di Gianluca Celentano (conducente bus)

Certo, se si gira la vite sopra la testa degli autisti, si possono spuntare  buoni prezzi sul costo totale del noleggio e aggiudicarsi magari una gita con una scolaresca o un’appetibile tour in qualche città d’arte. Peccato però che oggi il cerino acceso rischia di rimanere nelle mani di conducenti ed imprese private. La passione per questo lavoro non basta più. I costi che l’impresa deve affrontare hanno raggiunto livelli incredibili: si parla di 480 euro per un ingresso a Firenze e 270 euro per uno a Venezia. Ma anche a causa anche della “spending review” Milano ha fiutato l’affare, aumentando i costi per l’accesso nell’area C , che se sono ben giustificabili per il traffico privato, caotico e inquinante, non trovano una giustificazione logica se applicati ai pullman turistici, anche se equipaggiati con costosissimi FAP.
Materialmente poi, amministrare preventivi, modulistiche specifiche e permessi, attendendo successive risposte per il via libera dalle pubbliche amministrazioni, porta spesso a perdere il cliente e quindi il lavoro. Assecondare la capacità di spesa del cliente diventa tutt’altro che semplice e la concorrenza al ribasso è una realtà. Se si considerano poi i rischi d’impresa e i pagamenti anche a 90 giorni, seguiti da un gettito sempre più debole di fondi, essere “out” nel settore  è tutt’altro che difficile. Le polizie locali poi fanno il loro lavoro obbedendo agli ordini, e sono subito pronte, nei parcheggi, a verificare i pagamenti e permessi piuttosto che i complessi faldoni di documenti al seguito dei colleghi.

Il controllo pre-gita scolastica

Ma nonostante le “carte” siano tutte rigorosamente in regola, a picchiare sulla dignità dell’autista, si aggiunge oggi anche l’addetto alla sicurezza nelle gite scolastiche, che dopo un sopralluogo, spesso a sue spese, presso l’hotel di destinazione, è incaricato di formulare un competente interrogatorio all’autista magari con 20 anni d’esperienza. Le domande più ricorrenti? Molto tecniche: ad esempio, “funzionano i freni?”. Forse però c’è chi riesce a scavalcare questi costi esercitando il noleggio legittimamente nel libero mercato ma con lo status di azienda partecipata? In questo caso si tratterebbe di due pesi e due misure… Un trattamento unico per tutti i conducenti e aziende sembra ancora utopia?
Confidando nella sicura equità dei legislatori che hanno deliberato queste normative che accendono comunque non pochi dubbi, è bene sottolineare che sono già stati presentati legittimi ricorsi al Tar.

Fioriscono i gruppi di protesta

Nel frattempo però, nuovi comitati di aziende e movimenti dei lavoratori stufi,  cominciano a coalizzarsi per ottenere risposte concrete, vincendo le resistenze dettate dall’omertà e spesso dall’assurdo menefreghismo. Ma non è finita. La libera concorrenza non sempre è amica dell’autista né tanto meno dei gestori. Infatti, la vincita al ribasso di appalti con servizi di dubbia qualità, dovrebbe far scattare un campanello d’allarme a certi Comuni, dove il continuo cambio di conducenti conferma spesso le anomalie probabilmente presenti. Dieci anni di crisi non ancora superata lascerebbero presupporre una sacrosanta dura lezione di riordiono nel settore, dove a prevalere dovrebbero essere sostanzialmente la qualità di un buon servizio e il benessere meritocratico di personale e aziende. Ma forse, mentre le elezioni s’avvicinano, rimaniamo sempre al punto di partenza, ovvero su come dividersi un appetibile settore o quale politico privilegiare, etc…

Le persone al centro

Prendendo ad esempio la tanto blasonata Europa (della finanza) alla quale dovremmo equiparare  il nostro sviluppo e riforme sociali non sterili, risultiamo ancora molto indietro di sicuro. Concludo nella convinzione che l’elemento centrale per ottenere un rinnovamento vero per tutti noi, sia la scelta accurata e neutrale delle persone che si inseriscono nel sistema trasporti, ma anche in amministrazione e politica.

 

 

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