Referendum Atac, la proposta dei Radicali accolta da oltre 30mila firme si concretizzerà in una consultazione cittadina in ottobre. Il referendum sulla liberalizzazione del tpl romano, ha deciso la giunta Raggi, non si terrà il 3 giugno, data fissata in precedenza.

Slittamento per evitare il voto di pancia

Lo slittamento, secondo gli organi di stampa, sarebbe legato alla necessità addotta dall’amministrazione di un tempo più lungo per consentire ai cittadini di formarsi un’opinione più precisa, oltre alla constatazione che alcuni cittadini (quelli residenti nei municipi III e VIII) nel mese di giugno sarebbero stati chiamati alle urne 3 volte. Di fatto, la proposta del referendum, ovvero la messa a gara del servizio, contrasta con la strategia della giunta Raggi, concentrata sul mantenimento in house dell’azienda di trasporti capitolina, alle prese col concordato in continuità in una fase in cui si attende ancora la decisione finale dei giudici. Entro il 30 maggio, infatti, l’azienda dovrà sciogliere i nodi rilevati preliminarmente dal tribunale modificando e integrando parti importanti del piano presentato dal management di Via Prenestina. Il rischio, in caso di referendum il 3 giugno, sarebbe stato che una bocciatura del piano offrisse lo spunto per un’ondata emotiva che avrebbe portato, pochi giorni dopo, a un voto di netta rottura al referendum.

Referendum Atac, ecco il testo

“Volete voi che, a decorrere dal 3 dicembre 2019, Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al Trasporto Pubblico Locale di superficie e sotterraneo, ovvero su gomma e su rotaia, mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”: questo il testo del referendum chiesto dai radicali. La scelta, in soldoni, è tra il mantenere le cose come stanno (il Comune di Roma Capitale ha sempre affidato “in house” il servizio di trasporto pubblico ad ATAC) o, altrimenti, imprimere una svolta in direzione della concorrenza e del mercato, mettendo a gara tale servizio. Magari suddividendolo per lotti, o per gruppi di linee. Esattamente come richiesto dalle normative europee, per ora recepite con una certa inerzia in Italia, come dimostrano, giusto a titolo di esempio, i casi di Milano (servizio prorogato fino al 2020 nelle mani di Atm), Genova, Abruzzo. Si sta muovendo in pieno rispetto con le direttive europee, invece, Bolzano, dove è stata da poco bandita la gara decennale per il trasporto pubblico extraurbano.

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