di Gianluca Celentano

Nell’era degli smartphone è sempre più facile riprendere e pubblicare un video. Ma quali sono i limiti della legge? In questo articolo proviamo a fare chiarezza. Se l’argomento susciterà interesse, seguirà un approfondimento con un autorevole avvocato penalista. 

Oggi basta uno smartphone per mettere un autista sotto il giudizio dei social. Una discussione, un richiamo al rispetto delle regole o una frenata improvvisa possono trasformarsi, in pochi minuti, in un video virale. Ma tra filmare un episodio e pubblicarlo online c’è una differenza sostanziale, anche dal punto di vista legale; è bene ricordare che riprendere una scena e pubblicarla online non sono la stessa cosa.

Il confine tra documentazione e diffusione 

In generale, filmare quanto accade su un mezzo pubblico non è di per sé vietato, ma occorre sapere se servano autorizzazioni per farlo e, molte volte, le regole sono chiare ma non osservate. Diverso, però, è diffondere quel video sui social, soprattutto se il conducente è riconoscibile e la pubblicazione rischia di lederne la dignità, l’immagine o la reputazione. Se il filmato documenta un’aggressione, un comportamento pericoloso o un episodio che potrebbe avere rilevanza disciplinare o penale, la scelta più corretta è consegnarlo alla società che lo valuterà, alle forze dell’ordine o all’autorità giudiziaria. In questi casi il video può diventare una fonte di prova se accettata per accertare i fatti.

Se il video finisce sul web: come tutelarsi

Se un video pubblicato sui social lede l’immagine o la reputazione di un conducente, è importante non reagire d’impulso. La prima cosa da fare è conservare le prove della pubblicazione, informare tempestivamente la propria azienda e segnalare il contenuto alla piattaforma per chiederne la rimozione. È consigliabile rivolgersi quanto prima a un avvocato, che potrà valutare le iniziative più opportune in base al caso concreto. Molte aziende dispongono inoltre di un ufficio o di un consulente legale e possono decidere di affiancare il lavoratore (sarebbe da fare sempre), soprattutto quando il filmato danneggia non solo la persona, ma anche l’immagine del servizio o dell’impresa.

Nei casi più delicati, il supporto di un legale diventa particolarmente importante – per non dire necessario – per individuare gli strumenti di tutela più efficaci e agire con tempestività. Qualunque conducente, sia esso impiegato nel trasporto pubblico locale, nel noleggio con conducente o nel turismo, conserva il diritto alla tutela della propria immagine, della propria dignità e della propria reputazione. Essere al volante di un autobus non significa rinunciare a questi diritti.

Allo stesso tempo, i video realizzati dai passeggeri possono rivelarsi preziosi quando documentano un’aggressione, un reato o un comportamento realmente scorretto. La differenza, però, sta nell’uso che se ne fa. Infatti consegnare un filmato a chi deve accertare i fatti significa contribuire alla ricerca della verità; pubblicarlo sui social senza contesto può trasformare una persona in un bersaglio nell’arena del web.

Per questo, prima di premere il tasto “pubblica”, vale la pena fermarsi un istante. Dietro la divisa c’è un lavoratore, dietro quel breve video c’è quasi sempre una storia più lunga di quanto lo schermo di uno smartphone riesca a raccontare. Informare è un diritto, mentre mettere qualcuno alla gogna non lo è.

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