di Gianluca Celentano (conducente bus)

Sono appena arrivato sul piazzale privato di una multinazionale, i passeggeri scendono per affrontare una nuova giornata lavorativa, mentre io devo cercare un parcheggio per sostare con il bus sapendo che sarà tutt’altro che semplice. Vicino a me c’è lo Sprinter di un ragazzo addetto alle consegne per una grossa compagnia: con una certo imbarazzo mi avvicino e dal mio finestrino cerco di conoscerlo.

È un trentenne e mi appare disponibile a scambiare qualche parola; è un tipo molto preciso, ha un lettore scanner in mano con cui registra i pacchi; più ne registra, più ne consegna e più guadagna, dovrebbe funzionare così. Un po’ come un promoter, gli domando in maniera secca: ti piacerebbe guidare un autobus? Risponde di si e gli si illumina il viso.
Bene, aggancio effettuato! Ora passo a dargli qualche altra notizia e fargli qualche domanda.

Il tutto dura pochi minuti, ma riesco ad avere il quadro della situazione. Lui sembra ignorare le problematiche legate al rapporto con il pubblico a bordo, senz’altro diverso rispetto al cliente ben lieto di farsi consegnare un atteso acquisto. Solo il traffico è uguale, ma le misure dei furgoni sono un sicuro aiuto

Le ore di lavoro

Lo informo che diverse aziende offrono un contributo per il conseguimento della patente D e CQC e stranamente non lo sapeva e la notizia sembra interessarlo. Poi passo a qualche domanda mirata sui turni chiedendogli: quante ore lavori al giorno per le consegne?  Lui risponde di stare in ballo anche 12 ore. Ometto il discorso del nastro lavorativo per gli autisti professionisti, spiegandogli: sulla linea sei intorno alle 7/8 ore. Altra illuminazione del viso. Aggiungo che il lavoro è articolato su turni, spesso alla mattina presto, ma ci sono  settimane nelle quali si può dormire un po’ di più. Lui risponde che si alza senza problemi alle 4 o 5 di mattina.

Bonus ingresso in azienda

Il discorso passa ai costi della patente. Infatti il corriere vorrebbe fare la patente D, ma la spesa e il tempo sono un freno, d’altronde facendo 12 ore al giorno quando frequenterebbe l’autoscuola? Poi provo a indicargli l’offerta di alcune società che mettono in campo un bonus per chi entra in azienda passando da un’accademia formativa. Terza illuminazione del viso, per altro molto espressivo.

Il nodo del guadagno

Fatto trenta vado per il trentuno e qui divento rosso io: provo a chiedergli quanto guadagna. Lui è disinvolto e mi dice che realizza circa 1.900 euro al mese. In realtà un confidente della Cisl mi informa che la retribuzione dei corrieri è al di sotto di quella dei conducenti di bus citandomi la sigla G1, un valore intermedio inserito fra ben 22 livelli retributivi. Osservo che si attesta ai 1700 euro (probabilmente lordi) e il sindacalista aggiunge che il lavoro è conteggiato per otto ore che spesso diventano molte di più nel fine settimana. 

Entusiasmo finito

Riesco a catturare con il consenso dei corrieri con qualche testimonianza video che ribalta completamente la prima versione rilasciata a telecamera spenta. Strano! Comprendo che il possesso della sola patente B per il lavoro di consegne, esclude l’autista da tutta una serie di norme, come ad esempio, il poter pranzare con una pizza e una birretta fresca, o il poter tranquillamente parlare in vivavoce al telefono ascoltando la musica. Insomma la privacy è un aspetto fondamentale soprattutto quando sui piazzali dei bus di linea i colleghi ti chiamano ad alta voce per cognome. Allo stesso tempo il possedere una patente superiore in tasca non è più un sinonimo di essere “un drago” della strada.

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