Lo smog continua ad abbattersi sulle citta’ italiane, soprattutto quelle di grandi dimensioni: nel 2019 nell’85,6% di 90 Comuni capoluogo – che hanno monitorato l’inquinamento da PM2,5 (polveri supersottili) – viene superato il valore di riferimento raccomandato dall’Oms per la salute, con differenze territoriali (97,8% al Nord, 88,9% al Centro e 63% nel Mezzogiorno) che pero’ “si annullano nei 14 capoluoghi metropolitani, tutti sopra il limite di riferimento per il PM2,5”. Cosi’ l’Istat nel rapporto sulla situazione del Paese, nella parte dedicata alle citta’ e all’ambiente, dove si racconta anche la situazione sulla mobilita’ locale (il Tpl che ancora ha bisogno di lavoro), sulle piste ciclabili, sulla disponibilita’ di verde urbano, sulla gestione dei rifiuti, e sui servizi di fognatura e depurazione delle acque reflue. 

Istat: l’85,6% delle città è fuorilegge per i livelli di smog

Per l’Istat l’inquinamento dell’aria, in questi casi, e’ a “livelli che comportano rischi per la salute della popolazione”. Potenziare i servizi di trasporto pubblico locale (Tpl) e’ “la principale leva per la transizione verso un sistema di mobilita’ urbana sostenibile. La rete del Tpl su ferro e’ in crescita ma resta circoscritta a poche citta’ (rete complessiva di 369,2 km, +8,8% dal 2014); sono sette le citta’ che dispongono di una metropolitana (per una rete complessiva di 191,2 km, +9,4% dal 2014). La flotta di autobus e filobus costituisce oltre il 95% dell’offerta complessiva di Tpl. Nei comuni capoluogo i mezzi a basse emissioni” sono “pari a meno di un terzo, mentre ancora oltre un terzo e’ in classe Euro 4 o inferiore”. Sono “ancora marcate le differenze territoriali nella dotazione di piste ciclabili”. La quota di rifiuti smaltiti in discarica e’ del 20,9% nel 2019 (ancora troppo alta rispetto al target Ue del 10%): “oltre ai divari territoriali in termini di efficienza e capacita’ impiantistica, emerge una difficolta’ specifica delle grandi citta’”. Sulla differenziata “i risultati sono ancora insufficienti” (per l’Ue l’obiettivo e’ del 65%, che era da raggiungere al 2012): nel 2019 “la quota e’ del 61,3% per l’intero Paese e del 52% per il sottoinsieme dei comuni capoluogo”. Il servizio pubblico di fognatura e quello di depurazione delle acque reflue urbane “presentano ampi margini di riduzione dei divari territoriali”: nel 2018, “erano allacciati alle reti fognarie il 94,1% dei residenti del nord-ovest ma appena l’80,5% dei residenti delle Isole”. Ci sono “carenze anche nel servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane, non ancora disponibile per circa 18 milioni di abitanti, di cui 1,6 milioni residenti in 339 Comuni completamente privi del servizio”.

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