di Gianluca Celentano

Il nostro viaggio all’interno delle varie professionalità del servizio pubblico o del noleggio continua analizzando due attività per certi versi identiche, ma in realtà con caratteristiche molto diverse: quella del manovratore (il tranviere) e quella dell’autista.

Per l’opinione pubblica il termine autista è il nome corretto e più sbrigativo per qualsiasi attività di conduzione di un veicolo, ma le cose non stanno così. In prima battuta potrei sostenere che il manovratore è il fratello minore del macchinista metropolitano e cugino del ferroviere, l’autista, invece, é strettamente imparentato ai camion e al mondo della logistica.

La storia

Il primo tram per passeggeri trainato da cavalli vide la luce nel 1807 nel Regno Unito e l’alternativa era la fumosa locomotiva a vapore che iniziò, sempre in Inghilterra, vent’anni dopo il suo servizio. Anche dai noi in Italia  il tram a cavalli sulla linea Milano-Monza debuttò nel lontano 1876 e ancora oggi, stando a qualche indiscrezione, sono gelosamente custoditi nel deposito tranviario di via Leoncavallo a Milano alcuni anelli infissi alla parete per assicurare i quadrupedi dopo il servizio. I primi veicoli Edison elettrici risalgono a ben 130 anni fa, ma è la serie 1500 Carrello del 1930 quella ancora in servizio su alcune linee, che regala ogni giorno un salto nel tempo.

Oltre agli aspetti comuni richiesti all’operatore in servizio, la prima distinzione tra la professione avviene nella selezione: il manovratore deve essere ligio alle disposizioni tecniche soprattutto in vista degli scambi da attivare, l’autista deve essere più duttile e possedere un certo grado di autonomia e iniziativa.

Anni addietro un funzionario della partecipata milanese raccontava che nel secolo scorso per condurre un tram servivano la patente automobilistica, la carta d’identità e un corso tecnico aziendale, oggi invece sono richiesti anche per la rotaia la patente D e la CQC. La conduzione dei comandi del tram avviene soprattutto con le mani da qui il soprannome manetta – e, nelle storiche vetture a carrello, c’è solo il pedale per scampanare nel traffico al posto del clacson. Cambiano anche le svolte in città, con il tram la traiettoria dei binari e delle ralle dei carrelli disegna un percorso più stretto rispetto agli autobus e le distanze di sicurezza devono essere molto maggiori. In particolare, con l’avvento dell’autunno e la caduta delle foglie sui binari magari bagnati dalla pioggia, il manovratore non potendo scartare anche il minimo ostacolo deve prestare la massima attenzione allo spazio di frenata. Anche in accelerazione può sferragliare, tuttavia i Jumbo tram o i moderni Sirio, oltre al più comodo posto di manovra seduto, possiedono sistemi di sicurezza all’avanguardia per garantire l’attrito sul ferro.

Inutile nascondere che i momenti al cardiopalma per il nostro manetta non sono pochi, per cui è fondamentale che il soggetto sia una persona già tranquilla di sua natura. Alla luce delle caratteristiche tecniche è evidente che un buon manovratore non può essere un raffinato autista se è assegnato ogni giorno sul tram. In qualche azienda esiste la possibilità dell’interscambio tra le due professioni, ma c’è sempre la preferenza per una delle due. Generalmente l’autobus va per la maggiore.

Il tram, rustico e romantico

In un recente viaggio sulla linea tranviaria milanese numero 5, rigorosamente a carrello, quello che ho subito notato sono gli scalini in legno. Appena sali a bordo sei catturato dalla lucidatura dei legni delle panche e dalla struttura che si estende per tutto il corridoio. I paralumi in vetro lavorato sono opere d’arte che fanno fare un salto nel passato e suscitano tanti ricordi. Ci si siede uno di fronte all’altro e questo permette di osservare meglio i viaggiatori togliendo lo sguardo dal cellulare e riscoprendo valori umani come tolleranza e solidarietà. Magari si è catturati da chi parla con il suo cagnolino che lo osserva attentamente e, in un certo senso, vorresti che la tua fermata non arrivasse troppo presto. Sei coccolato durante la marcia dai movimenti laterali oscillatori dovuti ai binari e anche ascoltare l’apertura ad aria delle porte, contribuisce al fascino di questa corsa.

“È vietato parlare al manovratore”

Un frase storica, una disposizione in realtà diretta ai passeggeri che dovevano avere il buon senso di non disturbare il manovratore con continue domande distraendolo dalla guida. Si fa riferimento appunto al manovratore già negli anni ‘30 quando la distinzione della professione era più netta. Gli aspetti comuni di un servizio aperto alla collettività sono già noti, per cui vale la pena rammentare che se sei un avventuriero, ti piace guidare e interagire in simbiosi con il mezzo nelle sfide cittadine, la professione indicata per te sarà senza dubbio quella dell’autista di autobus che ti apre l’esperienza a qualsiasi mezzo su gomma, se invece sei un tipo metodico più portato verso la tecnologia  tram, metropolitana e treni sapranno appagare la tua scelta.

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