di Gianluca Celentano

AMT Genova perde conducenti e alcuni scelgono il porto e l’autotrasporto. Stipendi più alti, pare, ma sullo sfondo ci sono anche problemi ormai conosciuti, come le responsabilità, i turni e, non ultime, le aggressioni. Secondo quanto riportato da Il Secolo XIX, circa 50 dipendenti AMT avrebbero lasciato negli ultimi tempi l’azienda per lavorare nell’ambito portuale, anche nell’autotrasporto.

Quando a scendere sono i più giovani 

Si tratta soprattutto di lavoratori giovani, con un’anzianità aziendale relativamente bassa. E questo, forse, racconta qualcosa in più dei numeri. Il dato complessivo è comunque significativo e, in un anno, i dipendenti AMT sono passati da 3.002 a 2.846. Non è chiaro quanti di questi lavoratori abbiano conseguito le patenti attraverso agevolazioni aziendali e qualcuno potrà parlare di opportunismo, cioè patente pagata, esperienza acquisita e poi via. Può accadere.

Ma quando a lasciare non è uno, bensì molti giovani che quel mestiere lo avevano scelto, forse la domanda dovrebbe essere un’altra: cosa hanno trovato, una volta saliti davvero sull’autobus, per decidere così presto di scendere? Secondo Edgardo Fano, segretario regionale Faisa-Cisal, nel porto alcuni conducenti possono arrivare a guadagnare circa il doppio. Ma lo stipendio non racconta tutto. Fare l’autista di linea significa turni, responsabilità, rapporto continuo con il pubblico e, sempre più spesso, fare i conti con il problema della sicurezza personale.

La vera sfida? Farli restare 

E qui entra in gioco anche una questione generazionale: chi è giovane, evidentemente, davanti a troppe incognite può decidere più facilmente di cambiare strada. Chi ha molti anni di servizio alle spalle, invece, quella possibilità spesso ce l’ha molto meno. Proprio a Genova, negli ultimi mesi, si sono susseguiti episodi di violenza contro il personale AMT, fino a provocare scioperi e nuove richieste di maggiori tutele. Il problema del Tpl, allora, non sembra più soltanto quello di trovare nuovi autisti.

Come abbiamo ricordato più volte qui su AUTOBUSWeb, la vera sfida è anche riuscire a tenerli in azienda. E per farlo servono interventi concreti, soprattutto su due fronti che non possono più aspettare: sicurezza sul lavoro e dignità salariale.

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