Flixbus, i partner prendono la penna in mano. In una lettera aperta, le aziende italiane che gestiscono collegamenti Flixbus etichettano la norma del Milleproroghe come «un artificio legislativo che contraddice l’interesse pubblico e le norme europee sulla concorrenza». Nella missiva si legge che «Il segnale che oggi emerge dal Parlamento è devastante: non basta far bene il proprio lavoro e rendere felici i propri clienti, non basta rispettare le regole, non basta pagare le tasse in Italia, non basta fare rete con il tessuto imprenditoriale italiano da nord a sud. Tutto questo non basta perché poi con l’inserimento di un tecnicismo di tre righe in un provvedimento, introdotte con sotterfugio da qualche parlamentare pronto a rappresentare degli interessi molto specifici, cambiano da un giorno all’altro le regole del mercato dei trasporti e rendono non legittimo un sistema che lo era fino al giorno prima e lo è in tutta Europa».

Le aziende Flixbus denunciano la chiusura del mercato

La prospettiva è che «il mercato delle linee a lunga percorrenza in autobus, nella pratica divenuto un libero mercato nel 2013 seguendo le direttive europee, ritorni ad essere un mercato chiuso riservato a pochi grandi operatori dove non può esistere concorrenza a discapito dei passeggeri appartenenti alle fasce economiche più deboli».

Per un riepilogo della vicenda, che si è conclusa con la promessa del Governo (sancita dall’approvazione di tre documenti in Parlamento), di correggere la norma anti-Flixbus, clicca qui. A questo link, invece, la presa di posizione di Anav uscita dal direttivo di ieri.

Ecco cosa scrivono i partner di Flixbus

Di seguito il testo integrale della lettera.

Gentile Redazione,
Questa lettera è un appello, che nasce con l’intento di portare l’attenzione su un artificio legislativo che contraddice l’interesse pubblico e le norme europee sulla concorrenza.
Con grande preoccupazione facciamo riferimento alla discussione in corso relativa al Decreto Legge 30 Dicembre n. 244 cd. “Milleproroghe”, approvato in prima lettura al Senato il 16 febbraio scorso. In tale provvedimento viene introdotto un tecnicismo riguardante la struttura delle riunioni di imprese, che si traduce in un attacco alla libertà di impresa nel nostro Paese e – più in generale – alla piena certezza del diritto che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto imprenditoriale, commerciale ed istituzionale.Il settore trasporto bus che riguarda le linee interregionali di competenza statale, per quanto da anni liberalizzato, è soggetto a regolazioni e processi autorizzativi giustamente stringenti. In questo contesto e nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico italiano opera FlixBus Italia, società che fa parte di un gruppo tedesco presente in 20 paesi Europei con il medesimo modello di business e che ha scelto di investire in Italia e di lavorare insieme ad altre 50 aziende di trasporto presenti su tutto il territorio nazionale.
Il risultato di tali investimenti sono le oltre 120 città collegate giornalmente, i 3 milioni di passeggeri già trasportati con oltre l’80% di alto gradimento dichiarato. Questi successi sono stati possibili grazie al coinvolgimento fattivo di numerose piccole, medie e grandi aziende di trasporto italiane che, appunto, insieme a FlixBus Italia collaborano attivamente e che – sulla base di questa collaborazione – hanno profuso investimenti e organizzato la propria attività.
Il segnale che oggi emerge dal Parlamento è devastante: non basta far bene il proprio lavoro e rendere felici i propri clienti, non basta rispettare le regole, non basta pagare le tasse in Italia, non basta fare rete con il tessuto imprenditoriale italiano da nord a sud.
Tutto questo non basta perché poi con l’inserimento di un tecnicismo di tre righe in un provvedimento, introdotte con sotterfugio da qualche parlamentare pronto a rappresentare degli interessi molto specifici, cambiano da un giorno all’altro le regole del mercato dei trasporti e rendono non legittimo un sistema che lo era fino al giorno prima e lo è in tutta Europa.
Con questo atto il mercato delle linee a lunga percorrenza in autobus, nella pratica divenuto un libero mercato nel 2013 seguendo le direttive europee, ritorna ad essere un mercato chiuso riservato a pochi grandi operatori dove non può esistere concorrenza a discapito dei passeggeri appartenenti alle fasce economiche più deboli.
Investimenti e sforzi profusi da oltre 50 aziende nella organizzazione delle attività e nella soddisfazione dei passeggeri, da questo emendamento vengono completamente cancellati insieme alla voglia di credere che questo sia ancora un Paese credibile nel quale poter innovare.

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