di Gianluca Celentano

La vicenda dei 28 lavoratori selezionati in Tunisia da Brescia Mobilità (idem ha fatto ATM a Milano) è arrivata a risuonare anche nella grancassa dei media nazionali. Francesco Borgonovo, vicedirettore de La Verità, vi ha dedicato un intervento su Galt Media partendo da una domanda che, al netto delle considerazioni politiche e sull’immigrazione, tocca un problema che noi di AUTOBUSweb raccontiamo da tempo: ma perché è diventato così difficile trovare persone disposte a guidare un autobus?

Nel video, a fini di informazione, critica e confronto giornalistico, ne proponiamo
alcuni brevi estratti
, dell’intervento di Borgonovo su Galt Media

Borgonovo mette insieme salari, condizioni di lavoro, sicurezza e reclutamento all’estero, sostenendo
che, anziché rendere nuovamente attrattiva la professione in Italia, si cerchino lavoratori provenienti da
altri Paesi. Nel suo intervento parla di “stipendi basso” e “condizioni difficili”, arrivando a sostenere che
si preferisca “andare a prendere qualcuno che viene da fuori”.

Il problema esiste, ma occorre separare i fatti dalle opinioni.

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I 28 lavoratori non arriveranno a Brescia per essere messi immediatamente al volante. Il progetto,
avviato circa un anno fa, prevede infatti un
percorso di formazione e integrazione, a partire dalla
preparazione linguistica, insieme alla conversione delle patenti e al conseguimento della CQC, prima
dell’effettivo impiego
.

È inoltre previsto un contratto a tempo indeterminato e non risulta dalle fonti consultate che i lavoratori tunisini vengano assunti con una sorta di “contratto tunisino” o con requisiti professionali ridotti. Brescia Trasporti applica il CCNL Autoferrotranvieri e continua contemporaneamente a cercare aspiranti conducenti anche in Italia, finanziando integralmente patente D e CQC e assumendo i candidati già durante il percorso formativo.

Per i nuovi arrivati sono previste stanze a prezzo calmierato, 300 euro per una singola e 200 per una
doppia, spese comprese. Brescia Mobilità ha però annunciato che la possibilità sarà estesa,
attraverso appositi bandi, anche agli altri dipendenti. La domanda però rimane. Tolta dal tavolo l’idea
che i nuovi colleghi rappresentino semplicemente manodopera a basso costo
, Borgonovo pone una
questione che il settore non può evitare: perché dobbiamo andare fino in Tunisia per trovare autisti?

Qui alcuni argomenti sollevati da Borgonovo incontrano problemi che i lavoratori denunciano da tempo.
Nel Bresciano (ma lo stesso si può dire per tutta Italia o quasi) le organizzazioni sindacali hanno indicato nei salari e nelle condizioni di lavoro, come la sicurezza, alcune delle cause della scarsa attrattività della professione.

Quando invece parliamo di orario non contano soltanto le ore trascorse materialmente al volante, ma anche il nastro lavorativo, cioè l’arco complessivo della giornata durante il quale l’autista rimane impegnato dal servizio. Nel TPL metropolitano sei ore e mezza di guida rappresentano già un impegno importante; quando si arriva verso le otto ore, soprattutto nel traffico urbano, il peso della giornata cambia sensibilmente ma la retribuzione non cambiacome dovrebbe. È un passaggio fondamentale per capire perché un mestiere possa diventare poco compatibile con la vita privata.

Tuttavia, stando alle notizie, la stessa Brescia Trasporti ha cercato negli ultimi anni di intervenire sulle condizioni economiche e organizzative attraverso la contrattazione di secondo livello. Nel 2024 un accordo aziendale ha introdotto, tra le altre misure, meno ore di guida per gli autisti over 55 – non male -, l’eliminazione dei festivi obbligatori e incentivi economici legati alla produttività.

Non trasformiamola in italiani contro tunisini

Il rischio, allora, è trasformare una questione del mondo del lavoro – che ha anche responsabilità interne al settore – in uno scontro tra nazionalità. I nuovi colleghi, una volta formati e abilitati, saliranno sugli stessi autobus e dovranno affrontare traffico, turni, responsabilità e rapporto con l’utenza, esattamente come chi questo mestiere lo svolge già.

Forse, quindi, la domanda non è soltanto perché arrivino autisti dalla Tunisia. La domanda che il settore dovrebbe porsi è: perché facciamo ancora così tanta fatica a rendere questo mestiere abbastanza attrattivo da trovare e, soprattutto, trattenere chi vuole farlo?

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