di Gianluca Celentano, conducente bus

“Lei cosa è disponibile a svolgere?”. Questa è la domanda che il 90% delle volte ci sentiremo fare quando ci sediamo davanti alla scrivania di chi gestisce una società di autoservizi. La risposta del candidato è abbastanza scontata seppur molte volte alquanto vaga: “Dipende quanto pagate”. Immagino che molti autisti stiano già entrando nella parte magari rievocando il ricordo di quel famoso colloquio.

È bene precisare che quando si parla di autoservizi si intendono quelle società che sviluppano il loro profitto basandosi sostanzialmente sul noleggio e sui servizi fissi.

Nei servizi fissi rientra un’ampia categoria di tipologie come: i servizi scuole, gli shuttle aziendali, le squadre sportive, le linee, mentre nel noleggio il discorso cambia. La categoria del noleggio può avere almeno tre suddivisioni: i noleggi lunghi, quelli brevi, quelli in giornata o i transfer. Per rendere ottimale la vita del conducente va considerato un altro aspetto oltre a quello economico, cioè qual è la sequenza degli impegni nell’arco della giornata.

Noleggio locale

Sotto esame ci sono i transfer, generalmente i collegamenti dagli hotel agli aeroporti e viceversa. La priorità delle società è di evadere senza intoppi i servizi che generalmente sono distanziati l’uno dall’altro calcolando le eventuali incognite. Non è invece la regola considerare le pause pranzo di un conducente, il quale, va ricordato è meglio che non guidi a digiuno e disponga di parcheggi attrezzati. In molte società si riesce a creare un calendario settimanale dei lavori con il bus, seppur ci siano sempre cambiamenti dell’ultimo minuto che sballano ogni programma.

Se un collega è stato in viaggio qualche giorno, al suo ritorno è possibile che gli venga assegnato un servizio fisso, quindi con un orario di termine chiaro e per certi versi più riposante. Per esperienza personale posso affermare che oggi si cerca di lavorare con questo sistema, ma c’è ancora chi (ahimè, anzi ahinoi) approfitta un po’ troppo dei conducenti. Sono loro stessi a confermarlo…

Cosa vorremmo chiedere, ma…

Il lavoro dell’autista, a meno che non si tratti di servizi esclusivamente tpl, scolastici o part-time, non è strutturato con orari fissi e può occupare (spesso) anche più di 12 ore giornaliere. Quindi la vita privata è demandata ai famosi piazzali in giro per l’Italia. Per questo motivo, alla domanda su cosa si sarebbe disponibili a fare, scatta una serie di potenziali richieste quasi sempre frenate da reticenza e timore di non essere graditi al potenziale titolare. Vediamo quali potrebbero essere:

La prima la conosciamo tutti, si cerca di capire al volo quanto sia la paga base per fare un rapido confronto in base alle proprie performance di autista. Diciamo che la fantasia non manca…

La seconda è legata a come vengono pagate le ore di straordinario e come siano distribuiti i riposi giornalieri di 9, 11 ore o settimanali di 24 o 45 ore, e le domeniche a casa. Infatti gli straordinari per qualche realtà (per fortuna isolata) sono una sorta di “forfait”.

Poi c’è la parte organizzativa che muta molto in base alla società: l’importo dei ticket pasto (e ogni tanto dovrebbe esserci il tempo di accedervi nelle ore canoniche), il compenso per la pulizia del bus e se tredicesima e quattordicesima mensilità siano pagate mensilmente o annualmente.

Sembra un dettaglio, ma stando alle testimonianze di un sindacalista Cisl, qualche società per far apparire più allettante la busta paga inserisce questi importi che “confondono” le reali competenze lavorate durante il mese innalzando il valore dell’importo netto. Addirittura c’è chi scagliona (il riferimento è nel settore merci) anche il trattamento di fine rapporto nelle buste paga, operazione che dove essere concordata prima della firma del contratto. Consigliamo quindi agli autisti di far sempre controllare le buste paga da un esperto.

Ci vuole chiarezza

Sull’organizzazione si dovrebbe venire informati sulle normative interne della società (l’ideale sarebbe sottoscriverle), ma spesso si viene indirizzati verso una figura “un po’ rustica” di un responsabile che valuta le potenziali domande dicendo: “Per qualsiasi problema rivolgiti a me”. Ecco, è bene ricordare che le medie e grandi società, soprattutto con servizi misti Tpl/noleggio, sono quasi sempre scrupolose nell’instaurare un rapporto di fiducia con il dipendente e ne conosco davvero molte.

Non fate arrabbiare l’autista

Quando fai arrabbiare l’autista il danno è doppio, per lui e per la società e non si lavora in armonia. Questo capita soprattutto ora che, essendoci carenza di conducenti, fra “totonomi” e tentativi per soffiarsi personale da una parte all’altra, qualche irriducibile padroncino la spara grossa sulle possibilità di guadagno e carriera nella sua piccola realtà. Peccato che già dopo qualche mese i nodi vengano al pettine quando si osserva il pagamento in busta di 13a e 14a e magari non tornino i conti in base a promesse e mole di lavoro svolto. Ma il persuasivo titolare avrà certamente la risposta pronta e, anzi, starà quasi sicuramente aspettando le rimostranze.

Il primo ingresso in ufficio dell’autista sarà un po’ timido e senz’altro imbarazzato, ne uscirà però soddisfatto, convinto d’aver risolto o ottenuto qualcosa. Ma le cose non stanno sempre cosi: spesso, infatti, si tratta di palliativi provvisori inseriti magari come trasferta. I malumori iniziano poco dopo questo ingresso in ufficio, quando si ha la certezza di essere stati presi in giro. Il consiglio a questi gestori di società è di non mettersi mai, soprattutto ora, contro gli autisti. E per i pochi (lo spero) che praticano queste metodologie, l’invito è di mettersi al pari dei tanti altri regolari, perché a noi le testimonianze non mancano e, come servizio d’informazione, ci piacerebbe contribuire a migliorare il comparto senza apparire provocatorii.

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