Una stanza per tre” è la versione meno divertente de “Una poltrona per due“. La tragicòmica inizia già alla reception quando l’addetto alla consegna delle chiavi pronuncia la fatidica frase: “Ecco la vostra stanza, ragazzi.”

Le gite scolastiche hanno il fascino dell’avventura, ma per gli autisti di pullman, a volte, l’avventura continua anche dopo aver spento il motore. E questa storia, accaduta realmente durante un viaggio con due pullman diretti a Barcellona, ne è la prova.

Era primavera inoltrata, faceva caldo e il viaggio procedeva bene. Due classi di un istituto tecnico di Cernusco sul Naviglio erano affidate a noi tre autisti: io, 28enne jolly di supporto, e due colleghi più esperti e poco più grandi di me, provenienti dalla sede bergamasca della compagnia di noleggio. Dopo una giornata di guida, la prima tappa era sulla costa francese, nei pressi di Montpellier.

Arrivati in hotel, mentre i professori si occupavano del check-in, noi autisti cercavamo di restare ai margini della folla di studenti accalcati nella hall. Nessuno sembrava darci troppa attenzione, finché il direttore dell’hotel ci consegnò un’unica chiave con un orrendo ciondolo di legno grande quanto una racchetta da ping-pong. Il collega più esperto restò in attesa, sperando in una seconda chiave. Nulla di fatto…“una camera per tre!”. E la nostra società di noleggio non ci aveva minimamente avvisati.

(Con)dividere è bello, però…

Saliti in stanza, ci attendeva l’inevitabile: due locali senza porta, uno con un letto singolo, l’altro con un matrimoniale. A quel punto, il classico scambio di battute imbarazzate: “Tu russi?”, “No. E tu?” (Entrambi mentivano!)

Da perfetti gentiluomini, i colleghi decisero di lasciarmi il singolo, visto che ero solo di supporto. Ma il problema era che il bagno si trovava proprio nella mia stanza. Una meravigliosa soluzione open space…!

Tra sguardi di diffidenza e momenti di esitazione, ci sistemiamo alla meno peggio liberandoci di scarpe e indumenti: finestre spalancate, perché l’odore della fatica di una giornata di guida non è certo Chanel N°5. Il ghiaccio si rompe dopo le prime docce, fatte con la TV francese accesa in sottofondo per donare un tocco di allegria.

La notte passa sorprendentemente bene, tra battute e un po’ di relax prima di ripartire per Barcellona di prima mattina. Lì, finalmente, stanze singole. Gli studenti e i professori si rivelano simpaticissimi, a tal punto da lasciarci perfino una mancia (evento più raro di una corsia libera in tangenziale all’ora di punta), e un pullman accettabile (anch’esso fatto abbastanza raro).

Ma se questa volta è finita bene, cosa succede quando il disagio diventa la normalità?

Quando il riposo non è un optional

Se un episodio del genere capita sporadicamente, si può anche prenderla con filosofia a patto che ci sia feeling fra i colleghi. Ma ci sono aziende che sistematicamente piazzano due o tre autisti nella stessa stanza, pur di risparmiare qualche euro.

E non finisce qui. Alcuni colleghi mi hanno raccontato di località sciistiche francesi dove è prassi sistemare quattro autisti in una stanza. In altri casi, addirittura, gli autisti sono stati costretti a dormire nella stessa stanza dei passeggeri, a causa di una gestione alberghiera a dir poco creativa.

Eppure, l’autista è colui che il giorno dopo dovrà rimettersi alla guida, con la responsabilità di decine di vite a bordo. Vale davvero la pena risparmiare sulla sua privacy e sul suo riposo?

E voi, avete mai vissuto esperienze simili?

di Cristian Guidi

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