di Gianluca Celentano, conducente bus
video di Roberto Merlini, conducente bus

Abbiamo parlato a lungo di sicurezza e condizioni di lavoro dell’autista, oggi più che mai obbligato a destreggiarsi in una numerosa documentazione – che in parte non prevede ancora lo snellimento telematico -, nel traffico non certo amico e nei rapporti sociali non facili. Tutti aspetti che possono drammaticamente convergere nello stesso momento durante la guida di un bus. Un aspetto, oltre alle retribuzioni e infrastrutture, che rappresenta la vera e propria Spada di Damocle, senza se e senza ma, che oggi pende sul capo dei conducenti italiani e sulla loro motivazione.

La nuova Direttiva EU imporrà dal 2024 ai mezzi di nuova omologazione il montaggio di Sistemi Adas Advanced Driver Assistance Systems – in grado di “illuminare” gli angoli ciechi. Molto simile al già diffuso sistema anti collisione, è capace di fermare e avvisare il conducente in presenza di ostacoli o persone non visualizzate dagli specchi retrovisori durante le svolte. 

“Devi prevedere”

Una delle raccomandazioni che ricordo più di tutte durante la scuola conducenti impartita da un’importante azienda, è il saper prevedere le mosse altrui. Con umorismo potrei sostenere che l’autista dev’essere molto intuitivo e, qualcuno riassume l’ampio concetto, sostenendo necessarie anche doti psicologiche sul comportamento sociale. Infatti se adoperi tutta la perizia e negligenza possibile c’è sempre un incognita che può rovesciare tutto. È il paradosso della legge di Murphy.

L’opinione sul piazzale

“Se hai occhio e intuizione non succede…”, questo è quello che rispondono molti colleghi se gli domandi quale idea abbiano sui dispositivi Adas per l’assistenza durante la guida, promuovendo però (e unicamente), le retrocamere per la marcia indietro. L’investimento per queste apparecchiature non trova quindi molti consensi soprattutto considerando un’equazione che molti mi pongono: “È più facile aumentare i costi alle aziende piuttosto che educare l’utilizzatore delle strada.”

Il punto di An.bti

Ho rivolto a Riccardo Verona, presidente di Bus turistici italiani e in procinto di organizzare il convegno An.Bti in scena a “La Versiliana il 19-20 giugno 2023, il mio sondaggio al quale ha così risposto: «Personalmente sono sempre favorevole alle novità sulla sicurezza e al comfort sia dell’autista che per il passeggero. Il punto è che in Italia manca l’educazione stradale che dovrebbe essere insegnata alle scuole. Facendo così potrebbero diminuire anche gli incidenti. Inoltre manca il rispetto verso il bus turistico e della figura dell’autista. Un esempio banale ma attuale, sono le gite scolastiche. Qui le scuole  pagano la cauzione per eventuali danni o sporcizia arrecati agli hotel, sui bus questo non avviene. Anzi lo usano come fosse una discarica dell’immondizia e al rientro occorrono due ore circa per sistemarlo. Quando non viene danneggiato. Ma quando viaggiano in treno o in aereo non sporcano, come mai? Le aziende dovrebbero imporsi come hanno fatto gli hotel negli anni scorsi, sia per la pulizia dei mezzi ma soprattutto per il rispetto di chi lavora. Aggiungo e chiudo con una domanda: A quando una voce comune e concreta nel comparto che spazzi via il diffuso costume di rimbalzare il problema?».

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