Molte città in tutto il mondo hanno già compiuto passi importanti verso un trasporto pubblico più sostenibile. Ma per raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2030-2050 secondo l’accordo di Parigi è necessario procedere a un ritmo più elevato. Volvo Buses ha quindi redatto un documento che tratta le linee guida per una transizione graduale a una mobilità elettrica. Lars Johansson, responsabile degli Affari pubblici e Relazioni con il Governo presso Volvo Buses, ha risposto alle domande più importanti sul tema.

Mobilità elettrica: qual è il momento giusto per una città per iniziare una transizione agli e-bus?

Raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi per una mobilità completamente priva di combustibili fossili entro il 2050 è una questione urgente per rallentare il riscaldamento globale. Molti paesi dell’UE si stanno già impegnando per ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto al 1990, entro il 2030.

L’approccio all’implementazione del trasporto pubblico elettrico tuttavia è diverso nei vari paesi. La Cina, ad esempio, possiede circa il 90% dei bus elettrici del mondo, scelta dovuta alla necessità di migliorare la qualità dell’aria in molte città. In paesi come USA e Canada ci sono grossi finanziamenti per l’acquisto di e-bus e anche in America Latina si sta diffondendo la tendenza all’elettromobilità. In Europa, invece, vi sono procedure di gara con pochi contributi statali per l’acquisto di bus elettrici. 

La direttiva UE sui veicoli puliti, che entrerà in vigore nel corso del 2021, accelererà la transizione, cruciale poiché per ridurre le emissioni è fondamentale eliminare gli autobus a propulsione tradizionale. L’iniziativa interesserà tutti gli appalti di bus urbani nell’Unione Europea: ogni paese dovrà acquistare una data percentuale (quote stabilite in proporzioni diverse per ciascun paese membro) di veicoli a basse o zero emissioni, come gli autobus elettrici. L’obiettivo non è solo migliorare la qualità dell’aria, il cui inquinamento rappresenta un rischio per la salute, ma anche ridurre il traffico e il rumore da esso causato, che a sua volta può provocare danni all’organismo. Per questo, sempre più città stanno introducendo restrizioni al transito dei veicoli diesel almeno nei centri storici.

Il passaggio a una mobilità elettrica,  senza gas di scarico e rumorosità, rappresenta dunque un passo importante verso la sostenibilità a tutti i livelli.

Di quanto tempo necessita il passaggio a una mobilità elettrica su larga scala?

Le condizioni per l’implementazione di della mobilità elettrica variano da città a città. Tra i fattori chiave vi sono le procedure di appalto e le normative locali. Nella maggior parte dei casi occorrono almeno 18 mesi dall’inizio del processo all’immissione in servizio degli autobus elettrici. Gli appalti per e-bus, rispetto ai tradizionali, coinvolgono molte più parti interessate: oltre all’autorità pubblica per i trasporti (PTA), l’operatore di trasporto, i produttori dei veicoli e delle infrastrutture di ricarica, il Comune e i fornitori di energia elettrica. Il passaggio necessita quindi di un’attenta pianificazione e una stretta collaborazione tra i vari stakeholder.

Un’altra questione cruciale è la disponibilità di elettricità. Indipendentemente dall’infrastruttura di ricarica scelta, gli autobus elettrici pongono grandi esigenze in termini di capacità elettrica. È quindi importante avere un dialogo con i fornitori di energia e la città sui permessi di costruzione.

Volvo Buses ha investito molto presto nella mobilità elettrica: i primi e-bus sono stati messi in servizio a Goteborg, in Svezia, già nel 2015, proprio grazie alla sinergia tra il Comune, il PTA Vasttrafik, il fornitore locale di energia Goteborg Energi, l’operatore di autobus Keolis e la Chalmers University of Technology. Grazie alla sua esperienza, ora Volvo Buses si pone come guida per il passaggio alla mobilità elettrica in molte città intenzionate alla transizione.

