Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota pervenutati dal Prof. Dr. Andrea Giuricin, Transport Economist at CESISP – University Milan Bicocca.

Il trasporto bus a media e lunga percorrenza ha visto una forte crescita della competizione negli ultimi anni. Questa liberalizzazione, come successo in altri settori, ha portato benefici ai consumatori che hanno potuto beneficiare sia di prezzi più vantaggiosi, ma soprattutto di un incremento dell’offerta.

Alcuni mesi fa, il Governo Draghi ha intrapreso una riforma su questi servizi che di fatto ha spinto verso una completa liberalizzazione che permette di ampliare la concorrenza e di avere sempre più servizi per i cittadini che devono spostarsi da un punto all’altro d’Italia.

Quest’offerta di bus a media e lunga percorrenza è rilevante perché permette di creare un servizio che raggiunge punti non ben serviti dal settore ferroviario e che di fatto migliora la connettività del territorio italiano, proprio con servizi intermodali con l’alta velocità ferroviaria.

Nella norma introdotta dal governo Draghi, si sono fatti dei passi rilevanti per una completa liberalizzazione, seguendo anche il parere 2 del 2017 dell’Autorità di regolazione dei Trasporti che aveva indicato la strada migliore per portare i benefici ai consumatori e i punti chiave per una riforma del settore.

Uno dei punti chiave è relativo ai servizi interregionali e all’introduzione della possibilità di vendere biglietti tra le fermate intermedie nella stessa regione.

Questa limitazione non esiste negli altri ambiti di trasporto come, per esempio, nel settore ferroviario alta velocità, dove gli operatori ferroviari hanno aggiunto nel corso del tempo delle fermate intermedie regionali, aumentando la connettività dei diversi territori e aumentando la scelta per i viaggiatori.

La liberalizzazione compiuta dal governo Draghi è estremamente rilevante perché introduce il criterio di distanza per il servizio minimo di media e lunga percorrenza, ma lascia la libertà agli operatori di meglio servire il territorio nazionale, anche con le fermate all’interno della stessa regione.

In questo modo, i consumatori hanno un incremento dell’offerta, senza oltretutto costare nulla al contribuente.

C’è da ricordare che il settore del trasporto pubblico, al contrario di quello a media e lunga percorrenza, continua a ricevere finanziamenti pubblici rilevanti, senza che vi sia mai stata una seria liberalizzazione del settore.

La richiesta di diversi operatori locali e di associazioni di categoria di tornare indietro rispetto alla liberalizzazione del governo Draghi, a distanza di pochi mesi, dimostra che la strada per le riforme è davvero molto complessa in Italia.

Si potrebbe paradossalmente arrivare al punto che proprio nel processo di modifica del DDL concorrenza o nei decreti ministeriali attuativi vengano introdotte norme contro la liberalizzazione del settore dei trasporti bus a media lunga percorrenza introdotte dallo stesso governo Draghi.

È chiaro che tutto questo avrebbe un impatto rilevante sul settore, ma soprattutto sui consumatori che vedrebbero diminuire l’offerta e che vedrebbero diminuire la propria possibilità di scelta.

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