosi ragazzini si stanno lentamente spegnendo, come è fisiologico che sia. A un paio di settimane di distanza, fermiamoci un attimo a riflettere. Quest’onda mediatica ha cambiato qualcosa nel mondo dei conducenti?

I fatti di San Donato

Ho seguito mediaticamente, fin dalle prime ore, la tragica vicenda e non volevo credere alle notizie che drammaticamente si susseguivano sul web e notiziari, peraltro in una zona che conosco molto bene abitando nelle vicinanze; tutti elementi che coinvolgono sicuramente di più.

Per rispetto verso le indagini ha voluto temporeggiare un intervento a caldo sul tema, ma sento di poter sostenere che nel comparto del trasporto persone, nessuno conducente e azienda poteva immaginarsi un evento del genere che oltretutto non ha mai avuto un precedente.

Le difficoltà nel trovare lavoro nel trasporto pubblico

Vorrei però, se me lo permettete, fare una pubblica riflessione forse un po’ provocatoria sull’accaduto: per quale motivo un conducente senza precedenti penali, ma con esperienza e 48 anni d’età, riscontra così tante difficoltà nel reinserirsi nel settore TPL?  Una domanda che in molti si pongono, anche i famigliari di precari e disoccupati.

Con un ammirevole gesto, i conducenti di Autoguidovie si sono pubblicamente dissociati con un volantino dall’atto terroristico di Sy Oussynou, il 47enne reo dell’accaduto a San Donato, e nelle rimesse, insieme alle preoccupazioni di un lavoro oggi pieno d’ostacoli, non si parlo d’altro.

Molti colleghi al terminal di San Donato esclamano con una certa rabbia: “cerchiamo di fare il possibile per creare armonia tra autisti e passeggeri, poi avvengono questi episodi che azzerano il nostro impegno”.

Più regole per le aziende

Dopo questo episodio, anche le società minori che svolgono servizi scolastici o di linea sono state invitate dai comuni a produrre tutta una serie di documentazioni che attestino gli avvenuti controlli sul personale, il quale però, ricordo essere già costantemente monitorato anche sotto l’aspetto sanitario con il DM 88.

Non sono poche le preoccupazioni tra i conducenti anche per l‘aumento dei controlli su strada da parte delle autorità, un atto sicuramente dovuto.

Per fare il conducente ci vuole esperienza

Il mestiere dell’autista è molto delicato quanto specializzato, soprattutto perché siamo a contatto con le persone che oggi, soprattutto nelle grandi metropoli come Milano e per mille motivi, non sempre si rivolgono al conducente come ci aspetteremmo, tuttavia non è un segreto riportare che per questo lavoro ci vuole esperienza documentabile. Questo è uno dei motivi per il quale i conducenti si conoscono un po’ tutti nel loro viaggio tra le aziende, un fenomeno molto più frequente rispetto al passato a causa anche della precarietà; si forma in sostanza una sorta di feedback spesso addirittura più accurato rispetto quello delle aziende.

Se di prima mattina un autista, magari quando si prende il caffè nella saletta conducenti in attesa che si scaldi il motore e salga l’aria, mostra qualche problematica ai colleghi, il capo deposito ha la facoltà di fare uscire la scorta al posto suo nel turno di guida. Insomma, nonostante si possa imputare il settore autisti come simpaticamente folcloristico è giusto ribadire che i conducenti sono davvero controllatissimi, sia individualmente sia durante la guida con i sistemi satellitari. Infatti, fino a prova del contrario, fenomeni come quello avvenuto sulla Paullese, non sono mai capitati prima.

Semmai è da capire domandando anche alle parti sociali, se incensurati con esperienza e 48 anni, magari un po’ folcloristici, come il sottoscritto e tanti altri, troveranno maggiori possibilità lavorative dopo questa triste pagina della storia del TPL. Spes ultima dea

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