La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha inviato al ministro Giovannini del Mims una sorta di “agenda” del trasporto pubblico per trattare tutti i temi aperti, in vista del confronto che si svolgerà nei prossimi mesi. Nel documento, in particolare, si richiede l’accelerazione dell’iter di approvazione dei decreti ancora in sospeso, e l’erogazione delle risorse di sostegno al settore.

Mims, il trasporto pubblico e l’impatto della pandemia

La pandemia ha avuto e sta tutt’ora avendo conseguenze pesantissime per il settore dei trasporti. Innanzitutto a causa dell’improvviso crollo dell’utenza del tpl, e di conseguenza degli introiti tariffari, sia durante il periodo di completo lockdown, sia nei mesi successivi. Inoltre, ai minori introiti derivanti dalla minore domanda (smart working, didattica a distanza, diffidenza verso il mezzo pubblico) si sono aggiunti gli effetti della riduzione del load factor e i costi per l’attuazione delle misure di prevenzione del contagio (tecnologie di sanificazione).

In base ai dati – parziali – dell’Osservatorio tpl e alle stime delle aziende di trasporti, le perdite ammontano a circa un miliardo e mezzo da inizio pandemia fino a fine 2020, e a circa 800 milioni di euro per il primo semestre 2021. A queste perdite si devono poi aggiungere gli oneri derivanti dal rimborso dei titoli di viaggio non utilizzati, ancora non esattamente quantificati.

Il documento sottoposto al Mims precisa che l’unica soluzione possibile per salvare il trasporto pubblico è la copertura statale dei mancati ricavi per l’intero periodo dell’emergenza.

Riprogrammare il tpl con le criticità attuali

Il DPCM del 3 dicembre 2020 ha previsto l’attivazione di tavoli di coordinamento, presieduti dai Prefetti, con la redazione finale di un documento operativo. L’obiettivo del Mims è quello di riprogrammare i servizi di trasporto pubblico in funzione della ripresa progressiva delle attività scolastiche e lavorative, rispettando gli attuali limiti alla capienza dei mezzi.

Le risorse stanziate per il 2021 sono pari a 390 milioni di euro. Saranno utilizzabili per finanziare quei servizi che, nel periodo pre-Covid, hanno avuto una percentuale di riempimento maggiore di quella attualmente prevista (oggi il 50%). Tale criterio ha creato difficoltà, poiché in molti casi l’attivazione di alcune linee si è resa necessaria per far fronte a rimodulazioni della domanda di trasporto. Nel documento sono state segnalate le difficoltà riscontrate nell’attivazione di alcuni servizi aggiuntivi. Sul fronte della capienza effettiva degli autobus, è stato inoltre comunicato che la chiusura della porta anteriore e il divieto di utilizzo dei posti più prossimi all’autista (sia a sedere che in piedi) hanno comportato un’ulteriore diminuzione dello spazio disponibile a bordo e la conseguente concentrazione dei viaggiatori in uno spazio più ridotto. Il limite di riempimento massimo dei mezzi TPL è attualmente il 50% dei posti omologati, sia di quelli in piedi che a sedere. Per i bus turistici, omologati solo per i posti a sedere, il load factor è ancora più penalizzante. Si chiede perciò che il numero di posti utilizzabile sugli autobus turistici sia uguale al numero massimo di posti utilizzabili negli autobus di linea adibiti a TPL aventi analoghe caratteristiche strutturali.

Il Protocollo con le associazioni di categoria e le Linee guida per il TPL, allegati ai DPCM, hanno disposto alcune misure di sicurezza. Tra queste, la sospensione della bigliettazione e del controllo, che tuttavia rischiano di favorire l’evasione tariffaria, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria delle aziende. Altre criticità segnalate riguardano la possibile estensione del calendario scolastico e la capienza dei mezzi per il trasporto turistico in vista del prossimo periodo, che registrerà un probabile incremento degli spostamenti.

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