C’è un filo sottile che collega Brescia e la Tunisia, distanti oltre mille chilometri. Un filo sottile che unisce una città – come tante altre in Italia alla prese con la carenza di autisti – e un Paese che può offrire quella forza lavoro al volante che è diventata merce sempre più rara alle nostre latitudini.

Nei giorni scorsi, il dorso di Brescia del Corriere della Sera raccontava, riportando alcuni virgolettati di Giancarlo Gentili, presidente dell’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale della città lombarda, come la società di trasporto del Comune, Brescia Trasporti, starebbe avviando un progetto di formazione in Tunisia per poter arruolare decine e decine di conducenti.

Questo perché, nonostante sia Brescia Trasporti che Arriva Italia (attiva nel territorio) abbiano dato vita a progetti formativi per l’ottenimento della patente D e della carta di qualificazione del conducente che coprono i costi solitamente a carico, «sull’intero bacino complessivamente mancano 150 autisti» secondo Gentilini. Una carenza che ha portato l’anno scorso a un taglio delle corse per 300mila chilometri in provincia: quando la coperta è corta, prima o poi, il servizio ne risente.

Ecco perché allora Brescia Trasporti sta lavorando al varo – previsto per il 2026 – di un percorso di formazione nel Paese del Nord Africa per formare in loco gli autisti di cui necessita, seguendoli nel percorso di abilitazione professionale e anche di un corso di italiano. Ma, attenzione, potranno avere precedenza i lavoratori di origine tunisina residenti in Italia.

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