di Gianluca Celentano, conducente bus

Nicola Biscotti, Presidente Anav, è stato chiaro al XVIII Convegno Nazionale Asstra, sostenendo che il trasporto pubblico con autobus non è un settore marginale. Occorre infatti rivederne il finanziamento pubblico, ma soprattutto andare più in là, puntando sul Fondo Nazionale Trasporti, che richiede un rifinanziamento di 1,6 miliardi di euro. C’è da chiedersi che fine faranno le microimprese di autoservizi, oggi in molti casi realtà satellite dei grossi gruppi che esercitano sia il tpl che il noleggio. Del resto sono proprio le piccole società che percepiscono maggiormente un abbandono associativo.

Fare gruppo per sopravvivere?

Qualche imprenditore mi conferma che già da qualche anno è strategicamente diventato partner di un importante gruppo italiano, che, seppur distante, ha la possibilità e il potenziale per concorrere nell’ aggiudicarsi interessanti servizi un po’ ovunque, come le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Si tratta di una sorta di escamotage per garantire la sopravvivenza di società e conducenti. Altri vettori con più di una ventina di bus sembrano camminare con le loro gambe nel noleggio puntando sulla quantità. Offrono buone retribuzioni e gli autisti non sembrano scontenti, neppure dell’aspetto organizzativo. I problemi sono legati alla tipologia di viaggiatori, come le scolaresche, ma il quadro è davvero mutabile in base alla società. Ho capito che la perfezione non esiste e neppure la si pretende, ma esiste molta fantasia per far tornare i conti in un momento di carenza conducenti.

Le associazioni di impresa

Anni di buio sul comparto hanno generato importanti preconcetti nei confronti delle associazioni di categoria, definite troppo “politicizzate”, interessate agli introiti e assolutamente lontane dalla realtà, soprattutto delle piccole società. Sarà perché nella gestione non è mai approdato uno dei tanti conducenti che sul piazzale narra con pessimismo l’evoluzione del nostro comparto?

Da quello che ho potuto osservare ho percepito che ognuna è specializzata in qualcosa: magari argomenti più vicini al conducente, come gli assurdi divieti o le proroghe, altre si focalizzano con molta competenza sui costi d’impresa come il caro carburante.

Quindi, al di là della qualità, trasparenza e soggettiva onestà che ci sia aspetta quando ci si associa a un organizzazione, le parole del presidente di Anav Biscotti, circa la necessità di rifinanziare il settore, risultano obiettivamente le più sagge e auspicabili per l’interesse di tutti. Questo considerando che in Italia abbiamo la libertà di esprimerci scegliendo le organizzazioni ritenute più realiste per la nostra tipologia di società.

Servirebbe probabilmente più dialogo trasversale anche fra associazioni mettendo in secondo piano le proprie virtù di onnipotenza per concentrarsi sulle emergenze condivise di chiunque oggi possieda un autobus e dipendenti. Forse occorre coraggio e saper essere critici verso coloro che non conoscendo il settore pontificano spese smisurate per progetti quando non ci sono ancora strade attrezzate, servizi per gli autobus e guardrail a norma?

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