di Gianluca Celentano, conducente bus

In Italia è difficile fare turismo, ancor più con un pullman. Questo alla luce di dati che parlano molto chiaro: il settore vale 5 punti del PIL, il 12-13% se consideriamo l’indotto generato indirettamente, un valore che pesa il 6-7% sull’occupazione generale.

A far infuriare Riccardo Verona, presidente di An.bti, è l’ipocrisia in una fase storica dove si grida all’emergenza inquinamento ma, a conti fatti, il conto più duro lo stanno pagando proprio le società di autoservizi.

Infatti fare oggi l’autista dei bus turistici incute soggezione per il continuo modificarsi di norme e tasse locali che troppo facilmente si traducono in onerose sanzioni. Quando manca un passaparola fra conducenti, alcuni di loro sono costretti a contattare direttamente i comandi della polizia locale, ma non sembrano molto rincuorati dalle risposte. Quando ci sono…

Giunge inoltre la notizia che la proposta per l’innalzamento dell’età massima per condurre i bus, richiesta con disegno di legge sino ai 70 anni su base volontaria, è stata stata ritirata. L’Italia appare un po’ come un fanalino di coda rispetto altri paesi Ue evoluti e, Riccardo Verona commenta: «Negli ultimi giorni abbiamo visto accantonare due provvedimenti di buonsenso che avrebbero dato ossigeno e serenità alle aziende che rappresentiamo ed ai lavoratori del comparto. Dopo l’aliquota agevolata sulle accise per il gasolio, vediamo sfumare anche questa iniziativa. È un colpo durissimo per la categoria, considerando il fatto che l’emendamento avrebbe semplicemente avvicinato la disciplina sulle patenti in Italia». 

Attualmente il lavoro di Anbti è su due fronti, come spiega Verona: come Associazione abbiamo l’obiettivo di incidere sulla formazione di nuovi conducenti con relativi incentivi patenti e aumenti salariali. Inoltre l’impegno è per concretizzarel’abbassamento dell’età di conseguimento della patente D. stesse.

An.bti in prima linea

I costi per le ZTL sono fra i primi ostacoli di una lunga lista di limitazioni ad hoc per i bus turistici, circostanza necessaria per scaricare i gruppi almeno nelle vicinanze delle città d’arte e non nelle periferie.

Alla luce di questa consuetudine ormai cara a molti comuni, Riccardo Verona spiega:  «Le zone a traffico limitato sono ormai una realtà diffusa in tutti i principali comuni italiani e non solo, ma le regole di accesso sono spesso difformi e disomogenee e penalizzano oltremodo la categoria dei bus turistici italiani. I nostri mezzi euro VI sono tra i veicoli di trasporto meno inquinanti in circolazione e permettono di limitare il traffico nelle città. Non siamo, dunque, più disposti ad accettare che si cerchi di far passare concetti diversi da questi».

Insomma, per la stagione che si aprirà prepariamoci a seguire un Riccardo Verona agguerrito verso l’inconsistenza di troppe norme che bloccano il lavoro di aziende e autisti.

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