La debolezza politica di Di Maio, le elezioni europee di maggio e il rimpasto all’orizzonte sono tutti elementi che amplificano la complicata situazione di Industria Italia Autobus, piattaforma, quest’ultima, in cui il Ministero del Lavoro ha mostrato il suo lato più fragile e movimentista.  In questi giorni si rincorrono voci sul possibile partner ‘industriale’ che dovrebbe, secondo il ministro del lavoro, rilevare circa il 30 per cento delle quote (versando 9 milioni di euro). Secondo alcune fonti, il Governo avrebbe assoldato una Banca d’Affari che ha contattato, proprio in questi giorni, i maggiori costruttori di veicoli industriali. Nella lettera l’Istituto tratteggia le potenzialità dell’investimento e il portafoglio d’ordini del gruppo IIA dimenticandosi di elencare le tante problematiche legate a questa azienda. Quest’ultimo disperato tentativo del Governo di mettere una pezza sul disastro IIA sembra destinato a naufragare, visto che le maggiori aziende hanno già bollato come ‘irricevibile’ una proposta di questo genere.

Industria Italia Autobus, perché siamo arrivati sin qui?

Sul nome del possibile investitore di Industria Italiana Autobus si sono spese tante parole e quintali di promesse, non ultima quella di Di Maio sull’entrata del gruppo Fs «Stamattina abbiamo ricevuto al Ministero una manifestazione di interesse di Ferrovie dello Stato ad entrare nella compagine societaria di Industria italiana autobus» (datata 13 settembre 2018). In realtà il gruppo Fs non ha mai realmente avuto intenzione di entrare nell’affare a differenza di qualche altro gruppo industriale che, invece, sarebbe stato ben lieto di investire in Italia se solo ci fossero state le condizioni.

Il 29 settembre scorso avevamo pubblicato l’intervista a Isbrand Ho, Managing Director Byd Europe, in cui il numero uno europeo del colosso cinese aveva dichiarato l’interesse a investire in Europa, «e uno dei Paesi che stiamo prendendo in considerazione è l’Italia». Ma Isbrand Ho aveva dettagliato e circostanziato i fatti: «Il nuovo governo italiano è in contatto con noi, ci siamo incontrati diverse volte a Roma e anche a Shanghai. In ogni caso per essere più internazionali l’intenzione è quella di collaborare con partner locali. Se Byd dovesse decidere di costruire autobus in Italia, lo farebbe insieme con un partner italiano». Con chi? «La fabbrica Bredamenarini è una delle opzioni in campo», aveva chiosato Ho, «l’unico elemento di preoccupazione è il forte indebitamento». Frase, quest’ultima, che aveva portato IIA a replicare: «Non  è mai pervenuta ad IIA alcuna manifestazione di interesse da parte  del  Gruppo  Byd (così  come  già accaduto per il Gruppo FS), né il Governo  Italiano  ha  mai partecipato la stessa IIA di tale interesse che, d’altronde,  dovrebbe  essere previamente manifestato alla sola Società e/o ai propri azionisti».

Industria Italiana Autobus

Lettera in cui si leggeva tra le righe la strategia del Governo volta a espropriare Industria Italiana Autobus e statalizzarla. E così è stato. Il 30 gennaio scorso, infatti, l’assemblea straordinaria di IIA ha approvato l’aumento di capitale che ha partorito la seguente compagine: 20,07% Leonardo, 20,03% Karsan, 29,95% Invitalia e 29,95% il nuovo fantomatico socio industriale. Ma chi è questo socio? Perché una società a trazione statale non dichiara la propria composizione? A domandarselo non sono solo gli addetti ai lavori ma anche le tante famiglie di operai degli stabilimenti di Flumeri e Bologna rassicurate a più riprese dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Chi sarebbe dovuto essere il socio di IIA?

Ma la domanda resta sempre quella: chi sarebbe dovuta essere la quarta gamba di IIA? Secondo la stampa locale irpina (che in questi anni abbiamo imparato a conoscere) il socio sarebbe Evobus tanto che il quotidiano “La Nuova Irpinia” il 31 gennaio del 2019 scriveva: «Lo scorso ottobre è giunta manifestazione di interesse da parte della EvoBus di Stoccarda… Una supposizione che filtra ma sulla quale al momento nessuno è pronto a confermare». Infatti, le conferme non sono mai arrivate, in compenso le smentite ufficiose sono piovute copiose. E come nel più classico dei giochi di società, si ritorna alla casella del via. Il quarto socio? Secondo una fonte vicina al Governo il quarto socio sarebbe dovuto essere Byd: Isbrand Ho, Managing Director Byd Europe, nel settembre scorso non aveva fatto una dichiarazione mendace.

Industria Italiana Autobus, il Governo

Byd e il Governo italiano avevano aperto un tavolo con l’obiettivo di favorire investimenti cinesi in Italia. Ma Byd, per ora, non sembra intenzionata a entrare nell’affare «rimanendo, comunque, interessata a continuare a collaborare con il Governo Italiano e cogliere le opportunità del mercato». E ora cosa succederà? Il Ministro Di Maio, che aveva prima annunciato l’entrata in società di FS, poi smentita, e poi quella di un socio privato, ipotesi naufragata, cosa potrà architettare per risollevare le sorti di Industria Italiana Autobus? Lo scopriremo a breve. Intanto gli attuali soci di IIA dovrebbero iniziare ad ammainare le vele e trovare riparo in un porto sicuro. All’orizzonte, infatti, si profila burrasca. Le aziende di trasporto pubbliche e private che hanno attinto alla gara Consip (nei lotti aggiudicati a IIA) potrebbero intentare causa per la mancata consegna dei mezzi. I termini stanno per scadere e l’intenzione di questo Governo di far produrre gli autobus in Italia non va certo nella direzione di snellire il processo di produzione e consegna. I due stabilimenti, quello di Bologna e quello di Flumeri, oggi non sono in grado di produrre nulla. Purtroppo.

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