Come assicurarsi infrastrutture di ricarica efficienti

L’implementazione di un sistema completo di mobilità elettrica è un’attività complessa, che deve considerare fattori come la lunghezza del percorso, la topografia, la frequenza e la capacità dei mezzi. Un’infrastruttura di ricarica ottimale richiede un’attenta analisi e simulazioni di ogni singolo percorso su cui circoleranno gli autobus elettrici. Questo significa che sono necessarie soluzioni specifiche per ogni città. In molti casi, una combinazione di ricarica in deposito e ricarica rapida lungo il percorso può essere la soluzione migliore da un punto di vista operativo. Sui tratti con molto traffico, le stazioni di ricarica lungo il percorso offrono agli autobus un’autonomia illimitata e più ore di guida. Un altro aspetto da considerare è la capacità di rete locale, che dipende dall’area geografica.

Le batterie degli e-bus sono ancora molto costose: è quindi estremamente importante assicurarsi che le batterie siano utilizzate in modo ottimale per garantire la durata più lunga possibile. Quando una batteria viene messa fuori servizio, ha ancora capacità e può essere utilizzata in applicazioni di seconda vita, per esempio come deposito di accumulo di energia o UPS (potenza ininterrotta di fornitura), riducendo così l’impatto ambientale.

È cruciale, poi, il tema delle interfacce open per le infrastrutture di ricarica. Tutti gli e-bus, a prescindere dalla marca, devono infatti poter utilizzare le stesse colonnine. In Europa sono stati definiti gli standard da applicare attraverso il progetto UE “ASSURED”: ricarica in deposito tramite cavo CCS, possibilità di ricarica tramite montaggio sul tetto di un pantografo o tramite contatto elettrico sulla strada.

Qual è il reale impatto ambientale della mobilità elettrica?

La mobilità elettrica è estremamente vantaggiosa per l’ambiente, principalmente in termini di riduzione dei gas serra e del rumore. Un esempio concreto è proprio Goteborg, che implementando l’elettrificazione del trasporto e sostituendo i veicoli diesel ridurrà le sue emissioni di CO₂ di 14.500 tonnellate all’anno, che corrispondono a quelle di circa 5.000 auto. Gli e-bus, inoltre, garantiscono un risparmio energetico consistente (-80%) rispetto ai veicoli diesel.

Una domanda che spesso emerge nei dibattiti sul tema della mobilità elettrica è quanto sia pulita l’elettricità dal punto di vista delle emissioni di CO2. A seconda che l’elettricità sia prodotta da fonti rinnovabili o combustibili fossili, l’impatto del carbonio – da pozzo a serbatoio – può variare da un minimo di 10g a oltre 1.000g di CO₂ per kWh.

Anche se molti paesi nel mondo producono ancora un’alta percentuale di elettricità da fonti fossili, si osserva un trend positivo anche fuori Europa con la costruzione di nuovi impianti energetici basati su fonti rinnovabili.

I più importanti fattori di successo per l’implementazione della mobilità elettrica

Volvo Buses riassume dunque nel documento i principali fattori di successo per l’avvio della transizione verso l’elettrificazione:

  • Volontà politica: È quella che fa iniziare tutto, poiché la transizione energetica richiede volontà, visione e decisione della politica, un approccio a lungo termine e conoscenza su cosa sia effettivamente l’elettrificazione, i suoi effetti e le opportunità che crea.
  • Approccio collaborativo: l’implementazione di un trasporto elettrificato è completamente diverso dall’acquisto di autobus diesel, perché richiede stretta collaborazione e coinvolgimento tra i vari stakeholder, soprattutto a livello burocratico
  • Analisi approfondita di percorso, topografia, clima, numero di passeggeri, densità del traffico, tipi di autobus, capacità delle battierie, tutti fattori che influenzano la scelta del tipo di infrastruttura di ricarica.

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