di Gianluca Celentano, conducente bus

Quando chiudiamo le porte e terminiamo un servizio tutto finisce lì, smettiamo di pensare agli avvenimenti piacevoli della giornata e forse  anche a quelli  spiacevoli, che ci hanno obbligato ad avere tantissima pazienza. Cerchiamo la strada più veloce per rientrare sperando di non trovare traffico, almeno in questa fase finale della giornata. A volte però qualcosa ricordiamo, come la comprensione o la cortesia di una persona o la riconoscenza di un  gruppo anche se, lo sappiamo, l’ambiente è dispersivo e tutto avviene velocemente. Tuttavia riuscire a scattare un’istantanea sulle abitudini di molti viaggiatori è senz’altro curioso e, perché no, costruttivo.

La testimonianza

L’ambiente a bordo assume un po’ le sembianze di una realtà virtuale dove i passeggeri sono catturati dal proprio inseparabile smartphone, risultando magari insensibili verso il conducente che, invece, deve per forza restare connesso con la realtà. Una condizione che può sfociare, uscendo dal virtuale, in un tono eccessivamente alto della voce o in una richiesta poco garbata all’autista. Una consuetudine oggi molto diffusa quando si lavora con il pubblico. In molti bus manca un divisorio tra cabina e posti a sedere, un dettaglio che farebbe la differenza anche nei confronti di quei fastidiosi colpi di tosse improvvisi e mal contenuti. Nel tpl la situazione è un po’ diversa perché è minore la permanenza a bordo dei passeggeri che, inoltre, se non seduti, possono spostarsi.

Stefano, nome di fantasia, è un conducente con anni di esperienza, e mi propone il suo punto di vista sui passeggeri seduti dietro di lui: “A me non dà assolutamente fastidio avere attaccate dietro di me due persone sedute. Il problema è quando parlano ad alta voce fra loro o al cellulare. Anche se non faccio caso a quello che dicono, sono comunque coinvolto nella discussione  che inevitabilmente è fonte di distrazione. Vorrei quasi interagire. Mi riferisco agli adulti, perché i ragazzi seppur rumorosi, non hanno argomenti che coinvolgano un adulto”. “Piuttosto – continua Stefano – nelle gite scolastiche poche volte ho visto i docenti distribuiti sui 54 posti del bus. Vogliono stare davanti e ricordare questa norma, visto che sono loro i responsabili, porta a incomprensioni e l’autista viene visto come un rompic….”

Nel noleggio con adulti o servizi shuttle, Stefano mi racconta che ha assistito a discorsi di tutte le tipologie: dalle liti telefoniche, alle separazioni di nuclei familiari, a discorsi ricchi d’ipocrisia tanto per far passare il tempo o a crisi depressive piuttosto che vere e proprie confessioni. Il problema, sottolinea ancora, è il tono della voce. Questa situazione è ancora più imbarazzante per un conducente di una più piccola auto blu, ma va ricordato che lo spazio fra il posto di guida di un bus e la prima fila dietro, è quasi analogo. Serve quindi molta riservatezza perché spesso molti passeggeri sono incuranti della loro stessa privacy. Lasciarsi coinvolgere emotivamente da certe conversazioni può anche influire sull’umore del conducente e sulla qualità del lavoro. Inoltre ai semafori se giri la testa e guardi giù, vedi proprio di tutto: i più attendono guardando il telefono ma ci vorrebbe un articolo ad hoc sul lungo argomento. Simpaticamente Stefano dice di sentirsi un po’ come un sacerdote in un confessionale, in quanto viene a conoscenza di un gran numero di storie che sarebbero interessanti per un libro o una fiction tv.

Aziende più comprensive

Il buonsenso è fra le regole d’ingaggio se vuoi lavorare con il pubblico e le aziende, durante le selezioni, utilizzano test proprio per capire il carattere del futuro dipendente. Quello che non viene messo troppo in conto è che l’autista ha comunque una suo stato d’animo che può essere diverso in alcune giornate. Reprimere naturali sfoghi, diciamolo chiaramente, non fa altro che peggiorare il rapporto con il mestiere.

Durante la stipula contrattuale di un noleggio che ormai avviene online in quasi tutti i suoi passaggi, dovrebbero essere molto più chiare le regole di comportamento nei confronti del conducente. Come in un vagone ferroviario sarebbe utile applicare delle targhette ben visibili che invitano a parlare a bassa voce nei posti dietro al conducente oppure, come in aereo, far partire a ogni noleggio un messaggio di benvenuti a bordo che ricordi le regole di sicurezza e di comportamento. Nulla di stravagante, negli Stati Uniti (e non solo) la società Megabus adotta con ottimi risultati un servizio di welcome molto simile a quello aereo.

Quello che ho notato sui bus è solo un riassunto dell’ex regolamento direttivo CEE 314/90 concernente i diritti e doveri sui viaggi e le vacanze, sostituito con la direttiva UE 2015/2302, ma il più delle volte passa inosservato agli interessati. Ecco perché serve un’informazione cordiale, ma chiara e specifica. Ad esempio chiedendo a coloro che consumano cibo a bordo di non imbrattare tendine, pavimenti e moquette: l’ambiente resterà più gradevole e il conducente alla sera troverà un bus più pulito e potrà andare a casa prima.

Insomma piccoli particolari per capire l’autista

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