di Gianluca Celentano, conducente bus

Sono sempre meno gli autisti anziani che si potrebbero paragonare a un efficace manuale di esperienza tecnica e pratica del mondo dell’autobus. Nelle rimesse dopo il lavoro o sui piazzali i veterani del volante raccontavano le sfide affrontare con ingegnosità. Tra loro c’era addirittura chi affermava – fidatevi, è vero – d’aver cambiato in un parcheggio la guarnizione della testa (testa a torretta) al motore per poter avere il bus efficiente il giorno dopo.

Purtroppo si tratta di una categoria ormai in via d’estinzione, anche a causa della complessità tecnica di un moderno autobus che, ricordiamolo, ha migliorato la sua affidabilità. Semmai è la complessità elettronica a creare qualche malcontento. Tuttavia quando meno te lo aspetti, può capitare d’avere a che fare con un cinghia che si rompe e qui le soluzioni sono due: chiamare l’assistenza, oppure far da sé. Sono situazioni che irritano perché scombussolano i piani del tour, inutile nasconderlo. Poi, però, quando riesci a sistemare il guasto da solo, prova una sorta di soddisfazione che vuoi comunicare ai colleghi. Attenzione però a far da soli!

Un mestiere tecnico

Se vuoi avvicinarti alla professione dell’autista non è necessario che tu sia un provetto meccanico, anzi se approdi nel tpl, ti verrà raccomandato di non metter mano al vano motore che è di competenza dei meccanici.

Detto ciò, avendo scelto una professione “tecnica”, una sana curiosità dell’autista sul funzionamento del suo autobus è più che normale che esista, essendo inoltre apprezzata dai titolari. Quando ho iniziato, nei primi anni ‘90, la manutenzione era un’incombenza del conducente. Ricordo i controlli del bicchierino del gasolio per eliminare le impurità che potevano interferire con gli iniettori nei sistemi a pompa in linea e i relativi spurghi prima di riavviare il motore.

Ricordo anche “il Pisati” (credo si chiamasse così), un sindacalista sulla carta, ma di fatto uno che “trottava” ovunque. Decantava con orgoglio d’aver fermato una perdita di gasolio da un tubo con un chewing gum e una perdita dal radiatore con il tabacco di sigaretta.

Serve cambiare marcia

Oggi le cose sono cambiate e abbiamo parlato a lungo sulla necessità di rinnovamento del comparto che accusa anche una mentalità troppo radicata a obsoleti stereotipi di funzionamento (e di comodo) seppur non si possa generalizzare il discorso. Infatti sono le risorse economiche che dovrebbero essere più trasversali e mirate alla buona e condivisa funzionalità finale del comparto di linea e turistico. Le grandi realtà che svolgono linea e piccoli noleggi sono le più virtuose, cioè quelle che hanno il semaforo verde in termini di applicazione delle norme a tutela anche dei dipendenti. In ogni caso anche le piccole realtà che si concentrano solo in servizi navetta e noleggi – seppur con sacrifici -, mantengono alto il loro standard di sicurezza. E e ne conosco diverse in tutta Italia…

Ma con la stessa franchezza devo ammettere di ricevere testimonianze verificate di piccoli padroncini che “se la rischiano”, tanto per utilizzare un termine ripetuto diverse volte dai colleghi.
I motivi posso essere diversi: dalle buche in officina non coperte, alla pretesa di interventi meccanici agli autisti, alla cattiva applicazione del DL 81 O ai palesi inviti a “incrementare” l’orario e così via. Non è chiaro cosa faccia il responsabile della sicurezza in queste isolate realtà, ma quando appare si presenta con la risposta pronta e studiata essendo un membro interno all’amministrazione della società, più che un conducente.

UIL e CGIL lanciano il segnale

Sono invece molto chiare le parole di Pierpaolo Bombardieri, segretario generale del UIL, che intervistato sulle morti sul lavoro non ha utilizzato mezzi termini: “Quando non ci sono interventi sulla sicurezza si tratta di omicidi”. L’allusione è probabilmente a un decreto ad hoc che valuti “l’omicidio sul lavoro”, considerando la percepibile omertà di alcune realtà lavorative e gli accomodamenti per non finire sotto i riflettori. Il numero uno della UIL lancia anche un altro allarme, quello sulla carenza degli ispettori del lavoro. A fargli eco è la CGIL che si è mobilitata nella giornata dell’11 Aprile con lo slogan “Zero morti sul lavoro” portando alla luce altri temi ormai non rimandabili: una giusta riforma fiscale, un nuovo modello sociale e di fare impresa. Concetti, si spera, mirati a incrementare le retribuzioni e sviluppare un moderno e appetibile concetto del lavoro.

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