di Gianluca Celentano

Ogni tanto il lavoro di un conducente regala incontri che ricordano il vero significato del servizio pubblico. Qualche giorno fa è salito a bordo un passeggero non vedente accompagnato dal suo cane guida. Lo so, qualcuno si chiederà di che razza fosse. Non lo sapevo e non gliel’ho chiesto perché in questa storia è l’ultima cosa che conta.

Arrivo alla fermata durante il normale servizio e noto un signore non vedente che cerca di farsi notare per poter salire. Mi avvicino il più possibile al marciapiede con la porta anteriore. Solo in quel momento mi accorgo di un particolare. Ad avvisarlo dell’arrivo dell’autobus è il suo cane, che abbaia un paio di volte.

Il passeggero sale e, come faccio abitualmente, gli comunico il numero della linea che sto effettuando. Mi ringrazia, si sistema vicino alla postazione di guida e il viaggio prosegue normalmente. Dopo una decina di fermate sento di nuovo il cane abbaiare. Per un istante penso che possa esserci qualche problema a bordo, magari un passeggero infastidito dalla sua presenza. Invece…no! Arrivati alla fermata, il signore si posiziona davanti alla porta e scende serenamente. Solo allora capisco che quell’abbaiare era il modo con cui il cane gli stava comunicando di essere arrivato a destinazione.
Lo saluto, lui ricambia e mi viene spontaneo complimentarmi per l’educazione del suo straordinario compagno di viaggio.

Il giorno successivo li ritrovo sulla stessa corsa. Questa volta non mi faccio cogliere di sorpresa. Prima che scendano, mi rivolgo direttamente al cane: «Bravo!». Il proprietario sorride, mi ringrazia e poi gli dice con naturalezza: «Saluta». Il cane risponde abbaiando due volte, come se avesse perfettamente compreso.

C’è un ultimo dettaglio, forse il più bello. Prima di scendere noto che il cane esita per un attimo e oppone una leggera resistenza. Solo dopo capisco il perché: tra il pianale dell’autobus e il marciapiede c’è un piccolo dislivello. Quel lieve indugio non è un’incertezza, ma un messaggio. Sta avvisando il suo padrone che dovrà compiere un passo un po’ più lungo del solito per arrivare sul marciapiede.

In tanti anni di lavoro ho trasportato migliaia di persone. Quel giorno, però, è stato un cane a ricordarmi quanto possano essere straordinari l’intelligenza, l’addestramento e il legame di fiducia tra un animale e la persona che accompagna. E quanto, dietro un viaggio apparentemente normale, possano nascondersi piccoli gesti di straordinaria quotidianità.

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