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di Gianluca Celentano (conducente bus)

Se l’emergenza pandemica Covid19 ci ha messo un po’ tutti quanti alle corde è anche vero che non sono in pochi a sperare in una graduale svolta legata alle vaccinazioni pur mantenendo a bordo le regole di distanziamento congiunte agli onerosi strumenti di sanificazione dei bus. Seppur la situazione non sia affatto rosea, ho voluto focalizzare l’attenzione sulla tipologia di utenza del trasporto pubblico esaminando gli ultimi anni e parlando con i colleghi.

Un TPL verso il sociale?

I conducenti di bus, da circa una decina d’anni, sono i primi testimoni di una metamorfosi che sta riguardando la tipologia di utenza del trasporto pubblico, almeno nelle metropoli e con Milano in testa.

Nella mobilità urbana gli autobus sembrano i più apprezzati e versatili per la loro capillarità di collegamento, mentre le circolari sono una “valida alternativa” per osservare il viaggio senza scendere nella più veloce metropolitana.

Autobus di linea: se si prende servizio alle primissime ore dell’alba, si possono osservare, man mano che passa il tempo, le diverse categorie di lavoratori che puntualmente ti aspettano alla fermata, gente tranquilla che ti saluta e si siede ancora assonnata. Addirittura, diversi anni fa, osservavo in un’importante piazza di fronte a un capolinea di Milano, degli artigiani fermi alle sei di mattina all’angolo di una via per promuovere le loro prestazioni a giornata. Poi arriva l’ora degli studenti, ma tranquilli, di prima mattina sono innocui silenziosi e l’offerta dei mezzi viene ampliata proprio per permettere afflussi maggiori di utenza.

Gli impiegati iniziano a farsi trovare nelle fermate poco dopo il turno degli studenti e nel corso della mattinata la tipologia di carico spazia da stranieri o famigliole di quest’ultimi, passeggini e carrellini della spesa, pensionati e casalinghe che vanno a far compere o commissioni. Basta una parola amichevole e diventano subito tuoi amici, forse perché si sentono soli e gli manca il rapporto umano. Se poi lavori in una linea periferica il gioco è fatto, diventi il loro leader.

Meno convivialità, più fretta

Seppur lo smart working abbia dato un taglio drastico alla presenza di impiegati a bordo dei bus, i ricordi delle corse degli anni addietro è davvero differente. Molti colleghi sono concordi nell’affermare, in primo luogo, che c’era un clima più tranquillo e meno aggressivo soprattutto alla sera quando l’afflusso di utenza percorreva a ritroso il loro quotidiano percorso.

Nell’arco della giornata non era difficile caricare l’artigiano che si serviva del mezzo pubblico per qualche commissione locale e non necessariamente in centro, mentre oggi, che a pieno titolo siamo all’interno di un epoca di digitalizzazione, il nemico numero uno sembra essere l’attesa. Seppur impropria come funzione, il mezzo pubblico si è un po’ trasformato in un luogo ricreativo riscaldato d’inverno e fresco d’estate, dove si danno appuntamento rumorosissimi adolescenti, oppure diventa, nei posti in fondo, un ospitale alternativa per qualche silenzioso senza tetto. Con la chiusura dei locali questo fenomeno sembra essere aumentato.

Navette e Shuttle e linee alternative

I servizi navetta -ufficio / metrò- hanno un potenziale importante per abbattere traffico e affollamento conducendo i trasportati sino ai parcheggi satellite o alle linee ordinarie. Oggi, seppur in molti casi gestite da gestori privati, sono linee a tutti gli effetti, così come i collegamenti con aeroporti e stazioni.

Nonostante siamo fermi, parlando con i colleghi di altre regioni e interessati in altri servizi, emerge l’apprezzamento dell’utenza verso le linee di collegamento tra regioni. Qui è abbastanza eterogenea l’utenza, un po’ come il treno, e il denominatore comune è spender poco ricevendo un buon servizio capillare nelle località italiane. Gli studenti erano comunque i più numerosi prima della pandemia. Va sottolineato che in molti Stati il concetto di trasferimento in autobus è una regola interiorizzata come alternativa all’automobile.

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