L’adesivo “Dimmi come guido”. Quando una segnalazione, però, può diventare un processo mediatico all’autista
di Gianluca Celentano L’adesivo “Dimmi come guido” nasce con un obiettivo condivisibile, quello di raccogliere eventuali segnalazioni sul comportamento di chi è alla guida di un veicolo aziendale e contribuire a migliorare la sicurezza e la comunicazione. Un principio che, sulla carta, appare difficilmente contestabile. Il problema nasce quando una semplice segnalazione viene percepita come […]
di Gianluca Celentano
L’adesivo “Dimmi come guido” nasce con un obiettivo condivisibile, quello di raccogliere eventuali segnalazioni sul comportamento di chi è alla guida di un veicolo aziendale e contribuire a migliorare la sicurezza e la comunicazione. Un principio che, sulla carta, appare difficilmente contestabile.
Il problema nasce quando una semplice segnalazione viene percepita come una verità assoluta, senza una verifica seria, imparziale e contestualizzata.
Dal volante al verdetto
Chi guida un autobus, un camion o un furgone professionale trascorre dalle otto alle dieci ore al giorno nel traffico, affrontando migliaia di situazioni diverse, tra cui quelle che abbiamo segnalato un sacco di volte; cito coloro che tagliano la strada, soste in doppia fila, precedenze non rispettatee mancato utilizzo degli specchietti laterali nelle imissioni. In questo contesto, una frenata energica o una manovra decisa possono essere l’unico modo per evitare un incidente. Chi osserva la scena dall’esterno potrebbe interpretarla come una guida aggressiva e decidere di inviare una segnalazione e, tutto questo, non è assolutamente difficile da immaginare.
Per questo motivo, ogni segnalazione dovrebbe essere trattata come un elemento da verificare e non come una prova di colpevolezza. Del resto, il rapporto di lavoro è regolato anche dai principi di correttezza e buona fede (articoli 1175 e 1375 del Codice civile), che impongono al datore di lavoro una valutazione obiettiva e imparziale dei fatti.
Ascoltare le segnalazioni è giusto, ma trasformarle automaticamente in un verdetto, invece, rischia di danneggiare la reputazione di professionisti che ogni giorno garantiscono, spesso nell’ombra, la mobilità. Vale la pena pensarci quando l’indice di attrattività verso la professione è ai minimi storici.
