di Gianluca Celentano

Che molti conducenti del noleggio siano allergici ai servizi di linea è un fatto scontato, ma fra i tanti sul piazzale c’è chi invece apprezzerebbe una fluidità nella settimana lavorativa a patto di vedere corrisposta una retribuzione adeguata. Una diversificazione che offrirebbe più tempo libero grazie ai turni e, viceversa, sottrarrebbe dalla monotonia chi ogni giorno è in servizio nel tpl.

Ma come stanno le cose in termini di autisti? La risposta – ahimè – a conosciamo ma c’è anche da dire che qualche media società di noleggio nella provincia di Milano, è riuscita a far riprendere il lavoro mettendo mano al portafoglio.

Forse però il tanto reclamato aspetto economico non basta da solo a far tornare l’interesse verso il trasporto persone né, a far scendere dai camion i colleghi rifugiati nel settore merci. Servono nuove regole e sui social diversi colleghi sono convinti che a cambiare dev’essere il contratto nazionale autoferro e noleggio.

Oltre ai compensi maggiori, qualche azienda si è vista obbligata a dimostrarsi più disponibile verso gli autisti, cercando di offrire un ambiente di lavoro più sereno. C’è da chiedersi perché non sia stato fatto prima quando in diverse rimesse il rapporto di lavoro era già abbastanza fantozziano e compromesso.

C’è da aggiungere che l’Italia è capofila nei ritardi attuativi delle nuove regole, basti pensare citando le infrastrutture, che l’ultima normativa in tema di guardrail arrivata da Bruxelles, è la UE 305/2011; ma, a essere carenti come sappiamo, sono i fondi per la messa in opera.

Una situazione ferma?

Le soluzioni seguite per incrementare i conducenti riguardano la formazione con apposite  accademie a cui segue la sovvenzione per i costi delle patenti. Nelle scuole superiori non risulta che abbiano fatto ingresso associazioni di categoria o vettori per l’illustrazione della professione prospettando un’alternanza scuola-lavoro.

Nel frattempo diverse aziende del tpl stanno riducendo le corse soprattutto nei fine settimana, garantendo gli orari di punta feriali.

Forse l’impressione è che i tagli delle corse con le inevitabili ripercussioni sui  cittadini possano diventare fisiologici e accettati contribuendo al contenimento dei costi d’impresa delle stesse società. Sarebbe un colpo basso per i servizi essenziali ma, guardandoci intorno, siamo testimoni che il tpl non è l’unico settore a subire contrazioni. Si è investito davvero molto e velocemente nell’elettrificazione lasciando scoperte altre necessita; questa è l’idea più diffusa.

Creare nuovi schemi

Il tema dei giovani migranti da formare alla professione, come prospettava un sindacalista, è un tema che può accendere polemiche in particolare sulle retribuzioni, tuttavia molti di loro desiderano proseguire l’immigrazione verso il nord Europa cercando opportunità più gratificanti.

Probabilmente il tassello cruciale nell’ottica di un’ottimizzazione dell’offerta di mobilità è presentare progetti meno elefantiaci rimanendo con il polso sulle necessità già presenti.  

Negli Stati Uniti e in diversi paesi dell’Europa – e non solo – il concetto di monopolio è molto meno sentito e, nei servizi di linea, sono diversi i nomi che svolgono lo stesso servizio.

Stimolare con richieste efficienti la politica per impiegare i vettori locali privati anche sulle linee – e viceversa – facendo partire a pieno regime un bacino unico e una banca dati interconnessa sui conducenti, sono ipotesi da molti condivise ma che ancora non decollano.

Una sfida di grande responsabilità che deve mettere tutti d’accordo garantendo un’opportunità che dev’essere assolutamente allettante. Questo va detto chiaramente. L’idea di  “rimessa unica” è stata testata con buoni risultati durante la pandemia; oggi andrebbero considerati in questo contesto i già esistenti shuttle privati non troppo distanti dal servizio delle linee pubbliche periferiche.

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