gara tpl della Toscana

Il 2016 è stato un anno importante. Certo, non sono mancate le criticità per un settore che sembra dover ritrovare (ogni volta) un proprio equilibrio. Il mercato del bus versa in una profonda crisi e il segmento degli urbani è lo specchio di una Paese in declino. Eppure il 2016 sarebbe dovuto essere l’anno della svolta. I più ottimisti parlavano di volumi attorno alle 3.000 unità ma, purtroppo, l’anno si è chiuso a circa 1.600 mezzi (grazie agli autobus di Classe III). Una penuria per un parco tra i più vecchi d’Europa e una vergogna per una classe politica che si professa, da sempre, amica del trasporto pubblico ma che nei fatti non mette in campo nessun tipo di azione di rilancio. Eppure sul tavolo dell’anno che verrà ci sono importanti ‘faldoni’, come quello di Atac Roma ma più in generale quelli di un Paese che dovrà abituarsi all’idea delle gare di servizio. Qui di seguito riportiamo tre fatti che più di altri hanno segnano questo 2016.

Riforma Madia per il tpl, un anno di congressi (inutili)

La Riforma Madia aveva in sé il seme per regolare lo sviluppo della mobilità collettiva e innalzare la velocità commerciale del tpl. Ma non solo. Prevedeva la messa al bando dei bus più inquinanti, normava le partecipate e faceva chiarezza sulle procedure di gara. Ma la Corte Costituzionale, dando ragione alla Regione Veneto, ha dichiarato parzialmente illegittima la riforma Madia della pubblica amministrazione. Su alcuni temi non è stata cercata l’intesa con le Regioni ma è stato chiesto solo un parere. In particolare la Consulta ha puntato l’indice sulle norme contenenti la delega al governo per l’attuazione di alcuni decreti. La regione Veneto aveva presentato ricorso chiamando la Corte a valutare la legittimità costituzionale di alcune norme della riforma, in particolare, pubblico impiego, dirigenza, partecipate e servizi pubblici locali. Ora è tutto da rifare si è perso un alto anno e oggi non sembrano esserci le condizioni politiche per una riforma coraggiosa.

gara tpl della Toscana

 

Busitalia, Renato Mazzoncini punta sul tpl. E su Flixbus

Il grande protagonista del 2016 è lui: Renato Mazzoncini amministratore delegato di Fs che ha un grande amore: l’autobus. Mazzoncini ha annunciato investimenti pari a 94 miliardi di euro, destinati ad arricchire la flotta di Busitalia di 3mila mezzi e aumentare la penetrazione dell’operatore nella lunga distanza su bus. L’azienda vuole passare dal 6 per cento di market share attuale al 25 per cento nel 2026 nel mercato della gomma pubblica, oltre che un operatore di mobilità integrata e globale. «Per raccogliere le nuove sfide che mercato ed evoluzione tecnologica pongono alle imprese di trasporto – ha sottolineato Mazzoncini – bisogna offrire servizi di mobilità integrati che vedano i vari attori coinvolti cooperare finalmente tra loro superando una visione autarchica che ha finora condizionato il settore». Fs sta già lavorando a una piattaforma digitale che permetterà di pianificare e acquistare il viaggio scegliendo i mezzi di trasporto più idonei. L’obiettivo? Sbarrare la strada a Flixbus.

renato mazzoncini matteo renzi delrio

Gara Toscana Tpl, Mobit e Ratp si fronteggiano

Un gara nata male e finita peggio. Intanto che la Regione Toscana cerca una soluzione per uscire dal pantano i due contendenti, Mobit e Autolinee Toscane, si fronteggiano a suon di carte bollate. Il Consorzio Mobit, come riportato da autobusweb,  ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar delle Toscana che ha annullata, con la sentenza del 28 ottobre scorso, l’assegnazione della gara del trasporto pubblico locale della regione, vinta dai francesi di Autolinee Toscane , e anche le offerte presentate da entrambi i concorrenti. Secondo Mobit «il Tar ha riconosciuto che l’offerta economica di Autolinee Toscane è basata su un piano economico finanziario (Pef) che non rispetta le prescrizioni delle linee guida della gara». Per Mobit inoltre, Autolinee Toscane, facente capo al gruppo francese Ratp, non avrebbe neanche potuto partecipare alla gara sulla base della normativa nazionale, in particolare la legge Burlando, e di quella europea. Entro giugno 2017 si dovrebbe chiarire la situazione e, forse, sbloccare il piano di investimenti in tema di parco rotabile.
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