“Vivaddio se vendono l’azienda…!”. Così, senza peli sulla lingua, l’attuale amministratore delegato di Industria Italiana Autobus Giancarlo Schisan. Un commento, riportato dal dorso di Bologna de La Repubblica, che la dice tutta sullo stato dell’azienda dal futuro incerto (eufemismo).

L’AD (si) augura che gli attuali soci di IIA, Invitalia e Leonardo, escano dalla società: «Abbiamo tre soci che scalciano per uscire – ha detto il manager mercoledì mattina, intervenendo a una commissione comunale sulla situazione aziendale. È una situazione pessima per chi lavora nell’azienda, perché significa avere dei padroni che non vogliono occuparsi dell’azienda e che mal supportano e in ritardo le sue esigenze».

Di parere contrario, invece, le istituzioni locali di Bologna e Avellino (dove sorgono le due fabbriche di IIA, rispettivamente a San Donato e Flumeri) e i sindacati nazionali, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi. Sindacati che comunque – e potremmo dire ovviamente, vista la situazione, non chiudono la porta all’ingresso di privati.

Amministrazioni e sigle, però, vogliono che lo Stato resti all’interno di Industria Italiana Autobus, e che al massimo – se proprio – riduca le proprie partecipazioni.

«Se qualcuno dovesse pensare, e non solo i soci, che la produzione a Bologna piano piano sparisca, sappia che metteremo in campo tutte le iniziative per salvaguardarla, come il taglio della produzione», il monito di Maurizio Muzzicato, Rsu Fiom Cgil di Industria Italiana Autobus, riportato da Collettiva. E, a seguire, arriva una nuova sferzata: «Negli ultimi anni sono usciti dall’azienda 23 lavoratori, nove quest’anno. Ora ci sono 73-74 operai, di cui 50 diretti di produzione. Da tempo chiediamo assunzioni in produzione, ci viene detto di sì, ma non si va avanti. In 40 non si possono produrre autobus». E la rabbia tra dipendenti e operai di IIA è tanta.

Alle parole di Muzzicato si sono aggiunte quelle di Mario Garagnani, segretario Fiom Cgil a Bologna, che punta il dito contro il governo: «La responsabilità di quello che sta avvenendo ha nome e cognome: è il governo, che si caratterizza per l’assenza totale di politiche industriali. Abbiamo fermato un’operazione che andava avanti alla chetichella, chi entra deve avere spalle forti e un piano serio. E il pubblico deve rimanere a guidare la transizione aziendale in un settore strategico».

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