di Roberto Sommariva

Un’estate calda quella dell’autobus. Atac, Consip, costi standard e non ultima la vicenda Anav-ARRIVA Italia, notizia quest’ultima, passata sottotraccia ma che ha un peso determinante sugli scenari e sulle strategie di sistema del futuro.

Arriva Italia scrive ad Anav

ARRIVA Italia con una lettera del 28 giugno scorsovergata dall’amministratore delegato Angelo Costa, ha formalizzato la «dimissione ai sensi dell’art 4, comma 5, dello Statuto associativo». Costa, in altre parole, ha voltato le spalle ad Anav. Un colpo di scena? Una mossa che nessuno aveva previsto? “Ni”, direbbero qualcuno. Prima di rispondere a queste domande comunque è giusto mettere a fuoco alcuni punti che suoneranno ai più come ‘attenuanti’ rispetto alle secche dimissioni di cui sopraLa lettera indirizzata a Giuseppe Vinella, presidente nazionale di Anav, ufficializza l’uscita di Arriva Italia srl e delle aziende collegateSia, Savda, Sadem, Saf e Sab. In pratica tutte le aziende del gruppo guidato da Angelo Costa. Tutte, tranne la KM di Cremona: in buona sostanza ARRIVA ha ancora un piede in associazioneMa c’è di più. La stessa ARRIVA Italia è inoltre rappresentata sia a livello locale sia nazionale negli organi Anav e, se tutte queste ‘attenuanti’ non bastassero, la lettera del 28 giugno, o meglio l’oggetto della missiva, avrebbe efficacia dal primo di gennaio 2019 (e per altri dal 31 dicembre del prossimo anno)Insomma, viste nella sua interezza, le ‘dimissioni’ di ARRIVA sembrano più una ‘finta’ per smarcare il compagno di squadra che ha un bel destro che un vero e proprio gol a porta vuota.

Arriva Italia, la partita a scacchi

In altre parole quello di ARRIVA sembra un avvertimento, una bella mossa di una partita di scacchi che non sarà certamente breve. Ma con quale fine? In realtà i punti di confronto tra Anav e ARRIVA sono più d’unoPartiamo da quello più importante. Anav è la più importante associazione di categoria del settore privato del trasporto pubblico su gomma. Un’organizzazione le cui capacità eesperienza hanno sempre fatto la differenza e che hanno consentito, in questi anni, di spostare l’attenzione delle istituzioni sul settore (che è cresciuto molto). Ad Anav è da addebitare anche la capacità di porre l’accento sulla qualità e la sicurezza del trasporto collettivo, cosa non da poco in un mondo che ragiona solo sul low costPerò c’è un però. Anav è storicamente legata a doppio filo al settore della lunga percorrenza e il trasporto pubblico locale, seppur attenzionato, sembra essere messo in secondo piano. Il Tpl, di contro, è il core di ARRIVA Italia, azienda che in molti casi, sembrerebbe, non si è sentita rappresentata. Sul piano della comunicazione l’approccio di Anav è molto chiaro e ‘schierato’. Caso emblematico è il comunicato stampa diramato dalla stessa Anav l’8 maggio scorso in occasione dell’ennesimo bus di Atac andato a fuoco. L’associazione, invece di diramare un comunicato sulla necessità di aprire il mercato e avviare la stagione delle gare di servizio spedì a tutte le redazioni una nota in cui si evidenziava il fatto che “mentre un bus Atac va in fiamme, in Campidoglio si discute sul divieto di accesso dei bus turistici”. Tutto giusto, ci mancherebbe altro, e l’associazione fa benissimo a contrastare le politiche contrarie all’utilizzo del mezzo pubblico. Dall’altra, il comunicato svela la natura stessa dell’associazione tanto che in quelle ore il borbottio di alcuni associati è arrivato siano alla nostra redazione. 

Arriva Italia, aggregazione quando?

Altro tema di confronto tra ARRIVA Italia e Anav è quello relativo all’aggregazione con Asstra e Agens (fortemente voluta dal gruppo guidato da Angelo Costa)Di questa fusione si parla da tempo, ma non si è mai fatto nulla di concreto. L’unica azione di una certa rilevanza è arrivata dalla Lombardia al tempo della presidenza Locatelli-Scarfone, azione che poi aveva trovato il ‘niet’ dei piani alti. Ma la domanda vera è: questo benedetto matrimonio s’ha da fare? L’analisi dei tre soggetti sembra andare in direzione opposta. Di fronte abbiamo tre realtà che rappresentano, infatti, sottoinsiemi diversi di uno stesso settore. Anav esprime il lato liberista, Asstra quello statale mentre Agens è un grande ibridoInfatti, pur facendo parte di Confindustria, come Anav, Agens ha l’obiettivo primario di integrare FS nel sistema nazionale delle imprese private (si legge nel suo statuto). Quale sarà, se mai lo sarà, il punto di unione? E poi: chi integrerà che cosa? Chi avrà il boccino in mano e chi esprimerà gli organi non elettivi?

E i costi standard?

Altro punto su cui ARRIVA Italia non sembra essere in scia con la linea dettata da Anav è quello relativo ai costi standard. Secondo i ben informati l’azienda guidata da Angelo Costa avrebbe voluto porre l’accento sull’efficienza delle aziende (un punto che divide ancora in due l’Italia) e sul tema dei corrispettivi (richieste a quanto pare inascoltate) Ma c’è di più. Altro tema che ha portato all’ormai famosa lettera del 28 giugno scorso è stato il tema Consip (in verità le frizioni e le prese di posizione su questo tema non arrivano solo da ARRIVA). I prezzi degli autobus sono troppo alti e il 30 per cento del contributo andrebbe a ‘limare’ l’extracosto partorito dalla gara centralizzata. Ma c’è un altro tema: quello del full service, un tema tutto da analizzare. 

Attenzione alle gare di servizio

Insomma non manca la carne al fuoco. La speranza è che tutta questa carne non produca solo il fumo dei costi di partecipazione ma apra un serio dibattito sul posizionamento di Anav. Anche perché l’anno prossimo si aprirà la grande stagione delle gare di servizio.

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