Continental continua la sua analisi del comparto del trasporto persone su strada, per indagarne l’evoluzione durante l’emergenza sanitaria. L’Osservatorio Continental ha approfondito il tema delle immatricolazioni e dell’alimentazione e passato in rassegna i dati relativi all’anzianità del parco circolante e la categoria Euro. L’analisi è utile per capire come la crisi economica legata alla pandemia abbia influenzato l’introduzione di veicoli più recenti, sicuri e meno inquinanti nel nostro Paese.

Osservatorio Continental, i risultati della ricerca

Secondo i dati dell’Osservatorio Continental, nel 2020 le immissioni dei nuovi mezzi subiscono un crollo del 46,5%. Cresce la presenza di veicoli Euro 6, ma sono ancora le categorie più datate a occupare la maggior parte del mercato.

Per quanto riguarda l’anzianità del parco autobus italiano, i veicoli più recenti (da 0 a 5 anni di anzianità) rappresentano il 19,4% del totale; quelli più vecchi, di oltre 20 anni, sono il 25,7% del totale. La maggior parte del parco circolante (54,4%) si colloca nella fascia intermedia (da 5 a 20 anni).

Le regioni che hanno in circolazione autobus più recenti sono Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria ed Emilia Romagna. Per contro, le quote più rilevanti di autobus con la maggiore anzianità sono in Campania, Calabria, Sicilia, Calabria, Sardegna, Basilicata e Puglia. Il parco circolante è dunque più giovane nelle regioni del Nord e del Centro mentre è più anziano nelle regioni del Sud Italia.

La presenza di autobus con meno di un anno di età continua a scendere. Questo calo è dovuto alla progressiva diminuzione di nuovi autobus immessi nel parco circolante che, iniziata già nel 2018 prima dell’emergenza sanitaria, si è accentuata con la pandemia e ha raggiunto l’apice tra il 2019 e 2020 (-43,5%). È vero, dunque, che l’acuirsi della crisi economica legata alla situazione emergenziale ha rallentato l’introduzione di autobus nuovi nel parco circolante.

Se gli autobus nuovi hanno subito una riduzione, sono invece aumentati quelli della fascia tra 2 e 5 anni di anzianità e le categorie più vecchie: in particolare è preoccupante la crescita della quota di autobus di 40 anni e oltre, che dal 2015 al 2020 sono più che raddoppiati e dal 2019 al 2020 hanno registrato un +16,7%. La circolazione di autobus vecchi peggiora sensibilmente la situazione delle emissioni nell’ambiente e la sicurezza della circolazione, ed è per questo che si dovrebbe agire in maniera decisa per accelerarne la sostituzione.

La categoria Euro

La percentuale di autobus appartenenti alle categorie Euro 5 ed Euro 6 si attesta al 38,2%. Vi è però ancora in circolazione un’ampia quota di categorie più vecchie: Euro 1, Euro 2 ed Euro 3 arrivano al 38,6% del totale.

Anche in questo comparto però è in atto il processo di ringiovanimento del parco circolante per diminuire le emissioni dei mezzi in circolazione. Dal 2019 al 2020, il numero di autobus delle categorie più vecchie ancora in circolazione sono calati rispettivamente del 7,9% (Euro 0), del 9,8% (Euro 1) e del 7,5% (Euro 2). Contemporaneamente è aumentato il numero di autobus di categoria Euro 5 (0,7%) ma soprattutto Euro 6 (oltre 17,7%). Questo trend si ritrova perfettamente anche nell’arco temporale più esteso 2015-2020, dove gli Euro 6 hanno subito un’accelerata di oltre 1.000%.

Guardando le differenze regionali, gli autobus di categoria Euro 0 sono ancora fortemente presenti in Campania (27,2%), Calabria (22,2%) e Sicilia (21,2%) e, più in generale, gli Euro 1 ed Euro 2, sono diffusi nel Centro Sud. Per contro, le categorie Euro 5 ed Euro 6, si distribuiscono maggiormente nel Nord Italia, con i picchi del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, dove arrivano a rappresentare rispettivamente il 71,8% e il 59,3%. Particolarmente alta la quota anche in Lombardia (55,3%), Valle d’Aosta (54,4%) ed Emilia Romagna (48,3%)

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