Il King Long C12 E combina un design classico con tecnologia elettrica moderna, offrendo un’esperienza di guida confortevole e prestazioni brillanti. Particolarmente apprezzato il posto guida, dall’impostazione tradizionale

“C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi, di antico”, recitava uno slogan pubblicitario di qualche anno fa, che può essere applicato integralmente sul King Long C12 E. Sdoganato il concetto della trazione elettrica anche su un bus di classe III, il C12 E combina infatti una tecnologia moderna con una linea classica, seppure attualizzata con alcuni particolari aggiornati.

Lungo 12.250 millimetri, il turistico si presenta con un corpo vettura già noto e, dal punto di vista estetico, sembra essere arrivato direttamente dagli anni Duemila. Questa caratteristica, che non è necessariamente negativa, viene smussata da un frontale molto più moderno, caratterizzato da una fascia scura che avvolge il parabrezza e da due coppie di proiettori sovrapposti che richiamano lo sguardo ammiccante di occhi orientali. Al di là delle suggestioni romantiche, un frontale veramente ben riuscito. Gradevole alla vista anche il posteriore, caratterizzato anch’esso da un aspetto moderno sebbene con stilemi completamente differenti dal frontale.

Anche gli interni, nel compartimento passeggeri, sono molto sobri e dal disegno classico, senza fronzoli né particolari distintivi specifici. L’esperienza del viaggiatore è resa confortevole dai sedili morbidi e avvolgenti che, sul mezzo da noi provato, sono in una combinazione di tessuto e pelle nell’abbinamento sempre elegante di nero e rosso.

Il posto guida dà il meglio

Il posto guida è una delle parti meglio riuscite del C12 E. La posizione di guida è comoda, lo spazio a disposizione per le regolazioni della posizione del sedile del conducente è ampio e non si riceve la sensazione soffocante che, a volte, ci investe anche su marchi blasonati. La strumentazione digitale è inserita in un display pentagonale collocato in posizione visibile al centro della plancia, senza interferenze con il volante nel campo visivo. Gli strumenti, sebbene digitali, hanno un aspetto tradizionale, riprendendo la grafica dei quadranti con lancette. Tutti gli altri indicatori, compresi quelli relativi alla pressione dell’aria nel circuito pneumatico e quelli dedicati alla gestione del motore e della batteria, vanno a occupare gli spazi lasciati liberi dai quadranti. L’impressione iniziale è abbastanza caotica, salvo poi ricredersi dopo pochi minuti di marcia quando, una volta fatto l’occhio, tutto assume una sua logica. Migliorabile la dimensione dei caratteri: seppure ben illuminati, sono troppo piccoli e possono creare problemi non trascurabili di messa a fuoco in persone ipermetropi. Nessuna difficoltà rilevata, invece, nella leggibilità nelle varie condizioni di luce. Altro elemento decisamente a favore: i comandi accessori sono veri interruttori fisici e non le voci del menu di un touch-screen.

Che brio!

Ampiamente normalizzato sui mezzi urbani e suburbani, il motore elettrico lascia ancora una sensazione di stupore quando si inizia a viaggiare senza rumore e senza vibrazioni sul King Long. Il motore, capace di erogare una potenza di 195 kW continui e 350 kW di picco, con una coppia massima di 3.500 Nm, riesce a spingere con brio un bus che, a pieno carico, può arrivare a 19,5 tonnellate e permette qualche soddisfazione nelle partenze da fermo che il termico non potrebbe regalare. L’autonomia dichiarata di 350 km, resa possibile dalle batterie rigorosamente Lfp (nel caso dei modelli di fabbricazione cinese sarebbe anche inutile specificarlo…) firmate dal gigante Catl e capaci di 423 kWh, rappresenta ancora un punto di debolezza nell’ipotesi di un impiego su servizi di noleggio, tuttavia potrebbe rivelarsi più che adeguata in un contesto di servizi come quelli aeroportuali, caratterizzati da percorsi relativamente brevi ma da un quantitativo di bagagli trasportati tale da rendere necessario uno spazio nelle bagagliere di una certa rilevanza che solo un pianale alto può dare e che, nel caso del C12 E, è evidenziato da una capacità di 4,65 m3.

Complessivamente il C12 E dà l’impressione di aver coniugato nel modo migliore la modernità di un mezzo elettrico a batteria con sofisticati sistemi di elettronici di controllo e gestione, e un’impostazione di stampo tradizionale a partire dal corpo vettura, fino alla disposizione e alla scelta dei comandi e degli indicatori. Il risultato è piacevole, il mezzo è essenziale e proprio questo potrà essere il suo punto di forza all’interno di quello che, oggi, sembra definirsi come l’ambito operativo verso cui è maggiormente proiettato.

Al volante del King Long C12 E

Buoni il molleggio del sedile e gli angoli della pedaliera, il cui azionamento non è stancante o innaturale. Una menzione speciale, senz’altro in senso positivo (almeno a parere di chi scrive), merita il comando del freno di stazionamento: in un panorama sempre più dominato dagli innaturali azionamenti elettrici, finalmente un manettino tradizionale che resiste nella sua essenziale sobrietà, dominando il mobiletto sulla sinistra.  Durante la marcia, la sensazione è che il C12 E sia ben attaccato al suolo: obbedisce prontamente ai comandi senza difficoltà e segue bene le traiettorie impostate. Colpisce, anche nell’affrontare curve strette, la scarsa tendenza al rollio che, tuttavia, non è accompagnata da una rigidezza delle sospensioni. Rapidi e molto efficaci anche i freni, nonostante la presenza dei dischi solamente sull’asse anteriore. Il volante è reattivo, sufficientemente preciso; la taratura del servosterzo, che lo rende meno morbido rispetto alla media dei bus attuali, è un elemento distintivo che, da un lato, rende leggermente meno riposante la guida ma, dall’altro, conferisce una piacevole sensazione di controllo e di robustezza del mezzo. 

di Alessandro Razze

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