Trovati 2,3 miliardi di euro per sospendere il bollo auto nel 2027. Ma i soldi per il Tpl?
di Gianluca Celentano Due notizie, lette nello stesso giorno, che ritraggono quello che è l’Italia e la sua politica (dei trasporti). L’assessora alla Mobilità di Milano Arianna Censi rivendica i risultati della città citando il trasporto pubblico, nuove linee della metropolitana, rete ciclabile, sharing, limitazione del traffico e Zone 30. Milano è davanti alle altre […]
di Gianluca Celentano
Due notizie, lette nello stesso giorno, che ritraggono quello che è l’Italia e la sua politica (dei trasporti). L’assessora alla Mobilità di Milano Arianna Censi rivendica i risultati della città citando il trasporto pubblico, nuove linee della metropolitana, rete ciclabile, sharing, limitazione del traffico e Zone 30. Milano è davanti alle altre grandi città italiane, potrebbe diventare l’esempio, ma rimane distante dalle principali metropoli europee. Il titolo dell’intervista individua bene il problema: «Abbiamo scommesso sul futuro, ma ora servono le risorse».
Poche ore dopo arriva la “notiziona”: nel 2027 non si pagherà il bollo per le automobili fino a 80 kW e per motocicli e ciclomotori. L’esenzione, prevista per un solo veicolo per contribuente, interessa circa 14,5 milioni di mezzi. Per compensare il mancato gettito delle Regioni sono stati stanziati circa 2,3 miliardi di euro. Al momento, però, il provvedimento e le sue coperture riguardano esclusivamente il 2027, anno delle elezioni. Ma è sicuramente un caso…
Per rendere la misura strutturale serviranno un nuovi intervento, altri soldi. Una buona notizia per milioni di famiglie, anche perché possedere un’automobile è spesso una necessità, soprattutto dove autobus e treni sono scarsi o inesistenti. Ma proprio qui nasce la domanda difficile da evitare: se il mezzo privato diventa meno costoso, ci saranno risorse da destinare per rendere davvero competitivo quello pubblico? E se sì, quali? quante?
Non si tratta di contrapporre automobilisti e passeggeri, né di sostenere – senza prova del contrario – che i 2,3 miliardi saranno sottratti al Tpl. Il problema è la gerarchia delle priorità. Perché il trasporto collettivo continua a fare i conti con aziende che chiedono maggiori finanziamenti, investimenti da completare, costi energetici crescenti e una carenza ormai strutturale di conducenti.
In Italia i conducenti di autobus sono stimati in circa 90 mila, dei quali circa 65 mila impiegati nel TPL. Una categoria numericamente molto meno “pesante” rispetto ai milioni di proprietari di auto, moto e scooter, ma indispensabile per garantire ogni giorno la mobilità di città, scuole e attività produttive. Non vogliamo pensare male e parlare di “mancia elettorale”, vista la coincidenza con l’anno del voto. Tuttavia, una domanda è legittima: e il trasporto pubblico? Anche perché finanziare stabilmente autobus, metropolitane e personale produce forse meno consenso nell’immediato, ma significa costruire davvero la mobilità del futuro.
Mentre Censi chiede risorse il Governo ha dimostrato che, quando una misura viene considerata prioritaria, 2,3 miliardi si possono trovare. L’auspicio è che il conto non finisca, direttamente o indirettamente, sulle spalle del Tpl. Sarebbe un paradosso piuttosto imbarazzante.
