Il nuovo Codice della strada è una rivoluzione-evoluzione? Gli autisti: “Già che ci siamo, facciamola davvero!”
di Gianluca Celentano La prima cosa da chiarire è che le novità inerenti al Codice della strada di cui si parla in questi giorni non sono ancora nuove regole da applicare sulla strada. Il Ministero ha presentato una serie di proposte sottoposte a consultazione con operatori e associazioni, mentre prosegue il percorso verso la revisione […]
di Gianluca Celentano
La prima cosa da chiarire è che le novità inerenti al Codice della strada di cui si parla in questi giorni non sono ancora nuove regole da applicare sulla strada. Il Ministero ha presentato una serie di proposte sottoposte a consultazione con operatori e associazioni, mentre prosegue il percorso verso la revisione complessiva del Codice. E allora può essere utile aggiungere anche una piccola vox populi: quella dei nostri lettori, molti dei quali sono autisti professionisti (ed elettori), che sulla strada trascorrono buona parte delle proprie giornate. È stata presentata come una possibile rivoluzione dello storico Codice del 1992: non tanto una rivoluzione di cartelli e segnali, quanto soprattutto di regole, procedure e comportamenti.
L’incubo della corsia centrale
Sulle autostrade e superstrade a tre corsie si pensa di applicare più chiaramente la circolazione per file parallele, consentendo quindi di avanzare anche sulla destra. Detta così sembra una piccola modifica, ma per un autista professionale potrebbe non esserlo affatto. La situazione la conosciamo bene, ma sintetizziamola per i non addetti ai lavori: troppo spesso le corsie vengono utilizzate a piacimento anziché occupare quella libera più a destra. Pochi, poi, guardano gli specchi.
Per chi, come i conducenti di autobus, lavora con un vero e proprio countdown fatto di tempi di guida, pause e orari da rispettare, anche dieci minuti persi dietro un veicolo possono fare la differenza. Lampeggiare o suonare può ottenere persino l’effetto opposto e, ricevere un gestaccio o, peggio, una frenata di ripicca non è affatto difficile. Poter proseguire regolarmente sulla destra, senza trasformare la manovra in uno slalom, sarebbe già un bel passo avanti. Ricordiamo che oggi un autobus lungo più di sette metri, sulle autostrade con almeno tre corsie, può utilizzare soltanto le due corsie più a destra, salvo diversa segnalazione.
E per chi guida di mestiere?
C’è poi un’occasione che, almeno per ora, sembra poco sfruttata: distinguere meglio chi usa l’auto qualche ora alla settimana da chi trascorre sei, sette o nove ore al giorno sulla strada per lavoro. Il MIT propone sanzioni più proporzionate e meno vessatorie – principio condivisibile -, ma nei materiali finora resi pubblici non emerge una disciplina specifica della patente a punti per i conducenti professionali.
Una riflessione avrebbe senso, e non per creare una patente d’immunità per autisti e camionisti: un’infrazione pericolosa resta tale, chiunque la commetta. Ma chi percorre decine di migliaia di chilometri all’anno è inevitabilmente molto più esposto anche all’errore occasionale. Forse la nuova filosofia della proporzionalità potrebbe partire anche da qui.
I dubbi sulle proposte sono ancora molti. Personalmente, tra quelle emerse finora, quella che vedo più concretamente realizzabile è il superamento a destra nella circolazione per file parallele. Ma non basta affatto. E allora ci proviamo anche noi, con questo articolo, perché proprio mentre siamo ancora nella fase delle proposte è il momento giusto per avanzarne altre.
Ci sarebbe (molto) altro
Ci sarebbe da scrivere molto e non ci siamo mai tirati indietro nel farlo. Ribadiamo innanzitutto lo scopo educativo, oggi più importante che mai, prima ancora di quello sanzionatorio, magari utile ai comuni. Pensiamo ad alcune manovre pericolose fin troppo comuni, come l’uscita improvvisa da autostrade e tangenziali tagliando più corsie e mettendo in seria difficoltà soprattutto i mezzi pesanti. Oppure l’ingresso veloce e aggressivo nelle rotatorie e l’uscita tagliando la traiettoria a chi sta circolando regolarmente. Dove tecnicamente possibile, controlli automatici ben regolamentati (telecamere) potrebbero aiutare a rilevare questa enorme quantità di scorrettezze.
E poi servirebbero countdown semaforici realmente utili, con tempi adeguati anche all’arresto in sicurezza di bus e camion carichi, infrastrutture progettate tenendo conto dei raggi di svolta dei mezzi pesanti e indicazioni preventive chiare su sottopassi, ponti e limitazioni. Senza dimenticare una maggiore armonizzazione europea delle patenti professionali, rivedendo quei limiti anagrafici che in Italia possono impedire di continuare a guidare professionalmente anche a chi, superata una certa età, risulta ancora pienamente idoneo. E poi più digitalizzazione e regole comuni almeno a livello europeo per i documenti necessari ai servizi turistici internazionali.
Sembrano dettagli, ma per chi vive la strada ogni giorno, non lo sono affatto.
E gli autisti mancano
A fronte di tutto questo viene naturale chiedersi se la riforma possa essere un po’ più coraggiosa. La nuova normativa europea sulle patenti apre possibilità importanti anche sulle età minime, come la patente C a 17 anni. Farà certamente discutere gli addetti ai lavori, ma può essere un’idea. Ma se uno dei problemi è la carenza di conducenti professionali e la necessità di rendere questo lavoro più dignitoso e attrattivo, forse vale la pena guardare ancora più avanti, soprattutto al trasporto passeggeri.
E, parlando di sanzioni, perché non studiare anche meccanismi realmente educativi per le violazioni minori? Negli Stati Uniti esistono, con modalità differenti, i cosiddetti warning, richiami che non equivalgono necessariamente a una sanzione. Non significa importarli domani mattina, ma l’idea potrebbe meritare una riflessione. Attenzione, perché molti potenziali candidati autisti, oltre a valutare costi delle abilitazioni e retribuzioni, guardano anche responsabilità, burocrazia e rischio di compromettere proprio lo strumento indispensabile per lavorare: la patente. Lo dicono molti autisti italiani e probabilmente se lo chiederanno anche quelli che vorremmo attirare dall’estero: questo mestiere, alla fine, vale ancora la candela?
Rivoluzione o evoluzione?
Dopo trentaquattro anni il Codice del 1992 merita certamente una revisione organica e sarebbe ingeneroso non riconoscere che alcune delle idee sul tavolo sono sensate. Ma chiamarla già “rivoluzione” forse è prematuro, soprattutto agli occhi di chi, sulla strada, muove l’Italia ogni giorno. Per il momento abbiamo una buona lista di proposte. Adesso bisognerà vedere quali arriveranno davvero al volante e quali saranno, invece, le sorprese.
